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Giovani ed Edc

E' un rapporto molto forte quello che lega Edc ai giovani e fin dal suo sorgere nel 1991, quando Chiara Lubich invitò le nuove generazioni a “spendere le proprie energie per questo programma” affidando loro in particolare “l’approfondimento culturale”, quel passaggio dall’esperienza di vita di EdC ad una “teoria” da poter diffondere, nel settore economico, teologico, sociologico e filosofico. Oggi sono molte le risorse che è possibile offrire ai giovani che intendano approfondire la conoscenza di Economia di comunione e farne argomento di studio.

In questa sezione sono raccolte tutte le news che riguardano la formazione ed i giovani.

Nairobi: una riscoperta delle origini

Una settimana di corso a Nairobi, si trasforma in una profonda riscoperta di Edc

di Vittorio Pelligra

120716-28_Nairobi_Cuea_04_ridSono sull’aereo che mi porterà a Nairobi, Kenya, per la seconda edizione del corso intensivo di Economia di Comunione che si terrà le prossime due settimane, presso l’Università Cattolica dell’Africa Orientale (CUEA). E’ l’alba e l’aereo sorvola il deserto diretto verso la tappa intermedia di Doha nel Qatar. L’enorme distesa arida che attraversiamo per ore, assume per me un significato particolare: è segno, quel vuoto sabbioso, del salto culturale che mi accingo a compiere. Sto andando ad insegnare in una terra che non conosco, a persone di cui non so niente, né i loro problemi, né i loro interessi, né i timori, né le speranze.

Allora il deserto può essere il luogo dove prepararmi a questo incontro dopo avervi lasciato le mie categorie, i miei pregiudizi, le mie radici, per essere libero e curioso abbastanza per accogliere tutto il nuovo e il bello che questa esperienza potrà offrire.

Eccomi a Nairobi, una metropoli enorme, con un traffico caotico e strade letteralmente invase da pedoni spericolati che attraversano tra le macchine e i piccoli Matatu (una forma di trasporto pubblico tipico del Kenya, in genere minibus a 14 posti ndr) che sfrecciano indifferenti. E’ domenica sera, giusto il tempo di sistemarmi a casa degli amici che mi ospitano e di rifinire la prima lezione per l’indomani.

La mattina presto arriviamo alla CUEA, con Charles, il mio cicerone ed angelo custode. Il campus è ordinato e accogliente, tutti si 120716-28_Nairobi_Cuea_02_ridsalutano con grande calore. Facciamo un rapido giro introduttivo e poi subito in aula. Vengo presentato alla classe e immediatamente il corso comincia. Durante questa settimana faremo tante cose insieme, lezioni, esercitazioni, qualche esperimento, ma la cosa più importante sarà conoscersi a fondo, costruire un rapporto speciale con ogni partecipante, perché, in fondo, alla radice dell’EdC, ci stanno le relazioni, quelle vere, fatte di gratuità, reciprocità e fiducia. Solo all’interno di una relazione di questo tipo, i concetti dell’economia potranno acquistare senso al di là delle differenze culturali e di contesto.

La prima lezione è una presentazione del progetto di Economia di Comunione, la sua storia, le sue caratteristiche principali e i suoi ultimissimi sviluppi. Poi, piano piano, scendiamo nei particolari. L’idea fondamentale che guida questa prima parte del corso è quella di cercare di capire perché il modello di EdC può funzionare, non solo per i santi, ma per tutti, proprio per tutti. Si tratta, infatti, di un modo di fare economia che tira fuori il meglio che c’è in ogni essere umano. In ognuno di noi c’è molta più gratuità, disinteresse, fiducia e capacità di cooperare di quanto la teoria economia non ci dica. E il mercato è prima di tutto un luogo 120716-28_Nairobi_Cuea_01_riddi libertà e cooperazione, più che di competizione. Tutto il corso sarà dunque un viaggio alla scoperta di questa “eccedenza”. Con il linguaggio della teoria economica scopriamo insieme quali sono le condizioni che facilitano e ostacolano l’emergere di questo “di più”, di cui ogni uomo è capace.

Mi fa una certa impressione analizzare i meccanismi attraverso i quali i gruppi e le società sono diventati capaci di collaborare per ottenere risultati strabilianti, di progresso e di benessere, proprio qui, a due passi dalla Rift Valley, dove l’umanità, come la conosciamo, ha avuto inizio e gran parte di queste regole si sono sperimentate per la prima volta e sono diventate patrimonio comune. Ma al contempo, sempre qui, in Africa, in Kenya, a Nairobi, la povertà di milioni di persone che vivono negli slums in condizioni inumane, è segno inequivocabile del fallimento di quelle stesse regole. Una contraddizione difficile da risolvere, ma presente nella mente e nel cuore di tutti i partecipanti del corso. Allora è anche l’occasione per un esame di coscienza collettivo: il bianco, erede dei colonizzatori, che tante ferite ancora aperte hanno lasciato, e i locali, che troppo spesso si sentono dipendenti dagli aiuti internazionali e faticano a trovare quella determinazione, autostima e amore per il bene comune, che potrebbero essere alla base di una rinascita.

La cosa che più mi sorprende e consola è constatare quanto l’Economia di Comunione abbia da offrire a questa terra: una visione ed una pratica dell’economia rispettosa120716-28_Nairobi_Slums_01_rid dell’uomo, della sua dignità, della sua bellezza e della sua più genuina socialità. Una sorprendente sintonia esiste tra questi principi fondamentali dell’EdC e la visione così relazionale della filosofia “ubuntu”, originaria di questi luoghi. Questo è il messaggio che tutti colgono, che anche io riscopro, attraverso le tante esperienze che gli studenti condividono.

Durante la pausa domenicale ho la fortuna di poter entrare nello slum di Kibera, dove un milione di persone vivono tra baracche e fogne a cielo aperto. Solo qualche settimana prima passeggiavo per le strade di Manhattan a New York. Il contrasto è lacerante. Capisco, come non mai, la reazione di Chiara Lubich, a San Paolo, nel 1991, vedendo dall’aereo la città dei grattacieli circondata dalla miseria delle favelas. Un dolore quasi fisico, una scintilla da cui è scaturita l’EdC, la sua risposta d’amore. L’EdC è questa risposta, è ancora di più oggi, anche la mia risposta.

A Nairobi e al Kenya, ma soprattutto ai compagni di classe di questi giorni, va il mio grazie per questa riscoperta e per il loro impegno da veri pionieri. L’avanguardia di una nuova classe che guiderà, ne sono sicuro, lo sviluppo di questa terra, e sarà, proprio perché africano, più umano e sociale che materiale e individuale. 

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