Luigino Bruni

In occasione della Prima Giornata Mondiale dei Poveri, la Diocesi di Bologna organizza la serata di approfondimento:

«L’incontro col povero: profezia di una Chiesa in uscita»

Logo Giornata Dei Poveri 2017 rid16 novembre 2017, ore 21
Parrocchia del Corpus Domini  
Via F. Enriques 56
40139 Bologna

Relatore: Luigino Bruni

Quest'anno per la prima volta verrà celebrata la "Giornata mondiale dei Poveri" voluta da papa Francesco per tutte le chiese del mondo la domenica che precede la Solennità di Cristo Re dell'Universo. Quest'anno la giornata cade il 19 novembre. Il papa chiede alla Chiesa di prepararsi a questo momento nella settimana precedente ed esorta i cristiani: "Non amiamo a parole ma con i fatti". La serata di approfondimento a Bologna con Luigino Bruni intende rispondere all'esortazione di Papa Francesco.

Il Polo Lionello Bonfanti e le Edizioni Dehoniane Bologna organizzano la presentazione del volume:

Dialoghi della notte e dell'aurora

Dialoghi della notte rid 25015 giugno 2018, ore 21.00
Polo Lionello Bonfanti
Loc. Burchio snc
50063 Figline e Incisa Valdarno (FI)

Dialogano con l'autore, Luigino Bruni:

Nicolò Bellanca- Economista, Sergio Premoli - Psicoanlista, Rosanna Virgili - Biblista

Per informazioni:

Polo Lionello Bonfanti: This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.; tel 055 833 0400
Centro Editoriale Dehoniano
: This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.; tel. 051 3941511

vedi pdf Locandina (152 KB)

Per un nuovo abbecedario della vita civile. Le ACLI provinciali di Lecco organizzano la serata:

Economia, lavoro, merito, incentivi, dono, creatività, innovazione, giovani. Le parole per ricominciare

16 gennaio 2018, alle 21:00
Cineteatro Palladium
Via Fiumicella, 12
23900 Lecco

Relatore: Luigino Bruni

A partire da alcune parole (economia, lavoro, merito, incentivi, dono, creatività, innovazione, giovani) al centro di un modo diverso, possibile, di agire nella vita civile: sono i molti gli spunti di riflessione che veranno offerti dal professore Bruni per rileggere in maniera propositiva e accessibile a un vasto pubblico il processo di evoluzione e i radicali cambiamenti subiti dalla nostra società, oggi profondamente diversa rispetto a quella capitalista del XX SECOLO.

Il Centro Studi “Alfredo Merlini” delle Misericordie d’Italia, nell'ambito del Pre-LoppianoLab, organizza la serata dal titolo:

Un dialogo sulla felicità

La felicita e troppo poco rid29 settembre 2017, ore 21.00
Polo Lionello Bonfanti
Loc. Burchio snc
50063 Figline e Incisa Valdarno (FI)

Presentazione del libro di Luigino Bruni: "La felicità è troppo poco. Note a margine del nostro capitalismo Note a margine del nostro capitalismo"

dialogheranno con l'autore:  Elena Pulcini, filosofa sociale (Università di Firenze); Nicolò Bellanca, economista (Università di Firenze).

Nell'ambito della sessione di apertura del 2° Festival Economia e Spiritualità, lectio Magistralis dal titolo:

Economia e Spiritualità

Festival Economia Spiritualita Lucca 2017 rid15 settembre 2017,ore  17.30
Auditorium San Romano
Piazza San Romano
Lucca

Relatore: Luigino Bruni - Introduce e modera: Francesco Poggi

A seguire Tavola rotonda con Luigino Bruni - (docente di economia politica, Università di Roma e presidente del Comitato Scientifico del Festival), Piero Barucci- già ministro e docente universitario e Sergio Givone - filosofo e docente di estetica, Università di Firenze.

L'Università LUMSA e le Edizioni Dehoniane Bologna organizzano la presentazione del volume:

Una casa senza idoli

Una casa senza idoli rid5 dicembre 2017, ore 21.00
Chiesa S. Maria della Catena
Via Vittorio Emanuele, 31
90133
Palermo

Dialogano con l'autore, Luigino Bruni:

Carmelo Torcivia - Direttore dell'Ufficio della Pastorale Diocesana
Mariuccia Lo Presti - Biblista
Calogero Caltagirone - Teologo

vedi pdf invito (2.34 MB)

Per informazioni:

Centro Editoriale Dehoniano: This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.; tel. 051 3941511

Nell'ambito degli appuntamenti della "Triangolare della spiritualità", Calciosociale organizza la serata:

Sperare nell'impossibile. Virtù o illusione?

