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L'economia religiosa ai tempi della crisi

110122_Lamezia01_ridL'economia religiosa ai tempi della crisi

di Antonio Scerbo Iose

pubblicato su Il Lametino n.159 del 29/01/2011

E' ripartita, a Lamezia Terme, la scuola di Economia di Comunione. Dopo la Prolusione, tenuta con successo, lo scorso dicembre, dal prof. Luigino Bruni (professore di economia presso l'Università Milano Bicocca), il corso è giunto al secondo appuntamento. Questa volta il prof. Vittorio Pelligra, dell'Università di Cagliari, ha coinvolto i partecipanti in una interessante lezione-dibattito dal titolo: "L'Economia Civile e di Comunione davanti alle sfide della crisi".

Promotore del Corso, è il Vescovo di Lamezia Terme, Monsignor Luigi Antonio Catanfora che ha tratto ispirazione da quel concetto di "economia civile e di comunione" a cui Papa Benedetto XVI fa riferimento nella Enciclica Caritas in Veritate, inquadrandola nell'ambito del Progetto Amos, che fa parte a sua volta del Progetto Pastorale della diocesi. L'economia di comunione fu lanciata da Chiara Lubich nel maggio del 1991a San Paolo in Brasile allo scopo di costruire e mostrare una società umana nella quale, ad imitazione della prima comunità cristiana di Gerusalemme, nessuno sia indigente.

Oggi a distanza di vent'anni, l'economia di comunione continua a vivere e a crescere, e, tra la sfiducia e la paura, sintomi della crisi economica, potrebbe essere la via giusta per la soluzione dei problemi.

Il prof. Pelligra nella sua lezione, è partito proprio dal concetto di "crisi" riferendosi in particolare alla crisi culturale oggi in atto, come variabile da tenere in considerazione per superare la sfiducia che contraddistingue l'uomo moderno. A suo giudizio, poi, il capitale umano, quello ambientale e quello fisico110122_Lamezia02_rid non bastano per superare la crisi, ma è necessario considerare una quarta variabile, quella relativa al capitale sociale, formato da persone capaci di lavorare insieme per crescere nella fiducia e favorire la condivisione. Solo così, egli ha sottolineato, può affermarsi la "cultura della reciprocità" e superare quelle forme, oggi tanto diffuse, di assistenzialismo le quali, fondate su "relazoini malate", sfociano nella mortificazione della dignità umana.

In uno scenario mondiale confuso e contraddittorio, dove il Nord è allarmato per la crisi ed il Sud non sa neanche questa cos'è, la filantropia non basta; è necessario -sostiene il professore- aggiungere nuove regole al mercato, cambiare le finalità per cui le imprese hanno lavorato fino a questo momento; creare un mercato umanizzato nel quali i soggetti non perseguano solo i propri interessi finalizzati al profitto ma mirino alla gratuità, al dare e ricevere insieme, usando il profitto per ridurre le disuguaglianze e cambiare il contesto. Ci viene in conclusione proposto un modo di ripensare l'economia, secondo una nuova visione dell'uomo che trova nelle relazioni con l'altro la sua fioritura.

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