• Economia di Comunione
    Persone e imprese che attivano processi di comunione.
    Idee e pratiche per un agire economico improntato alla reciprocità e all’accoglienza.
    Un ambito di dialogo e di azione per chiunque voglia impegnarsi per una civiltà più fraterna guardando il mondo a partire dagli esclusi e dalle vittime
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Economia di Comunione

Persone e imprese che attivano processi di comunione.

Idee e pratiche per un agire economico improntato alla reciprocità e all’accoglienza.

Un ambito di dialogo e di azione per chiunque voglia impegnarsi per una civiltà più fraterna guardando il mondo a partire dagli esclusi e dalle vittime.

Video - Messaggio di Maria Voce

Logo_Brasile_2011_rid2Video-messaggio di Maria Voce all'Assemblea Internazionale di Economia di Comunione

{rokbox title=|Messaggio di Maria Voce, 25 maggio 2011| size=|561 350| thumb=|images/video/video_110525_Maria_Voce.jpg|}http://www.vimeo.com/22474347&autoplay=1{/rokbox}

Carissimi partecipanti all’Assemblea internazionale dell’Economia di Comunione, riuniti a Vargem Grande, presso la Mariapoli Ginetta, in Brasile.

Vi giunga, attraverso di me, il più affettuoso saluto da parte del Movimento dei Focolari; un saluto che vorrei estendere a quanti parteciperanno, domenica 29 maggio nella sala del “Memorial”, nel cuore della metropoli di San Paolo, alla celebrazione del ventesimo anniversario della nascita dell’Economia di Comunione, ma anche a tutti coloro  che in ogni parte del mondo condividono il desiderio che si diffonda nella vita economica la logica dell’amore e della comunione.

Venti anni fa Chiara – colpita e addolorata dalle grandi disuguaglianze che dividono la comunità umana e allontanano chi ha beni materiali da chi non li ha, chi ha capacità e competenze spendibili per ottenere nuova ricchezza da chi non ha avuto la possibilità di procurarsele - lanciò una proposta di una nuova economia e un invito a formare imprese che operassero per sanare questa frattura. Imprese che operino a fianco di tutte le altre, affrontando le fatiche e le difficoltà tipiche della produzione, della vendita, del finanziamento, dell’innovazione, della competizione di mercato, con lo scopo, non di arricchire i loro proprietari, ma di servire il bene comune, che è il bene di tutti e di ciascuno.

