Luigino Bruni

Nuevos horizontes en la práctica económica

El precio de la gratuidadLuigino Bruni
Cristina Calvo

El precio de la gratuidad - nuevos horizontes en la práctica económica

Ciudad Nueva Grupo editorial, abril 2009

La teoría económica moderna trae aparejado un conflicto en apariencia irresoluble: ¿pueden convivir los conceptos de mercado y libertad individual, crecimiento económico y equidad? Con el aporte de distintas disciplinas (economía, filosofía, antropología) el autor sostiene –en la primera parte de la obra– que el principio de gratuidad es capaz de recomponer este aparente contraste. Subrayando la importancia que los “bienes relacionales”, la fraternidad y la comunión tienen para el hombre actual, Luigino Bruni configura el alfabeto de una economía verdaderamente “civil”.

La fioritura umana nelle Organizzazioni a Movente Ideale

Elogio Auto sovversione 450Luigino Bruni

Città Nuova, Roma, 2017
Collana "I Prismi - I Semi"
Acquista su Città nuova

Nelle Organizzazioni a Movente Ideale, religiose e laiche, un elemento cruciale è il rapporto tra i fondatori, gli ideali e i membri delle comunità o organizzazioni. In tale rapporto, identitario e necessario, si nascondono insidie che diventano spesso delle vere e proprie malattie. È il caso, ad esempio, della produzione ideologica che si sviluppa necessariamente attorno all’ideale originario, fino a soffocarlo, se non si ha il coraggio di iniziare un doloroso processo di separazione dell’ideologia dall’ideale.

Capitali narrativi/1 - Il nuovo inizio di un ereditato patrimonio spirituale e di opere

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 12/11/2017

171112 Capitali narrativi 1 rid«Dobbiamo lavorare in quelle zone intermedie fra parecchi ordini di discipline, nelle quali come al contatto di due terreni diversi si trovano sovente accumulate ricchezze eccezionali»

Achille Loria Le basi economiche della costituzione sociale

Le comunità, le associazioni, i movimenti, le istituzioni e le imprese vivono grazie a molte forme di capitali. Una di queste è il capitale narrativo, una risorsa preziosa in molte organizzazioni, che diventa essenziale nei momenti di crisi e nei grandi cambiamenti dai quali dipendono la qualità del presente, la possibilità del futuro, la benedizione o la maledizione del passato. È quel patrimonio – cioè munus/ dono dei padri – fatto di racconti, storie, scritti, a volte poesie, canti, miti. È un autentico capitale perché, come tutti i capitali, genera frutti e futuro. Se gli ideali della organizzazione o della comunità sono alti e ambiziosi, come accade in molte Organizzazioni a Movente Ideale (OMI), anche il suo capitale narrativo è grande. È una risorsa preziosa durante le prime difficoltà, quando raccontarsi l’un l’altro i grandi episodi di ieri dà il coraggio per continuare a sperare, credere, amare oggi.

Economia e virtù nel tempo delle crisi

Fidarsi di uno sconosciuto 450Luigino Bruni

Dehoniane, Bologna, 2015
Collana "P9 - Lampi"

Acquista su Dehoniane

Perché dovrei fidarmi di uno sconosciuto? A questa domanda fondamentale di ogni economia di mercato si potrebbe rispondere che la storia degli scambi e dei commerci ha lungamente beneficiato della fiducia e della giustizia e che nel tempo delle crisi anche tutte le altre virtù – dalla speranza alla prudenza, dalla fortezza alla temperanza – hanno svolto e svolgono un ruolo importante. La spersonalizzazione delle relazioni economiche dipende in larga parte da un sistema finanziario lontanissimo e indipendente dai rapporti umani di fiducia, retto sulla ricerca del massimo tornaconto dei proprietari delle grandi banche, delle assicurazioni e delle imprese multinazionali.

Logiche del mercato e beatitudini evangeliche

Gli Imperi di sabbia 450Luigino Bruni

Dehoniane,
collana P9 - Lampi
Bologna, Maggio 2016
ISBN    978881056727
acquista su Dehoniane

«Ho visto un ragazzo prendere un piccolo bidone di latta da una discarica, farlo diventare la cassa di un violoncello e suonare Bach. È la felicità dentro le sofferenze il primo grande motore della storia dei giusti».

