Geremia

L’alba della mezzanotte/5 - Restare forti per non manipolare la realtà e non usare Dio

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 21/05/2017

170521 Geremia 05 rid"E la folla esultava schioccando le dita. Zarathustra invece divenne triste e disse al suo cuore: «Non mi capiscono: io sono la bocca per questi orecchi. Ora mi guardano e ridono; e mentre ridono, ancora mi odiano. C’è gelo nel loro riso.»"

Friedrich Nietzsche, Così parlò Zarathustra

Il Dio biblico non parla in prima persona sulla terra, le sue parole ci raggiungono solo come parole di uomini e di donne. Chi scende dal Sinai con le Tavole della legge è Mosè, un uomo. A lui YHWH parla nella tenda del convegno, solo con lui dialoga "bocca a bocca", e gli dice parole che poi il popolo può conoscere. Se vogliamo ascoltare la parola di Dio nel mondo dobbiamo soltanto e semplicemente imparare ad ascoltare uomini e donne, come noi. È una parola che si comunica mentre guardiamo degli occhi alla stessa altezza dei nostri. Non la troviamo né in alto né in basso: è solo di fronte a noi. È l’uomo il luogo dove Dio sa parlare agli uomini. Soltanto uomini e donne possono far risorgere ogni giorno la Bibbia e i Vangeli, dicendo a quelle parole: "vieni fuori". Senza persone che le chiamano per nome, qui e ora, anche le parole bibliche restano morte nei loro sepolcri.

L’alba della mezzanotte/6 - Le menzogne degli scribi sono gabbia anche per la buona fede

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 28/05/2017

170528 geremia 6 rid«Geremia comprende che il prezioso potere di dialogo che gli è donato, in realtà è potenza di preghiera»

André Neher, Geremia

All’inizio di ogni storia d’amore c’è un meraviglioso incontro tra "interno" ed "esterno". Nelle storie personali e in quelle collettive. Incontriamo, un giorno, una persona e sentiamo che era già presente nella nostra anima senza che lo sapessimo. Mentre la conosciamo la riconosciamo. Se così non fosse non ci legheremmo a nessuno con un patto che racchiude un "per sempre". Qualcosa di simile accade anche per le storie d’amore dove l’altro che incontriamo non è un uomo e neppure una donna, ma una realtà spirituale o ideale. La voce che ci chiama è esterna e intimissima a un tempo, la riconosciamo perché era già dentro di noi.

L’alba della mezzanotte/23 – Accettare la verità è riconciliazione, non rassegnazione

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 24/09/2017

170917 Geremia 23 1 ridCassandra: «Sbaglio, o colpisco nel segno come un arciere? O forse sono un falso profeta, che bussa alle porte per spendere ciarle? Sii mio testimone, e giura che sto riconoscendo le scelleratezze di questa casa, antiche per fama! (…) Ancora una volta il terribile travaglio di vaticinare verità mi vortica dentro, sconvolgendomi con i suoi preludi dolorosi»

Eschilo,Agamennone

Quando nella vita abbiamo coltivato una grande illusione, la gestione della delusione è sempre molto complicata ed estremamente dolorosa. Se poi il tempo dell’illusione è stato vissuto in buona fede e per molti anni, quando si intravvede arrivare il possibile giorno della delusione, quasi sempre preferiamo restare illusi. Perché chiamare l’illusione con il suo vero nome significa dover pronunciare parole troppo dolorose per poterle dirle fino in fondo: fallimento, (auto)inganno, immaturità, manipolazione. E invece basterebbe capire che la delusione è la sola fioritura buona dell’illusione, e viverla come un passaggio benedetto per portare buoni frutti, e poi concludere nella verità il nostro viaggio sotto il sole. Nella lotta tra illusione e delusione – e di autentica agonia si tratta, soprattutto nelle persone giuste e oneste – l’esito dipende decisamente da chi ci ritroviamo accanto nell’agone.