Logo Calciosociale10 gennaio 2018, ore 19.30
Campo dei Miracoli
Via Poggio Verde 455
00148 Roma

Relatore: Luigino Bruni

La grande impresa, la finanza, il liberismo, l’interesse individuale costituiscono i segni distintivi del capitalismo di derivazione protestante. La cooperazione, i distretti, il welfare, il mutualismo sono invece i tratti del capitalismo "latino". Luigino Bruni ricostruisce la genesi culturale e teologica di questi due paradigmi economici, descrivendone lo sviluppo nella storia e la loro importanza per il nostro presente

di Marco Dotti

pubblicato su Vita.it il 04/03/2019

Bene comune e beni comuni, pubblica felicità ed economia civile. Parole che regolarmente pronunciamo o sentiamo pronunciare ma tardano ad entrare nel dibattito mainstream sullo stato dell'economia nel nostro Paese.

Un libro di Luigino Bruni, La pubblica felicità. Economia politica e Political economy a confronto(euro 15, pagine 192), da poco pubblicato dalla casa editrice Vita e Pensiero, da un lato aiuta a fare chiarezza su quei concetti, dall'altro, collocandoli in prospettiva, consente di rilanciarli non come portato di qualche bizzarra archeologia delle scienze economiche, ma come pensiero vivo, attivo e quanto mai radicato negli assi portanti - culturale, teologico - del "nostro" capitalismo.

Capitali narrativi/9 - L’infanzia nello spirito è vertice di una vita adulta

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 07/01/2018

180107 Capitali narrativi 09 rid«Ma c’è voluto del talento per riuscire ad invecchiare senza diventare adulti»

Jacques Brel-Franco Battiato La canzone dei vecchi amanti

Ogni organizzazione e ogni comunità vorrebbe membri che si identificano autenticamente con la loro missione istituzionale, che amano genuinamente le sue narrazioni, che credono veramente in quello che dicono e fanno. Dove questa difficile operazione di sincera identificazione individuale con la missione istituzionale riesce molto bene è nell’ambito delle comunità e delle Organizzazioni a Movente Ideale (OMI), soprattutto quando gli ideali sono talmente alti da bucare il cielo e farci intravvedere il paradiso. Qui si viene a creare una sinergia perfetta tra persona e comunità. Ciascuno crede, spera, ama, desidera le cose di tutti gli altri, senza che questa “socializzazione del cuore” sia vissuta come alienazione e espropriazione del cuore dei singoli.

Profezia è storia/29 - Nella sconfitta, quando una storia finisce, si scoprono verità e forza di Dio

di Luigino Bruni

Pubblicato su Avvenireil 22/12/2019

"Perché hai portato via i miei figli, perché li hai fatti uccidere a fil di spada e li hai lasciati alla mercé dei nemici? E allora il Dio supremo fu mosso a compassione e disse: «Per te Rachele, per te ricondurrò i figli d’Israele alla loro terra»"

Louis Ginzberg,Le leggende degli ebrei

Siamo giunti alla fine del commento dei Libri dei Re, con la distruzione di Gerusalemme e con l’esilio. Ma anche dentro l’esilio può nascondersi una paradossale <oikonomia>

«Il settimo giorno del quinto mese – era l’anno diciannovesimo del re Nabucodònosor, re di Babilonia – Nabuzaradàn, capo delle guardie, ufficiale del re di Babilonia, entrò in Gerusalemme. Egli incendiò il tempio del Signore e la reggia e tutte le case di Gerusalemme; diede alle fiamme anche tutte le case dei nobili. Tutto l’esercito dei Caldei, che era con il capo delle guardie, demolì le mura intorno a Gerusalemme. Nabuzaradàn, capo delle guardie, deportò il resto del popolo che era rimasto in città, i disertori che erano passati al re di Babilonia e il resto della moltitudine» (2 Re 25,8-11). Con la fine della storia di Gerusalemme, occupata, distrutta, data alle fiamme e con parte del popolo deportato in Babilonia, termina anche il nostro commento al Secondo Libro dei Re. E si conclude anche quella storia che era partita nella Genesi, nel caos informe, vivificato e ordinato dallo Spirito. Lì fa la comparsa l’Adam, il centro di quella creazione che culmina nello shabbat, nell’atto/non-atto con cui Elohim, nel settimo giorno, "smette" (shabbat) e si separa dalla sua creazione. Uno smettere e un separarsi che sono anche l’inizio della storia, cioè di quell’intreccio di vita e di morte, di virtù e di peccato, di parole di Dio e parole di uomini e donne, di cui è composta la Bibbia. Lo shabbat (non l’uomo) è il culmine della creazione, ed è anche il suo destino e il suo eskaton. La creazione termina con lo shabbat a dirci che la storia terminerà quando tutto sarà shabbat, quando la stessa legge varrà per tutti gli uomini e donne senza più le distinzioni dei molti status degli altri sei giorni, e quando la fraternità umana abbraccerà la terra e il cosmo. Non troveremo un rapporto possibile e capace di futuro con il creato se non daremo vita a una nuova cultura dello shabbat, senza imparare di nuovo a "smettere". 