L'esilio e la promessa/1 - Nella Bibbia più si tocca la terra, più facile è udire il cielo

di Luigino Bruni

Pubblicato su Avvenireil 11/11/2018

Ezechiele 01 ridÈ Pasqua. Mio padre, levando in alto il bicchiere, mi dice d’andare ad aprire la porta. A un’ora così tarda aprire la porta per fare entrare il profeta Elia? Ma dov’è Elia, e il suo carro bianco? Forse sotto le spoglie di un misero vecchio, d’un mendicante ricurvo, con un sacco sulle spalle e un bastone in mano, sta per entrare in casa? «Eccomi! Dov’è il mio bicchiere di vino?»

Marc Chagall, La mia vita

L’esilio è una dimensione della condizione umana. Nascendo lasciamo un luogo familiare e sicuro per entrare in un altro sconosciuto, e senza due mani che ci accolgono e un corpo che ci riscalda e nutre non inizieremmo la nostra avventura sulla terra. I profeti sono la madre che ci accoglie, ci nutre e ci accompagna negli esili della vita; fino alla fine, quando lasceremo questo luogo per un altro. E se ascolteremo ancora una parola diversa, quell’ultimo viaggio sarà più buono. Tutti i profeti sono così, ma soprattutto Ezechiele. Lui è profeta che riceve la vocazione nell’esilio di Babilonia, durante la prova più grande del suo popolo, e dirà le sue parole più alte per mantenere vivi la promessa e il patto quando attorno tutto parlerà di dolore e di morte. La profezia è dono sempre, ma diventa bene essenziale quando la vita ci deporta in terre straniere, dopo che il grande sogno si è infranto, quando la speranza e la fede rischiano di spegnersi. Tanti, troppi esili restano disperati e sconsolati perché non riusciamo a viverli insieme ai profeti.

L’alba della mezzanotte/24 – Pesano di più le mutilazioni dell’anima che del corpo

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 01/10/2017

171001 Geremia 24 crop rid«Il dovere verso i prossimi non è confinato soltanto a coloro che vivono accanto a noi. A stabilire un vincolo tra il Samaritano e l'israelita ferito sono gli eventi stessi. Trovandosi in quella situazione, egli ha avuto accesso a una nuova prossimità. Nel nostro mondo sono ben pochi coloro che non possiamo ritenere prossimi a noi»

Amartya Sen, L’idea di giustizia

La laicità della Bibbia è qualcosa di molto serio ma sempre più lontano dalla nostra vita di credenti e di "laici"’. L’umanesimo biblico è prima di tutto un discorso sulla vita, su tutta la vita, soprattutto sulla vita umana. La Bibbia ci parla molto di Dio, ma non ci parla soltanto di Dio, perché ci parla soprattutto di noi. Perché, ci dice, che non c’è soltanto Dio nella vita: c’è la vita. Il Dio biblico sa ritrarsi, tacere, per lasciare spazio a noi. Alla nostra libertà e alla nostra responsabilità. Non è un monopolista della nostra vita, non vuole un culto continuo e perpetuo – questo lo cercano e ottengono soltanto gli idoli. Il Dio biblico è un liberatore, non ci libera dagli idoli per asservirci a sé – se lo facesse sarebbe l’idolo perfetto. Attiva processi, non occupa spazi, neanche quelli sacri, che frequenta poco, perché al tempio preferisce la piazza, la casa, la vigna. Ma soprattutto ama guardare quello che accade sotto il sole, seguirci con uno sguardo di speranza nell’esercizio pieno della nostra umanità. Si stupisce quando vede le nostre cattiverie, ma si stupisce ancora di più di fronte alla bellezza delle nostre azioni, davanti allo spettacolo mirabile della solidarietà e della fraternità, soprattutto di quelle solidarietà e fraternità meravigliose che iniziano nel cuore dei più poveri e degli scartati.

L'esilio e la promessa/6 - La nuova e vera festa è là dove non sembra esserci alcun "merito"

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 16/12/2018

Ezechiele 06 rid«E forse pace avremo
quando tutto sarà perduto
e inutili sentiremo le parole
e questi incontri che ci illudono.