Quante "calorie etiche" e "zuccheri di giustizia" hanno i prodotti che acquistiamo ogni giorno? Lo scopriremo grazie al laboratorio Into the LABel, organizzato dai giovani della Costituente giovani Edc presso la Coop di Figline Valdarno, il prossimo 29 settembre

di Maria Gaglione

Costituente Giovani 01 ridDedichiamo una sempre maggiore cura alle etichette dei prodotti alimentari e cosmetici per conoscerne calorie e proprietà chimiche, ma siamo meno interessati oggi di trenta anni fa alle "etichette morali" delle merci, agli "zuccheri di giustizia" e alle "calorie etiche". A partire da queste riflessioni di Luigino Bruni, economista e coordinatore internazionale del progetto Economia di Comunione, i giovani della Costituente EdC proporranno, durante LoppianoLab 2018, un laboratorio sul consumo responsabile e di democrazia economica.

Il laboratorio sul consumo responsabile organizzato dalla Costituente Giovani Edc Italia alla Coop di Figline Valdarno:

L’alba della mezzanotte/12 - L’insufficienza della prudenza e la teologia delle mani

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 09/07/2017

Lavorazione ceramica 01 rid«Il lavoro fisico costituisce un contatto specifico con la bellezza del mondo e un contatto di una pienezza tale che nulla di equivalente può trovarsi altrove»

Simone Weil,Attesa di Dio

Per capire la profezia e i profeti biblici ci sarebbe bisogno di una laicità che non abbiamo più. Non c’è, infatti, nulla di più laico di un profeta, perché anche quando parla di Dio dice soltanto e sempre vita, storia, lacrime, speranze, quotidiano, lavoro. I discorsi dei profeti erano sugli uomini e sulle donne, che tutti attorno potevano e dovevano capire anche senza essere esperti di teologia. È questa la loro laicità, se proprio vogliamo usare un termine che sarebbe stato per loro totalmente incomprensibile, perché ciò che per noi è laico per loro era semplicemente la vita, tutta la vita. La prima e spesso decisiva difficoltà per comprendere la Bibbia e i profeti si trova nella stessa parola: "Dio". Quando noi incontriamo questa parola, inevitabilmente incontriamo un concetto ricoperto da millenni di cultura, di cristianesimo, di teologia, di filosofia, e poi dalla modernità, i suoi ateismi, la scienza, la psicanalisi, e così ci diventano incomprensibili il Dio dei profeti e la parola di costoro, che avrebbero bisogno della povertà del Sinai, dei mattoni d’Egitto, dell’essenziale libertà della tenda dell’arameo errante – ecco perché i migliori ascoltatori della Bibbia sono sempre stati e ancora sono i bambini: occorrono la loro libertà e povertà per entrare in questo Regno.

L’alba della mezzanotte/25 – Il rischio dell’incontro e la scalata morale del mondo

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 08/10/2017

171008 Geremia 25 rid«Del Giordano le rive saluta,
di Sïonne le torri atterrate...
Oh mia patria
sì bella e perduta!
Oh membranza sì cara e fatal!
»