L’invito era inizialmente rivolto alla sola comunità del Movimento dei Focolari del Brasile; tuttavia, un gran numero di persone sparse in tutti i continenti lo ha sentito fin da subito rivolto a sé, come una vera e propria vocazione. Molte persone, di varie appartenenze e convinzioni, dentro e fuori il nostro Movimento, in questi vent’anni hanno contribuito a dare a quella scintilla iniziale una risonanza e un seguito che sono andati anche al di là delle aspettative del 1991, sia per diffusione geografica, sia per i contenuti.
Nel lanciare la sua proposta, Chiara aveva sottolineato la creazione e la destinazione degli utili a tre finalità: l’aiuto a fratelli in gravi ristrettezze economiche, la formazione alla cultura del dare e sviluppo dell’impresa stessa. Fin dagli inizi, però, i partecipanti al progetto hanno considerato naturale che tutta la gestione delle imprese fosse improntata alla logica della comunione – una logica che proprio da Chiara avevano conosciuto e a cui cercavano di ispirare la loro vita personale e sociale. Il risultato è che oggi quello che più colpisce e coinvolge chi viene in contatto con l’EdC molto spesso è proprio l’originale stile dei rapporti con i lavoratori, i fornitori, i clienti, perfino con i concorrenti. E qui sta anche uno dei punti di forza di queste imprese: quando l’apertura all’altro diventa reciproca e condivisa, la capacità di perseguire i comuni obiettivi risulta moltiplicata, facendo sperimentare la presenza della Provvidenza, che molti nell’EdC considerano come un autentico “socio nascosto”, fondamentale nella vita delle loro imprese e comunità.
Nel dare il via al progetto, Chiara aveva l’obiettivo di alleviare la grande miseria che in quei giorni aveva visto nelle favelas di San Paolo, e che agli inizi del Movimento aveva conosciuto molto da vicino quando insieme alle sue compagne si era prodigata a favore di chi aveva perso tutto a causa della guerra. Su come l’aiuto dell’EdC dovesse raggiungere i destinatari, Chiara si affidò alla sensibilità di chi se ne sarebbe occupato. E’ grazie a loro se in questi anni l’aiuto, oltre a rispondere a necessità urgenti, ha dato anche dei preziosi frutti di reciprocità e di fraternità. Oggi si stanno sperimentando nuove vie per favorire l’autosufficienza economica di chi non ha il necessario e l’azione si va aprendo, a cerchi concentrici, verso fasce di destinatari sempre più ampie. Resta essenziale che essi siano e si sentano protagonisti della loro storia, e non siano relegati al ruolo di assistiti.
Gli anni passati sono stati molto intensi anche a riguardo della riflessione scientifica e culturale, un’altra linea di sviluppo dell’EdC che Chiara affidò in modo particolare alle giovani generazioni, e che ha avuto un’accelerazione nel maggio 1998 - ancora una volta, e non a caso, dal Brasile –quando indicò la necessità di dare una piena dignità al nostroprogetto anche sul piano delle idee.
Chi in questi anni si è impegnato nell’EdC, nell’una o nell’altra forma, ha contribuito a darle una consistenza più solida e una fisionomia più nitida. Tuttavia occorre riconoscere che il progetto EdC è ancora solo abbozzato, ma grazie a tutti voi andrà sempre più precisandosi. Mi sembra molto significativo che nel logo delle celebrazioni abbiate voluto far apparire la data del 2031, ad indicare un futuro che oggi possiamo solo intuire e che si delineerà grazie ai contributi, grandi o piccoli non importa, che voi tutti – veri co-fondatori dell’EdC – state dando e che, ne sono certa, continuerete a dare con sempre maggiore dedizione e responsabilità.  
E oggi? Quali le sfide che attendono l’EdC a venti anni dal suo lancio?
Credo che l’EdC, sebbene sia oggi solo un piccolo seme di senape, possa abbia la potenzialità di trasformare dall’interno il vissuto economico, non solo delle imprese, ma anche delle famiglie, delle istituzioni finanziarie, delle politiche economiche; credo, insomma, che abbia la potenzialità di  cambiare profondamente il modo di operare dell’intero sistema economico. Chiara intuiva qualcosa del genere quando nel suo discorso di lancio del progetto parlava dell’Economia di comunione come di una “terza via”: quella della fraternità e della comunione in economia;una via auspicata anche dall’enciclica Caritas in Veritate, ma ancora oggi in gran parte sconosciuta. E’ questo grande orizzonte che anch’io vorrei sottolineare, a vent’anni dal suo inizio, come missione e compito dell’EdC.
Per questo, mentre vi prendete generosamente cura di un suo particolare (un’impresa, una commissione locale EdC, un progetto di sviluppo, l’avvio di un Polo produttivo…), vi invito ad essere sempre coscienti della grandezza del progetto che la profezia di Chiara ci ha aperto. Ce lo chiede il grandissimo numero di indigenti; ce lo chiedono i giovani, che hanno bisogno di trovare nuovi spazi nel mondo del lavoro e che desiderano spendere le loro energie per obiettivi degni e grandi; ce lo chiede il mondo intero, sia quello ricco che quello povero, che oggi più che mai ha fame di speranza; ce lo chiedono, proponendoci di impegnarci insieme a loro, le moltissime persone di buona volontà che, singolarmente o in gruppi organizzati, lavorano per un’economia più giusta ed umana;infine, vorrei aggiungere, lo attendono i tanti attori dell’EdC già giunti in Paradiso ma sempre vivi e presenti in noi,donne e uomini che hanno terminato la loro avventura terrena consegnandoci il testimone perché continuassimo la corsa. Il luogo in cui vi trovate mi porta a ricordare in modo particolare Ginetta Calliari e François Neveux; ma anche Spartaco Lucarini, un autentico precursore dell’EdC.
Infine, in questi giorni così importanti per il futuro dell’EdC, non dobbiamo dimenticare che l’EdC va inscritta all’interno del fine per il quale lo Spirito ha mandato sulla terra il Carisma dell’Unità: l’ut omnes, il mondo unito. Non ci sarà mai un mondo unito, che è il disegno di Dio sull’umanità, finché le risorse saranno distribuite in modo iniquo, finché pochi avranno tanto, e tanti troppo poco per poter immaginare, per se stessi e per i loro figli, una vita degna di essere vissuta. Non ci sarà mai un mondo unito se l’economia non sarà di comunione. Dar vita ad imprese e a poli produttivi, donare gli utili generati, alleviare la miseria di tanti, trova per noi il pieno significato e altissima dignità in rapporto all’ut omnes. Oggi l’EdC avrà un nuovo slancio se avrà come orizzonte ilmondo unito, esaràcosì capace di muovere i cuori, le azioni, gli entusiasmi di chi ha esigenze di ideali grandi per cui giocare la propria vita. Ne verrà una nuova stagione di creatività e di protagonismo di voi tutti, imprenditori, lavoratori, studiosi, semplici cittadini.
C’è un grande appuntamento con la storia che ci attende. Sono certa che con l’aiuto di Dio, e con la vostra responsabilità e generosità, riusciremo a non perderlo.
Maria Voce

 

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