L’alba della mezzanotte/28 – L’uomo e la donna, "immagine" più bella sotto il sole

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 29/10/2017

171029 Geremia 28 rid«Quanto più a lungo si protrae il nostro sradicamento dall'ambito vitale che ci è proprio, sia dal punto di vista professionale che da quello personale, tanto più forte-mente ci è dato percepire che la nostra vita, a differenza di quella dei nostri genitori, ha un carattere frammenta-rio. La nostra esistenza spirituale resta incompiuta.»

Dietrich Bonhoeffer, Lettera a Eberhard Bethge, 1944

L’ideologia è l’anti-speranza. La speranza nasce dentro la realtà imperfetta dell’oggi e si nutre di un domani migliore che ancora non conosce ma attende. È la virtù-dono degli attraversamenti dei deserti, quando si cammina nell’arsura sapendo che alla fine ci aspetta una terra promessa, che è reale anche se nessuno l’ha mai vista.

Capitali narrativi/10 - La sfida impedire la trasformazione dell’ideale in ideologia

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 14/01/2018

180114 Capitali narrativi 10 rid«Immagina che [agli uomini legati dentro la caverna] capitasse naturalmente un caso come questo: che uno fosse sciolto, costretto improvvisamente ad alzarsi, a girare attorno il capo, a camminare e levare lo sguardo alla luce. … Credi che invidierebbe quelli che tra i prigionieri avessero onori e potenza? … o preferirebbe patire di tutto piuttosto che avere quelle opinioni e vivere in quel modo? Non sarebbe egli allora oggetto di riso? E chi prendesse a sciogliere e a condurre su quei prigionieri, forse che non l’ucciderebbero?»

PlatoneLa Repubblica

È tipico del pensiero ideologico – di ogni ideologia ma soprattutto di quelle di natura religiosa – dar vita a una rappresentazione del mondo di tipo dicotomico o gnostico. Si esaltano la felicità, la bellezza, la verità, la luce speciale di chi è dentro quell’esperienza, e si svalutano le felicità e le bellezze ordinarie di quelli che sono fuori. L’amicizia, il lavoro, il gioco, l’arte, la vita di tutti non bastano più. C’è bisogno di caricare queste realtà di significati aggiuntivi straordinari e diversi. E presto si finisce per non riuscire più a gioire di rivedere un “amico e basta”, del “lavorare e basta”, di “pregare e basta”, di “dipingere e basta”. Si comincia a credere che la semplice vita non basti per vivere. E mentre ci si convince di vivere più degli altri, si rischia di smettere di vivere veramente.

In questo tempo di nuove e grandi migrazioni, dobbiamo imparare, tutti, a leggere questi fenomeni con le categorie giuste e poi agire di conseguenza.

di Luigino Bruni

pubblicato su pdf Città Nuova (76 KB) n.11/2017

Cooperazione CN ridIn questo tempo di nuove e grandi migrazioni, dobbiamo imparare, tutti, a leggere questi fenomeni con le categorie giuste e poi agire di conseguenza. In genere, le persone ben disposte verso il grande valore dell’accoglienza, si fermano troppo presto e in superficie. Si fa riferimento, ad esempio, all’esperienza di migranti dei nostri nonni in Europa o in America, e si dice: dobbiamo essere accoglienti con i migranti perché in un passato recente siamo stati migranti anche noi. Si cita, poi, l’accoglienza del forestiero come un principio di tutte le grandi civiltà del passato, scritto nei libri sacri delle religioni. L’ospite è sacro, va accolto e onorato.

Più grandi della colpa/17 - Le vie di Saul sono infine polverose, come le nostre

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 13/05/2018

samuele 17 210x300«Saul: Oh figli miei!... — Fui padre. —
Eccoti solo, o re; non un ti resta
dei tanti amici, o servi tuoi.
— Sei paga,
d’inesorabil Dio terribil ira?»