Allora l'angoscia sarà
d'avere scoperto ― troppo tardi ―
questa smarrita esistenza …»

David Maria Turoldo, da O sensi miei

Le vigilie segnano il ritmo delle feste e della loro attesa. È il tempo nel quale il giorno diverso si prepara e matura, quando si forma e cresce il desiderio. I bambini sono i grandi esperti delle vigilie – dei compleanni, del primo giorno di scuola, della gita. Loro sanno che nel “villaggio” il sabato è un giorno bello perché sarà seguito da un giorno ancora più bello. Perché sanno che le feste sono vere, che non sono soltanto l’illusione di un desiderio strozzato nel momento in cui si compie, perché veri sono i genitori, i maestri, i compagni, perché sono veri i doni. È la verità della festa che rende veri il desiderio e l’attesa nella sua vigilia. Una innovazione del nostro tempo è l’invenzione di vigilie senza festa, perché nell’era delle feste scandite dal business ci restano solo le vigilie. Non sapendo, collettivamente, chi e che cosa festeggeremo veramente, restiamo in una successione continua di “sabati del villaggio”. Alla viglia di Natale seguirà la vigilia dei saldi, e poi quella di san Valentino, e così via per tutto l’anno, dove nuove vigilie ci faranno dimenticare la tristezza della festa negata. E l’anno volerà via velocissimo, perché derubato del tempo diverso della festa, che starebbe lì per farci gustare un boccone di eternità – anche se vivremo più anni dei nostri nonni, stiamo vivendo giorni molto più brevi dei loro.

L’alba della mezzanotte/2 - Oltre il mare della schiavitù, dove muoiono gli idoli

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il  30/04/2017

170430 geremia02«Quando portò al capezzale di Geremia la bevanda pronta, egli respirava tranquillamente nel sonno. “Poiché non mi è lecito nasconderlo al mondo, come potrei nasconderlo a te madre?” … “Che cosa nascondere?” (…). “Il Signore è stato presso di me... E la sua voce mi ha parlato. E la sua voce mi manda via di qui”. Gli occhi di Abi si riempirono di lacrime. Non piangeva perché il Signore era venuto a lui. Non doveva essere fiera fra tutte le donne di Giacobbe? E tuttavia il cuore di Abi di spezzava di dolore per l’elezione del figlio»

Franz Werfel, Ascoltare la voce

C’è un conflitto, una tensione radicale, tra i profeti e il potere. Per molte ragioni, ma soprattutto perché il profeta, per compito e vocazione, sa vedere la naturale tendenza di ogni potere, in primis di quello rivestito di una veste sacrale, a pervertirsi e trasformarsi in tirannia.

L’alba della mezzanotte/21 – Verità della vita e salvezza s’incontrano in cammino

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 10/09/2017

170910 Geremia 21 2 rid«Anche se non la leggi, sei nella Bibbia»

E. Canetti,Il cuore segreto dell'orologio

Quando una comunità vive una crisi profonda, lunga e dall’esito incerto, ciò che veramente è in gioco è il nesso passato-futuro. Perché se è vero che è solo un buon futuro che rende benedizione il passato, lo riscatta e lo libera dalla trappola della nostalgia, è altrettanto vero che senza una buona storia di ieri da dire oggi non si hanno parole nuove per raccontare e raccontarci un domani buono e credibile. Le crisi individuali e collettive sono carestie di futuro e carestie di passato, perché è l’amicizia tra il passato e il futuro che rende bello e fecondo il presente, in ogni stagione della vita. Anche quando è prossimo il tramonto, e l’ombra del passato diventa lunghissima, i ricordi ci nutrono e ci accompagnano sempre, al presente non basta il solo passato, per quanto sia stato grande e stupendo. Dobbiamo attendere una nuova parola, di rivedere il volto di una figlia, che anche oggi verrà, o sperare di vedere, finalmente, quel volto di Dio custodito nel desiderio di tutta una vita. Per vivere bene il tempo della crisi è allora indispensabile avere un futuro entusiasmante che fiorisce da un presente riconciliato con un passato vissuto come dono e promessa, oltre le ferite, le delusioni, i fallimenti. È nella giusta reciprocità tra radici e gemme, tra bereshit ed eskaton, dove si trova veramente la possibilità di continuare a generare vita e futuro ora.

L’alba della mezzanotte/15 – L’altezza di Dio ci salva dal dire solo i nostri sogni.