T. Solera e G.Verdi, Nabucco/Nabucodonosor

Possiamo immaginare mille volte il finale di una storia, averne un’idea certa perché la fine era già inscritta nei tanti segni che avevamo trovato e interpretato. Ma quando quel finale arriva davvero è sempre diverso. Sapevamo che Marco sarebbe diventato grande, e quando un giorno ci accorgemmo che quel nostro "bambino" bellissimo non c’era più, furono emozioni e lacrime tutte diverse, e bellissime. Abbiamo previsto e detto infinite volte che le nostre azioni scellerate ci avrebbero condotto alla fine, ma il giorno che portammo davvero i libri in tribunale, fu tutto diverso, con dolori e lacrime vere che non avevamo saputo vedere. Avevamo preparato fin nei dettagli il nostro ultimo giorno in comunità, ma quando chiudemmo davvero per l’ultima volta la porta della stanza dietro di noi e varcammo il portone per sempre, ciò che accadde nel profondo del cuore fu totalmente nuovo; né potevamo sapere il sapore dell’ultimo pane mangiato con i compagni, né quella nostalgia di cielo che ci ha accompagnato per tutta la vita. Non lo sapevamo, non lo potevamo sapere, non lo dovevamo sapere per poter provare a spiccare quel volo impossibile. Ci possiamo e dobbiamo preparare, accogliere con mitezza l’idea del suo arrivo certo, ma quando l’angelo della morte arriverà davvero non sarà come lo avevamo sognato, e ci sorprenderemo che vivendo avevamo anche imparato a morire. Ma non potevamo saperlo, altrimenti non sarebbe stato il dono più grande.

L’alba della mezzanotte/7 - Gli idoli non intimoriscano né siano alibi di presunzioni

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 04/06/2017

170604 Geremia 7«Come potevo allora unirmi a questo selvaggio idolatra nell’adorazione del suo pezzo di legno? Ma che cos’è adorare? Credi davvero, Ismaele, che il magnanimo Dio del cielo e della terra - pagani e tutti quanti inclusi - possa mai essere geloso di un insignificante pezzo di legno nero? Impossibile! Allora, che cos’è adorare?»

Herman Melville, Moby Dick

La profezia è una radicale critica delle religioni e dei culti. Di ogni religione e di ogni culto, che hanno una intrinseca tendenza a trasformarsi in pratiche idolatriche. Anche e soprattutto della rivelazione biblica, una critica sistematica e tremenda, per evitare che la parola biblica diventi una semplice religione - una fede che diventa solo religione è già culto idolatrico. La Bibbia è molto più di un libro sacro di una religione, anche perché ha accolto e custodito nel suo seno i libri dei profeti, che, insieme a Giobbe e Qohelet, le hanno impedito di diventare un oggetto idolatrico. I profeti, allora, svuotando il mondo religioso dagli idoli, cercano di liberarci il paesaggio dai nostri manufatti religiosi per crearci un ambiente nel quale, forse, possiamo ascoltare solo una nuda voce. Sono i grandi liberatori dagli dèi che riempiono la terra e le nostre anime.

L’alba della mezzanotte/27 – Oltre la seduzione della fede utile e del mutuo consumo

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 22/10/2017

171022 Geremia 27 rid«Un popolo che crede ancora in se stesso ha ancora il suo proprio Dio. Proietta il suo piacere di sé, il suo sentimento di potenza in un essere al quale possa rendere grazie. Chi è ricco vuole offrire; un popolo su-perbo ha bisogno di un Dio per sacrificare… Laddove declina la vo-lontà di potenza, c’è ogni volta anche una involuzione fisiologica, una décadence. La divinità della décadence diventa il Dio dei fisiologica-mente regrediti, dei deboli.»

Friedrich Nietzsche, L’Anticristo

In certi momenti decisivi, la fede e la speranza diventano, di fatto, la stessa cosa. Ciò accade quando la domanda: ‘tu credi?’, ci appare troppo piccola e incapace di cogliere la ricchezza del mistero del nostro cuore. Quando perdiamo la fede semplicemente perché volevamo diventare adulti e la prima fede bambina non è riuscita a crescere insieme al nostro amore e al dolore nostro e degli altri, la fede può ritornare a casa presa per mano dalla speranza. La speranza è più resiliente della fede, perché anche sotto un cielo diventato disabitato possiamo sempre sperare che le parole buone che ci avevano detto che nel mondo c’era un amore più grande, fossero vere - che ne fossero vere alcune, che ne fosse vera almeno una. Anche quando non riusciamo più a credere in Dio possiamo sempre continuare a sperarlo, possiamo sperare che nel giorno in cui abbiamo smesso di pregare abbiamo commesso l’errore più grande, ma quel giorno non potevamo saperlo. E questa speranza, umile e mite, diventa già una nuova preghiera vera, e riempie di vita e di bellezza l’umanissima e inquieta attesa del non-ancora.