Vittorio Alfieri, Saul

In ogni lettura autentica, il lettore ha una parte attiva e creativa. Non è spettatore delle storie che legge, ma co-sceneggiatore e attore. In quella forma speciale di lettura che è la lettura biblica, poi, chi legge riceve la misteriosa ma reale facoltà di trasformare i personaggi in persone, che, come tutte le persone vive, crescono, cambiano, si muovono, fanno incontri inattesi. Accade allora che le persone bibliche inizino a interagire tra di esse, a comporre trame relazionali diverse da quelle pensate e volute dal loro primo autore. E così la negromante di Endor diventa amica del padre del figliol prodigo, Geremia si scopre fratello di Davide, e Saul diventa compagno di strada e di sventura di Giobbe, come lui gettato sul mucchio di letame, da un Dio che vuole (Saul) o permette (Giobbe) la loro sventura. Entrambi, Saul e Giobbe, colpiti da pene divine più grandi della loro (possibile) colpa, tutti e due avvolti dal silenzio di un Dio muto, che per loro non ha parole di vita – forse perché, semplicemente, attende le nostre.

L’alba della mezzanotte/1 - Il destino e la libertà nell'incontro con l'assoluto

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il  23/04/2017

Logo Geremia Crop 300Voi che amate,
voi che anelate,
udite, voi, malati di addio:
siamo noi che cominciamo a vivere nei vostri sguardi,
nelle vostre mani che vanno in cerca nella luce azzurra –
siamo noi, che odoriamo di domani.
Già ci aspira il vostro fiato,
ci trae giù nel vostro sonno
nei sogni, che sono il nostro regno
dove la buia nutrice, la notte,
ci fa crescere,
fino a che ci specchiamo nei vostri occhi
fino a che parliamo alle vostre orecchie.

Nelly Sachs Nelle dimore della morte

La profezia è un bene capitale in ogni tempo e in ogni luogo – per ogni società, per tutte le comunità, per ogni persona. Quando poi si attraversano le grandi crisi, la profezia diventa un bene di prima necessità, prezioso ed essenziale come l’acqua e la stima.

Più grandi della colpa/12 - Il mestiere di vivere s’impara mettendosi in cammino

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 08/04/2018

Piu grandi della colpa 12 rid«Da bambino, mi è capitato di guardare con simpatia e rispetto infinito il volto mezzo avvizzito di una donna su cui era come se ci fosse scritto: "di qui sono passate la vita e la realtà." Eppure viviamo, e c’è in questo qualcosa di meraviglioso. Chiamalo pure Dio, natura umana o come vuoi, ma c’è qualcosa che non so definire in un sistema anche se è molto vivo e vero, e questo per me è Dio»

Vincent Van Gogh, Lettere, 179, 193

Quando una vocazione è vera e cresce bene, agli "osanna" della folla segue puntuale il tempo della passione. Un periodo sempre cruciale, quando il disegno e il compito di quella persona iniziano a svelarsi con maggiore chiarezza, perché lo sfondo buio degli eventi ne fa risaltare i contorni luminosi. Così Davide, dopo il primo successo alla corte e nel cuore di Saul, la vittoria con Golia, il canto di gloria della donne («Saul ne ha vinti mille, Davide diecimila»), si ritrova ora costretto a fuggire e a nascondersi, perché Saul lo vuole uccidere. Il testo allora ce lo mostra fuggiasco e nomade di città in città, in continuo pericolo di vita, senza fissa dimora, vulnerabile e povero. Come Abramo, come Mosè, come Maria e Giuseppe. Anche lui arameo errante, anche lui in cerca di benevolenza e di ospitalità; come noi, come tutti, che dal giorno in cui veniamo alla luce diventiamo mendicanti di una mano buona che ci accolga e ci ospiti, e non smettiamo più di cercarla, fino alla fine.

Più grandi della colpa/12 - Il mestiere di vivere s’impara mettendosi in cammino

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 08/04/2018

Piu grandi della colpa 12 rid«Da bambino, mi è capitato di guardare con simpatia e rispetto infinito il volto mezzo avvizzito di una donna su cui era come se ci fosse scritto: "di qui sono passate la vita e la realtà." Eppure viviamo, e c’è in questo qualcosa di meraviglioso. Chiamalo pure Dio, natura umana o come vuoi, ma c’è qualcosa che non so definire in un sistema anche se è molto vivo e vero, e questo per me è Dio»

