«È vera epidemia sociale»

Parla l'economista Luigino Bruni: Ha lanciato la campagna Slot Mob trovando il consenso di altri esperti in Economia. «Combattiamo il gioco d’azzardo, ma premiamo i bar che hanno fatto una scelta etica»

intervista di Susanna Peraldo

pubblicata su Il Biellese il 10/09/2013

Foto Biellese slot 01«Occorre combattere contro il gioco d’azzardo per un diverso capitalismo, più a misura di persona». A parlare è Luigino Bruni, professore ordinario in Economia Politica all'Università Lumsa di Roma ed all’Istituto Universitario Sophia di Loppiano  (Fi). Negli  ultimi  15 anni il campo di ricerca del professor Bruni ha coperto molti ambiti, dalla Microeconomia, all’Etica ed Economia, alla Storia del Pensiero Economico e dalla Metodologia in Economia alla Socialita e Felicita in Economia. Recentemente i suoi interessi si sono rivolti all’Economia Civile ed alle categorie economiche ad essa collegate quali Reciprocita e Gratuita. Ed ora, il professor Bruni - tra  l’altro, promotore  del progetto “Economia di comunione”  - è uno degli ideatori della campagna “Slot Mob”, iniziativa itinerante per contrastare, in positivo, il  dilagante  e devastante fenomeno del gioco col denaro.

Professore,  com’è  nata  la campagna “Slot Mob” che partirà  a  fine mese  proprio da Biella?

Stiamo cercando di raccontare, negli ultimi mesi,  questa forma di povertà  e  di  sfruttamento che è il gioco  d’azzardo. Tentiamo di fare qualcosa in una direzione un po’ nuova.

Quale?

L’idea deriva dalla tradizione italiana che è antica, classica, secondo la quale non basta punire i cattivi, ma perché si cambi cultura occorre anche evidenziare le virtù. Che è un’idea tipicamente Settecentesca risalente ad alcuni autori che citiamo, come Dragonetti e altri. L’idea è che, mentre si cerca in tutti i modi di combattere con le leggi giuste il gioco d’azzardo, parallelamente stiamo anche premiando, in questo caso, i bar che hanno fatto una scelta etica di togliere spontaneamente le slot machine per le motivazioni intrinseche.

Nel concreto che cosa farete?

Andremo, tutti insieme, a fare colazione in un bar che ha scelto di togliere le slot machine, con l’idea di premiare le virtù con una scelta pubblica, civile. Vogliamo così sottolineare che si combattono i vizi pubblici, le cose sbagliate, non solo punendo i cattivi, ma premiando gli onesti.

Quale altra idea vi muove in questa proposta?

E' la protesta civile come mezzo di cambiamento. Qual è la risposta che dà chi è contrario a queste nostre azioni? Dicono: «Il mercato è un luogo di libertà, se non vi piacciono i bar che hanno le macchinette, andate  in  quelli  che non ce le hanno. Perchè state lì a protestare? Potete cambiare bar. Il mercato è appunto  un  luogo  dal  quale  si  può uscire». Qui c’è invece un’antica idea - e mi piace molto - che è quella di dire: «Non mi basta uscire dal bar sbagliato. Io posso anche uscire, ma questo bar rimane a far danni. Voglio protestare civilmente  perché cambino  le  cose.
Non mi basta cambiare bar, ma voglio che il bar cambi». È una forma di democrazia diretta, di democrazia economica. Questo protestare pubblicamente - per qualcosa che civilmente produce danni, mali comuni - è per noi una forma di civiltà molto importante.

La gente come ha risposto?

Ha  risposto  bene.  Siamo  partiti  con una battuta che è venuta in mente a me e al mio collega di Cagliari, professore, “Flash mob contro l’azzardo”. E da lì è venuto fuori un movimento nazionale. Sono almeno una quarantina le associazioni che hanno aderito in tutta Italia e, per ora, abbiamo dodici città dove si farà lo Slot Mob. È già una partecipazione straordinaria, molto più di quanto pensavamo. È stata una bellissima risposta che non ci aspettavamo assolutamente.  Questo  dimostra  che c’è  voglia  nelle  persone  di  fare  cose belle e importanti.

L’obiettivo ultimo?

Creiamo confusione con il “Flash mob”. È il gioco buono, in queste tre ore di coda per prendere il caffé. Ci sarà un torneo parallelo di ping pong e di calcetto per sottolineare come il gioco buono è un bene relazionale, mentre il gioco solitario è un bene cattivo.  Vorremmo coinvolgere le scuole... È un’azione culturale. È un modo per dire: oggi dobbiamo reimparare  a  stare  insieme. Non vogliamo che  le  leggi  del  gioco d’azzardo - quelle che fanno avere più profitti in Italia - facciano miliardi di utili all’anno, ma vogliamo che ci siano imprese che producono utili buoni. Le cooperative, gente che si mette insieme per il lavoro vero, per le virtù e non per i vizi...  È  un  evento  molto grosso quello che partirà da Biella che, se fatto in modo gioioso e giovanile (perché è anche bello avere un linguaggio non serioso, che sia diverso da quello usato dai parlamentari, simile piuttosto a quello della festa) potrà dare molto a tutti. Un linguaggio che non è meno civile di quello dei grandi dibattiti che sembrano così importanti.

Lei - economista - come si è avvicinato a questa idea?

Innanzitutto  come  economista  vedo quanti danni fa il gioco d’azzardo. In realtà è una delle industrie più fiorenti in Italia e intanto migliaia di famiglie si stanno rovinando. In questi tempi di crisi le persone più sono povere più si fanno del male con questi giochi d’azzardo. È una epidemia sociale. Davanti a questo io, come economista sociale e civile, mi interesso anche di queste forme di povertà nuove che sono più subdole perché sembrano degli aspetti meno gravi rispetto alle povertà “serie”. Si dice: che cosa vuoi che sia giocare qualche spicciolo? Se si guardano i dati invece è impressionante vedere come migliaia di famiglie siano finite sul lastrico, in mano agli usurai, a causa del gioco d’azzardo. Ci sono tante, tante famiglie che hanno perso la casa. Ci sono situazioni drammatiche. Se è vero che l’economia deve occuparsi di povertà e di ricchezza, io allora devo occuparmi di queste cose e non solo della borsa o dello spread.

Questo sito utilizza cookie tecnici, anche di terze parti, per consentire l’esplorazione sicura ed efficiente del sito. Chiudendo questo banner, o continuando la navigazione, accetti le nostre modalità per l’uso dei cookie. Nella pagina dell’informativa estesa sono indicate le modalità per negare l’installazione di qualunque cookie.