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 30/07/2017

170730 Geremia 15 rid«Dall’imagine tesa / vigilo l’istante / con imminenza di attesa – / e non aspetto nessuno:
nell’ombra accesa / spio il campanello / che impercettibile spande / un polline di suono – / e non aspetto nessuno:
fra quattro mura / stupefatte di spazio / più che un deserto / non aspetto nessuno:
ma deve venire, / verrà, se resisto / a sbocciare non visto, / verrà d’improvviso, / quando meno l’avverto:
verrà quasi perdono / di quanto fa morire, / verrà a farmi certo / del suo e mio tesoro,
verrà come ristoro / delle mie e sue pene, / verrà, forse già viene / il suo bisbiglio»

Clemente Rebora, Dall’imagine tesa

La falsa profezia in buona fede è forse quella più abbondante sotto il sole, e tra le più pericolose. Ci sono sempre stati e ci sono ancora falsi profeti in mala fede, che non danno voce a nessuna voce e lo sanno bene. Ma ci sono anche falsi profeti in buona fede, che non danno voce a nessuna voce e non lo sanno, e confondono la “voce di Dio” con le proprie fantasie, emozioni e pensieri. I falsi profeti non sono tutti furfanti e imbroglioni, tra di essi ci sono anche persone auto-convinte di essere profeti senza esserlo.

il capitalismo e il sacroLuigino Bruni

Vita e Pensiero,
Collana Pagine prime
Milano, novembre 2019
ISBN: 9788834340158
acquista su Vita e Pensiero

A dispetto delle apparenze, il capitali­smo non ha eliminato il sacro nel mon­do secolarizzato. È esso stesso diventato una religione, non solo in Occidente, ma ormai su scala globale. Alla sua forma ultima, quella neo-liberista, vie­ne reso un culto indiscusso nella prassi quotidiana di miliardi di persone, i suoi dogmi (consumo in primis, crescita illi­mitata, incentivi, meritocrazia, profitto) vengono pacificamente condivisi, i suoi sacerdoti (i manager) ossequiati, le sue pratiche sacrificali accettate come ine­luttabili, le sue comunità chiesastiche (le imprese) desiderate. La forza cultu­rale del capitalismo odierno si insedia nelle coscienze fino a configurarsi come un’esperienza assoluta e onnipervasiva.

Oikonomia/1 - Evidenze e domande su spirito del capitalismo e suoi rapporti parassitari

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 12/01/2020

«Se volessimo definire l’umana civiltà nel giro di una espressione pregnante, potremmo dire che essa è la potenza formale di far passare nel "valore" ciò che in natura corre verso la "morte"»

Ernesto de Martino, Morte e pianto rituale nel mondo antico

S’inizia una nuova serie di articoli sul rapporto tra capitalismo e religione, tra cristianesimo e oikonomia. Quanto e che cosa dei valori cristiani è entrato nell’attuale capitalismo? E il cristianesimo ne è solo il nido?

Il Novecento ci ha lasciato in eredità un ricco e duro dibattito sul capitalismo. È stato qualcosa di più e di diverso di un dibattito intellettuale o accademico. È stato sangue e carne, vita e morte, paradiso e inferno. I critici del capitalismo sono sempre stati molti, ma il capitalismo ha mostrato una sorprendente capacità di adattamento al mutare delle condizioni di contesto. Ha saputo cambiare forme assorbendo le istanze dei suoi critici, e come tutti i grandi imperi è stato fatto più grande e forte dai nemici inglobati nelle proprie truppe e nella propria cultura. È cambiato al punto che oggi la stessa parola “capitalismo” ha perso forza – la continuo a usare per mancanza di parole migliori. In questi ultimissimi anni, però, alcuni cambiamenti globali, drammatici e repentini hanno complicato gli scenari, ma hanno anche fortemente ridotto e semplificato i dibattiti sulla valutazione etica di questo capitalismo. Perché è fin troppo evidente che per quanto riguarda alcune variabili fondamentali della vita individuale e sociale, il capitalismo non ha mantenuto le sue promesse di progresso e benessere. Lo stato di salute dei beni comuni, dei beni relazionali e della Terra ci dicono ormai chiaramente e concordemente che esiste una incompatibilità radicale tra la loro salvaguardia e la logica capitalistica. Da queste prospettive, sempre più decisive, non sta aumentando né la ricchezza delle nazioni né la pubblica felicità. Su questo non c’è più nulla di serio da dibattere. Dobbiamo semplicemente cambiare logica, ci servono nuovi paradigmi, e soprattutto dobbiamo fare presto: il tempo è scaduto, o siamo in piena “zona Cesarini” del pianeta e delle comunità umane.