Vincent Van Gogh, Lettere, 179, 193

Quando una vocazione è vera e cresce bene, agli "osanna" della folla segue puntuale il tempo della passione. Un periodo sempre cruciale, quando il disegno e il compito di quella persona iniziano a svelarsi con maggiore chiarezza, perché lo sfondo buio degli eventi ne fa risaltare i contorni luminosi. Così Davide, dopo il primo successo alla corte e nel cuore di Saul, la vittoria con Golia, il canto di gloria della donne («Saul ne ha vinti mille, Davide diecimila»), si ritrova ora costretto a fuggire e a nascondersi, perché Saul lo vuole uccidere. Il testo allora ce lo mostra fuggiasco e nomade di città in città, in continuo pericolo di vita, senza fissa dimora, vulnerabile e povero. Come Abramo, come Mosè, come Maria e Giuseppe. Anche lui arameo errante, anche lui in cerca di benevolenza e di ospitalità; come noi, come tutti, che dal giorno in cui veniamo alla luce diventiamo mendicanti di una mano buona che ci accolga e ci ospiti, e non smettiamo più di cercarla, fino alla fine.

L’alba della mezzanotte/26 – La fretta delle risposte facili radica la paura

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 15/10/2017

171015 Geremia 26 rid«Se Dio c’è, oggi ha più che mai bisogno di qualcuno che, se non sa dire chi egli è, dica almeno chi non è. Noi abbiamo bisogno di cambiare Dio per conservarlo, e perché lui conservi noi»

Paolo de Benedetti,Quale Dio?

Quando e se un giorno arriva l’incontro con la Bibbia, se è un incontro casto (perché non usa la Bibbia per la propria felicità), libero (perché pronti a scoprire nuove realtà e a cambiare, veramente, ogni convinzione sulla religione) e gratuito (perché non vuole convertire nessuno tranne il proprio cuore), l’amicizia con la parola biblica diventa una meravigliosa educazione all’intimità della parola e delle parole. Si comincia finalmente ad amare i poeti, a capirli di più e diversamente, cominciamo a ringraziarli nell’anima. Si scopre la profondità della sapienza, si impara a distinguerla dall’intelligenza e dai talenti naturali, e quindi a trovarla, abbondante, tra i poveri – e poi ci si mette ad ascoltarli per imparare. Se poi si ha il coraggio e la resilienza per arrivare fino ai profeti, le scoperte diventano via via più sconvolgenti e grandi. Si intuisce, ad esempio, qualcosa del rapporto tra le diverse parole presenti nella Bibbia. Si capisce che quando la parola di YHWH arriva, in vari modi e tempi, nell’anima dei profeti è solo parola di Dio, ma non appena dall’anima giunge alla bocca e poi viene detta, diventa anche parola di Geremia, di Isaia, di Amos.

Profezia è storia/28 -Antica (e attuale) abitudine dei “padroni” è cambiare il nome ai sudditi

Luigino Bruni

Pubblicato su Avvenire il 15/12/2019

"Fra l’ultima parola detta e la prima nuova da dire è lì che abitiamo"

Pierluigi Cappello, Assetto di volo

La reciprocità dei patti è una cosa molto seria, che include anche le conseguenze della reciprocità spezzata. Il racconto della caduta di Gerusalemme ce lo ricorda con rara efficacia e bellezza.  

Non basta essere minoranza per essere minoranza profetica. Non è l’essere parte di un resto di superstiti a fare il resto della Bibbia. Nella conquista babilonese, alcuni ebrei furono deportati e altri restarono in patria. In ciascuna di queste due comunità – quella in esilio e quella in patria – c’era chi si auto-attribuiva lo status di "resto" annunciato da Isaia. Ezechiele e Geremia ci parlano, in pagine bellissime, di questi "conflitti tra resti", delle polemiche tra i figli per l’eredità ideale dei padri. Le crisi, soprattutto quelle grandi e decisive, generano molti "resti", vari gruppi che pretendono di essere i veri custodi del primo patto, i garanti della prima alleanza, gli eredi del primo testamento. In questi conflitti identitari è probabile che ogni gruppo possieda alcuni elementi autentici del vero "resto"; ma non appena una minoranza inizia a rivendicare la primogenitura contro gli altri gruppi, i semi buoni cominciano a guastarsi. 

Una relectura del libro de Job

ladesventuradeunhombrejustoLuigino Bruni

Editorial Ciudad Nueva, Septiembre 2017
Colección "Biblia y temas de hoy"

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Job: una persona justa, íntegra y recta a la que, en la plenitud de su felicidad, le sobreviene una gran desventura que no tiene explicación. Hoy, como en tiempos de Job, se sigue buscando un motivo para la desventura; cuesta pensar que a un hombre o una mujer les pueda sobrevenir la ruina sin tener ninguna culpa.

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