L’alba della mezzanotte/16 – Riconoscere e arricchire la famiglia profetica della terra

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 06/08/2017

170806 Geremia 16 rid«Una volta Rabbi Mosche di Kobryn disse: ‘Vedo che tutte le parole che ho detto non hanno trovato neppure uno che le abbia accolte nel suo cuore. Le parole che vengono dal cuore vanno in verità al cuore; ma se non ne trovano alcuno, allora all’uomo che le ha dette Dio concede la grazia che esse non errino senza dimora, ma ritornino tutte nel cuore da cui sono uscite’… Qualche tempo dopo la sua morte un amico disse: ‘Se egli avesse avuto a chi parlare vivrebbe ancora’»

Martin Buber, Storie e leggende chassidiche

Anche se ogni profeta ha la sua personalità unica e il suo nome proprio, la profezia è un’esperienza collettiva. Forma una comunità, una tradizione, e chi arriva continua la stessa corsa, combatte le stesse battaglie, dà nuove parole alla stessa voce. Ogni profeta vero è generato dai profeti che lo hanno preceduto e nutre i profeti che verranno dopo di lui. Questa catena generativa spirituale è la radice della fedeltà alla parola, perché ogni profeta sa che sta scrivendo un capitolo di un libro che verrà completato da altri/e, e se a quel capitolo mancano parole, o se ne contiene di parziali e di emendate, chi continuerà la scrittura si troverà tra le mani un materiale adulterato, non avrà a disposizione parole necessarie per scrivere le proprie, e il finale sarà più povero e sbagliato.

La terza edizione del prestigioso premio letterario per la sezione "Cultura del fare" è attribuito quest'anno a Luigino Bruni

La foresta e lalbero titolo23 novembre 2016,ore 18.30
Palazzo Altieri
Sala del trono
II piano sede Banco Popolare
Piazza del Gesù, 49
00186  Roma

Il Premio Letterario RES MAGNAE,  “Libri di qualità nello spirito del tempo”, si rivolge ad autori che “si siano particolarmente distinti per rigore analitico, senso introspettivo e slancio creativo, esprimendo un impegno saggistico e narrativo volto alla riflessione sull’uomo contemporaneo, con particolare riguardo alle dinamiche contraddittorie del nostro tempo”.

L’alba della mezzanotte/18 – L’umanità e il potere degli imperi visibili (e no)

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 20/08/2017

170820 Geremia 18 rid«Per i veri sapienti ogni luogo del mondo è un esilio. È immaturo l’uomo che considera dolce soltanto la sua patria. È già più forte colui per il quale ogni terra è come il proprio suolo natio. Ma perfetto è l’uomo per il quale l’intero mondo è come una terra straniera»

Ugo di San Vittore Didascalicon, XII secolo

‘Distruggere e demolire, abbattere e sradicare’, sentì risuonare Geremia il giorno della sua vocazione profetica. Ma insieme a queste parole ne udì altre due, diverse e complementari: ‘edificare e piantare’ (Geremia 1,10). Non basta annunciare scenari cupi di sventura per essere profeti non-falsi, perché la terra è piena di persone che dipingono, a volte persino in buona fede, un presente e un futuro disperati solo per raccogliere il consenso dei tanti disperati che si alimentano di disperazione. Geremia non illude i suoi concittadini promettendo un benessere e una pace immaginari; ma mentre profetizza questa verità amara e scomoda, sa dire parole di speranza vera e sublime.