Più grandi della colpa/19 - Le parole vere di scartati e scartate salvano anche Dio

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 27/05/2018

Piu grandi della colpa 19 rid«Fu per grazia di Dio, e non per i suoi meriti, che Noè trovò nell’arca un riparo dalla furia travolgente delle acque. Pur essendo migliore dei suoi contemporanei, non avrebbe meritato che per lui si compissero miracoli»

Louis Ginzberg Le leggende degli ebrei

È stata la religione a inventare l’homo oeconomicus, molto prima che lo reinventasse l’economia. Il primo partner commerciale degli uomini è stato Dio, perché l’economia nei mercati è stata un’estensione dell’economia nella sfera religiosa. Le prime monete che l’umanità ha conosciuto sono state capre, montoni, agnelli, qualche volta anche bambini e vergini, con le quali gli uomini pagavano i loro dèi, in genere per indebitarli o, qualche volta, per ridurre il debito originario da cui le comunità si sentivano schiacciate.

L’alba della mezzanotte/22 – La vita che rinasce non è solo copia della vita bruciata

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 17/09/2017

170917 Geremia 22 rid«Se leggo un libro e tutto il mio corpo diventa così freddo che nessun fuoco può scaldarlo, so che è poesia»

Emy Dickinson, da una sua lettera

Anche la scrittura può essere attività spirituale. Si scrive in tanti modi, per molte ragioni, si scrivono cose molto diverse. Ma c’è sempre stato e ci sarà sempre chi scrive perché ha sentito e raccolto un comando interiore. Questo lo sanno molto bene i poeti, che scrivono per rispondere ad una voce che dice e chiama, e la loro poesia diventa il frutto di un ‘sì’ ad una incarnazione. Ci dicono che la scrittura è seconda, perché prima c’è il dono di una voce, di una parola, di uno spirito. Ci sono molte parole dette, anche parole grandi e immense, che non diventano parole scritte. Ma non ci sono scritture grandi e immense che non siano prima state dette nell’anima da una parola sussurrata. È questa dimensione vocazionale e spirituale della parola scritta che fa sì che anche le altre nostre parole scritte senza vocazione possano essere, misteriosamente, vere, o almeno non sempre e non interamente false.

L’alba della mezzanotte/14 – Solo un Padre mai indifferente offre misericordia

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 23/07/2017

170723 Geremia 14 rid«Fratello ateo, nobilmente pensoso, alla ricerca di un Dio che io non so darti, attraversiamo insieme il deserto. Di deserto in deserto, andiamo oltre la foresta delle fedi, liberi e nudi verso il nudo Essere, e là, dove la parola muore, abbia fine il nostro cammino»

Davide Maria Turoldo, Canti Ultimi

La vita potrebbe essere raccontata come la storia delle sue crisi. La Bibbia è piena di queste storie, ma non ce ne accorgiamo perché nei testi biblici cerchiamo verità, parole religiose, consolazioni. E così ci perdiamo le pagine più grandi della Bibbia, che si aprono quando riusciamo ad arrivare agli uomini e alle donne che stanno dietro le parole di YHWH, a quegli esseri umani interi che le hanno pronunciate. La parola biblica non ci cambia finché non ci facciamo toccare nella carne dai suoi uomini e dalle sue donne, finché non diamo loro il permesso di entrare nelle stanze più intime della nostra anima, e di entrarci come persone concrete, con un nome e una storia, con le loro ferite, i dubbi e le maledizioni. Troppe volte la Bibbia salva poco o niente perché le consentiamo di toccarci poco o niente. Qualche rara volta, un personaggio biblico riesce a forzare la soglia, a infilarsi nel pertugio di casa rimasto aperto per sbaglio. Il personaggio diventa persona più reale e concreta dei nostri amici e dei nostri figli. Ci scompiglia l’arredamento degli interni e delle camere da letto. Se poi a entrare è Geremia, la casa viene messa sottosopra, e, forse, nel caos generale, possiamo ritornare poveri di cose e di Dio, e finalmente sentire aleggiare lo spirito, che nelle case con le porte chiuse e nei templi custoditi e protetti non riesce a soffiare. Troppa gente rimane fuori dall’orizzonte spirituale del mondo perché quando viene a trovarci entra in una casa con le finestre chiuse e troppo piena di cose ben ordinate, con un ossigeno insufficiente per poter respirare.

