Scuole per Giovani

Studio e Ricerca

Giovani ed Edc

E' un rapporto molto forte quello che lega Edc ai giovani e fin dal suo sorgere nel 1991, quando Chiara Lubich invitò le nuove generazioni a “spendere le proprie energie per questo programma” affidando loro in particolare “l’approfondimento culturale”, quel passaggio dall’esperienza di vita di EdC ad una “teoria” da poter diffondere, nel settore economico, teologico, sociologico e filosofico. Oggi sono molte le risorse che è possibile offrire ai giovani che intendano approfondire la conoscenza di Economia di comunione e farne argomento di studio.

In questa sezione sono raccolte tutte le news che riguardano la formazione ed i giovani.

Le mani sono piene di benedizioni

Il lavoro dei minori va tutelato, ma non annullato. La riflessione di un'insegnante di Taranto, "Summerina" della prima ora

di Elena Manigrasso

Mani benedizioni ridNei primi giorni di scuola ho raccolto nella mia classe i lavori delle vacanze. Erano dei diari nei quali i cuccioli d’uomo avevano annotato i loro momenti belli e meno belli nei giorni di caldo estivo. Una cosa mi è saltata all’occhio: solo qualche ragazzo ha elencato nei due mesi di vacanza qualche attività manuale svolta con i genitori, amici, parenti.

Ma come, i nostri figli usano le mani solo per la tastiera o qualche volta per penna e calamaio? Eppure il lavoro manuale prima degli anni ‘70 era considerato dignitoso, di grande prestigio, quasi una iniziazione a diventare adulti. Perché stiamo educando i nostri figli al dolce far niente? È sicuro che sia questa la strada giusta o è la strada che ci detta il consumismo? Meno cose saprai fare da grande più spenderai. Inoltre non mi sembra un buon insegnamento tutelare eccessivamente i nostri figli dal lavoro manuale, la pigrizia non è un valore.

 Ho voluto così iniziare un percorso in classe sull’importanza delle mani chiamandolo “le mie mani sono piene di benedizioni” per indicare ai ragazzi quante possibilità si hanno nel creare, inventare, imparare attraverso il lavoro manuale. Sarebbe bello che i nostri alunni affiancassero gli adulti mentre lavorano nelle piccole faccende domestiche: fare un dolce, cambiare una ruota, vendemmiare con i nonni e quanto altro. Sarebbe un bel modo per avvicinarli alla vita reale che non è solo fatta di penne e Pc. E invece noi abbiamo paura a fare questo. Paura di educarli a lavori poco chic. Ricordiamo che nel Medioevo c’erano le Università dei mestieri, quelle che contemplavano il nobile lavoro del fare, quello delle botteghe. Che oggi la new economy ha ucciso dando l’idea che si può lavorare senza lavorare; è una idea sbagliatissima quella che insegna che si può bastare a se stessi scavalcando il concetto di comunitas, cum munus, che ci porta invece a condividere i doni che ognuno ha. Anche con una tuta blu. Anzi con la dignità di una tuta blu. Una dignità che l’operaio ha smarrito.

Colui che sa fare è un maestro; che i nostri figli diventino apprendisti di qualcosa non è un disonore ma li educano alla vita, all’arte di farcela nelle difficoltà senza avere sempre bisogno del portafoglio per superarle. A proposito di esperienze di apprendistato ecco cosa scrivevano gli alunni della mia generazione, che è quella degli anni ’70, nei loro diari delle vacanze: "Caro diario oggi la mamma mi ha detto che da domani inizierò a lavorare: mi recherò in officina da amici di famiglia per imparare un lavoro. Sono molto emozionato, non so cosa farò e se sarò in grado di farlo, cioè di svolgere il mestiere di carrozziere. La mamma mi ha detto che questa esperienza mi servirà per capire cosa significa lavorare e quanto io sia fortunato ad andare a scuola. Caro diario questa notte non ho dormito, ero troppo emozionato. La mamma mi ha sistemato la tuta blu di papà, quella con le bretelle che usa a lavoro, l’ha accorciata da sotto e l’ha messa sulla sedia di fronte al mio letto. Stamattina l’ho indossata tutto orgoglioso e sono stato accompagnato da Antonio,  il capo-officina. Mi hanno accolto con latte e biscotti. Poi non mi hanno fatto fare granché, dato che mi hanno fatto passare solo gli attrezzi, ma ho notato che il loro lavoro è molto difficile e ti sporchi molto. Io a casa non mi sporco mai."

Un altro alunno dice: "Caro diario oggi siamo andati a fare la salsa di pomodoro dalla nonna, doveva cuocere in un grande pentolone e poi la dovevamo sistemare nelle bottiglie. Ma prima di fare questo siamo andati a raccogliere i pomodori, perché la mamma dice che anche noi dobbiamo aiutare. I pomodori sono stati messi in un secchio, li abbiamo lavati, poi li abbiamo fatti a pezzetti piccoli; ci siamo sporcati tutti perché schizzava semenza da tutte le parti, e io non ero abituato a questa cosa. Alla fine li abbiamo messi finalmente in una macchina che li schiacciava tutti."

Consegnare l’alfabeto ai ragazzi ma non solo, consegnare anche l’alfabeto dei mestieri perche nasca la consapevolezza dell’importanza delle mani. Contro il lavoro minorile si sono scagliati in tanti e questo è giusto se si tratta di sfruttamento. Ma se un ragazzo di terza media in estate vuole conoscere e apprendere un mestiere, perché non farglielo fare, perché essere imbrigliati in leggi e leggine che non permettono al maestro di trasferire un qualunque mestiere. Vogliamo essere tutti impiegati? Anche il lavoro manuale ha la sua dignità, lo sapevano bene i nostri operai e artigiani che si sono visti privare di questa nobiltà.

È la morte della bottega, oggi ne paghiamo le conseguenze e rivendichiamo il ritorno del lavoro reale, quello che non fa arricchire i pochi speculatori alle spalle di tanti poveri risparmiatori. Rivendichiamo il lavoro reale da impartire come valore ai nostri ragazzi, a partire dalla giovane età. Il mio impegno di questo anno scolastico è questo. E testarda lo porterò avanti, e sconsolata, volgerommi indietro.

Seguici su:

Seguici su:

Chi è online

Abbiamo 348 visitatori e nessun utente online

© 2008 - 2019 Economia di Comunione (EdC) - Movimento dei Focolari
creative commons Questo/a opera è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons . Progetto grafico: Marco Riccardi - info@marcoriccardi.it

Questo sito utilizza cookie tecnici, anche di terze parti, per consentire l’esplorazione sicura ed efficiente del sito. Chiudendo questo banner, o continuando la navigazione, accetti le nostre modalità per l’uso dei cookie. Nella pagina dell’informativa estesa sono indicate le modalità per negare l’installazione di qualunque cookie.