L’alba della mezzanotte/29 – Generati per sempre: il mondo non sarà abbandonato

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 05/11/2017

171105 Geremia 29 rid«La Bibbia non è il mio testo sacro, anche se egualmente ne avverto la sacralità, che ricavo dalla sua capacità di assorbire l’urlo del mondo. L’urlo di dolore di Geremia è quasi tutto ululato. Giobbe ulula. Isaia anche. Quindi è uno strano testo sacro fatto di disperazioni, fallimenti e di un’implacabile fede in un Dio che non risponde»

Guido Ceronetti, da un’intervista del 2013

“La parola che il profeta Geremia disse a Baruc, figlio di Neria, quando egli scriveva queste parole in un libro sotto la dettatura di Geremia nel quarto anno di Ioiakìm: «Così YWHW, ha parlato per te, Baruc: ‘Poiché tu hai detto: «Guai a me, poiché il Signore aggiunge tristezza al mio dolore. Sono sfinito a forza di piangere e non riesco a trovare pace». Così ha parlato YHWH: …  Desideri qualcosa di grande per te? Non desiderarlo, poiché io manderò la sventura su ogni uomo. A te farò dono della tua vita come bottino, ovunque tu andrai”. (Geremia 45, 1-5).

L’alba della mezzanotte/9 - Il seme rompe la crosta, i petali colorano l’infiorata

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 18/06/2017

170618 Geremia 9 rid«Quasi tutte le idee lanciate da Geremia a quest’epoca si ricollegano alla legge; quasi tutte le immagini da lui utilizzate sono attinte dallo stesso patrimonio, ormai secolare, della profezia biblica. Tutto questo non è che un esercizio, un apprendimento»

André Neher, Geremia

«Così mi ha parlato YHWH: "Va a comprarti una cintura di lino e mettila attorno ai tuoi fianchi senza immergerla nell’acqua". Allora io comprai la cintura secondo la parola del YHWH e me la misi ai fianchi. Poi mi fu rivolta ancora la parola di YHWH: "Prendi la cintura che hai comprato (…) va all’Eufrate e nascondila là dentro la fenditura di una pietra"» (Geremia 13,1-4).

L’alba della mezzanotte/13 – Come Dio nutre e cambia per sempre la nostra esistenza.

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 16/07/2017

170716 Geremia13 rid«ILa mia anima si rifugia sempre nel Vecchio Testamento e in Shakespeare. Là almeno si sente qualche cosa: là son uomini che parlano. Là si odia! là si ama, si uccide il nemico, si maledice ai posteri per tutte le generazioni; là si pecca.»

Soren Kierkegaard,citato in Scipio Slataper, Ibsen

Il libro di Geremia segna un nuovo stadio della coscienza umana, un salto nel processo di umanizzazione, una vera innovazione antropologica e spirituale. Tutto il suo libro, soprattutto le sue confessioni. E se le diamo il permesso di entrare nell’intimo della nostra coscienza, e siamo disposti a sostenerne i grandi costi, quell’antica innovazione può compiersi ancora, qui ed ora.

Fin dal primo capitolo del suo libro, Geremia ha alternato il contenuto della sua missione profetica con le sue confessioni intime, svelandoci la sua anima, le sue speranze, le sue angosce. Ora, al culmine del suo diario interiore, arriviamo ai capitoli 19 e 20, quando i fatti narrati e la sua poesia raggiungono una vetta assoluta.

Seguici su:

Chi è online

Abbiamo 1460 visitatori e nessun utente online

© 2008 - 2019 Economia di Comunione (EdC) - Movimento dei Focolari
creative commons Questo/a opera è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons . Progetto grafico: Marco Riccardi - info@marcoriccardi.it

Please publish modules in offcanvas position.

Questo sito utilizza cookie tecnici, anche di terze parti, per consentire l’esplorazione sicura ed efficiente del sito. Chiudendo questo banner, o continuando la navigazione, accetti le nostre modalità per l’uso dei cookie. Nella pagina dell’informativa estesa sono indicate le modalità per negare l’installazione di qualunque cookie.