L’alba della mezzanotte/20 – È la gratuità che prepara il futuro e ci salverà tutti

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 03/09/2017

170903 Geremia 20 rid«Anche se sapessi che la fine del mondo è domani, io andrei ancora oggi a piantare un albero di mele»

Martin Lutero

Dopo i grandi capitoli delle consolazioni, benedizioni e delle promesse, dopo l’annuncio della Nuova alleanza, il libro di Geremia torna alla cronaca del tempo dell’assedio dei babilonesi e dell’imminente conquista e distruzione di Gerusalemme (l’anno 587). Giorni terribili, che ci accompagneranno fino al termine del libro, dove si compiranno la profezia e la vita del profeta. A narrarci fatti e parole è Baruc, fedele compagno e segretario di Geremia, il cui nome fa ora la sua prima comparsa nel testo. Tornando alla storia, ritroviamo Geremia prigioniero del re Sedecìa. Il capo di accusa lo conosciamo già, perché è il cuore stesso della sua missione profetica: “Perché profetizzi in questi termini? Tu affermi: «Dice il Signore: Ecco, metterò questa città in potere del re di Babilonia ed egli la occuperà»” (Geremia 32,3). Si stanno dunque avverando le profezie di Geremia, negate dai falsi profeti, dai capi del popolo e dai sacerdoti del tempio.

Più grandi della colpa/15 - Il mestiere di vivere s'impara gustando le piccole paci

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 29/04/2018

Piu grandi della colpa 15 rid«Dio è l’altro per eccellenza, l’altro in quanto altro, l’assolutamente altro, e tuttavia solo da me dipende l’accordo con questo Dio. Lo strumento del perdono è nelle mie mani. Invece il prossimo, mio fratello, è in certo senso più altro di Dio: per ottenere il suo perdono devo riuscire ad ottenere che egli si plachi. E se rifiuta? Essendo in due, tutto è messo a repentaglio. L’altro può rifiutarmi il perdono e lasciarmi per sempre imperdonato»

Emanuel Levinas, Quattro letture talmudiche

Ogni giorno milioni di persone fanno e dicono cose cattive e, poco dopo o poco prima, dicono e fanno sinceramente cose buone. Perché l’intreccio di cattiveria e bontà è semplicemente la condizione umana. La Bibbia conosce molto bene questo mistero ambivalente della persona, forse il mistero più grande. Possiamo incattivirci, smarrirci, perdere il filo d’oro della vita, ma fino all’ultimo fiato siamo ancora capaci di bontà, perché fatti immagine e somiglianza di una danza infinita d’amore reciproco, che nessun peccato riesce a fermare. Caino ha ucciso suo fratello Abele, ma non ha ucciso l’Adam, il primo (e ultimo) uomo. E mentre Caino continua ad uccidere Abele, l’Adam continua, testardo, a risorgerlo, ogni giorno. Nessuna cattiveria del fratricida che alberga dentro di noi è capace di distruggere quell’impronta originaria di bene incisa più in profondità nel nostro essere. In questo senso, il male può essere banale, il bene mai. Il male ha una sua resilienza, che può essere anche molto grande, ma è sempre più piccola della resilienza del bene. Ed è questo bene che resiste, testardo, che ci fa più belli delle nostre molte colpe. Sta qui il radicale ottimismo antropologico della Bibbia, che ha salvato l’Occidente dopo e dentro i suoi peccati più efferati - e che continua a salvarci.

In occasione della Prima Giornata Mondiale dei Poveri, la Diocesi di Bologna organizza la serata di approfondimento:

«L’incontro col povero: profezia di una Chiesa in uscita»

Logo Giornata Dei Poveri 2017 rid16 novembre 2017, ore 21
Parrocchia del Corpus Domini  
Via F. Enriques 56
40139 Bologna

Relatore: Luigino Bruni

Quest'anno per la prima volta verrà celebrata la "Giornata mondiale dei Poveri" voluta da papa Francesco per tutte le chiese del mondo la domenica che precede la Solennità di Cristo Re dell'Universo. Quest'anno la giornata cade il 19 novembre. Il papa chiede alla Chiesa di prepararsi a questo momento nella settimana precedente ed esorta i cristiani: "Non amiamo a parole ma con i fatti". La serata di approfondimento a Bologna con Luigino Bruni intende rispondere all'esortazione di Papa Francesco.

Follow us:

Who’s online

We have 480 guests and no members online

© 2008 - 2019 Economia di Comunione (EdC) - Movimento dei Focolari
creative commons Questo/a opera è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons . Progetto grafico: Marco Riccardi - info@marcoriccardi.it

Please publish modules in offcanvas position.

This website uses “technical cookies”, including third parties cookies, which are necessary to optimise your browsing experience. By closing this banner, or by continuing to navigate this site, you are agreeing to our cookies policy. The further information document describes how to deactivate the cookies.