Dal basso per cambiare

Perché la campagna «slot mob»

di Leonardo Becchetti

pubblicato su Avvenire del 13/08/2013

logo avvenireNel campo dell’etica il mercato è cieco, come dimostra il caso italiano della spettacolare e devastante diffusione del gioco d’azzardo. E talvolta, dunque, bisogna aiutare il mercato a "vedere" meglio, come ci si propone di fare con la campagna anti-slot machine. Infatti, ciò che il mercato definisce "valore" dipende dall’incontro di domanda e offerta, e il prezzo finale che si determina dipende dal rapporto tra gusti e preferenze dei consumatori e scarsità relativa dei beni domandati.

Si obietta solitamente che non sta al mercato decidere ciò che è buono e ciò che non lo è. Il problema si pone però quando non esiste un contrappeso esterno e indipendente, un ethos civile in grado di proporre una scala di valori fondata su un comune sentire, ispirato al patrimonio delle nostre radici etiche laiche e religiose. In tal caso, il mercato rimane il padrone indisturbato della scena.

E quando, poi, l’obiettivo della "crescita" (e non del benessere equo sostenibile, quello che anche la maggioranza degli italiani concepisce come giusto obiettivo) viene acriticamente assunto come l’orizzonte verso cui tendere, il valore di mercato finisce con il coincidere con il valore tout court (e, così, uno spacciatore di droga vale più di una casalinga).

Il problema diventa ancora maggiore se andiamo in profondità e riflettiamo su una particolare tassonomia di beni. Come ha evidenziato con una geniale intuizione Tibor Scitovsky, esistono beni di comfort e beni di stimolo. I primi danno una soddisfazione immediata, ma alla lunga producono dipendenze che indeboliscono le nostre capacità di perseguire i secondi (i beni di stimolo), i quali paradossalmente richiedono un investimento previo per potere essere consumati. Sono beni di comfort l’assunzione di cibo smodata, l’abuso della televisione e del tempo passato al computer, il gioco d’azzardo, il consumo di stupefacenti. Sono beni di stimolo la fruizione artistica che richiede cultura e allenamento, la pratica di uno sport, la capacità di approfondire l’esperienza religiosa, la ricerca e lo studio. In una bella giornata di sole posso vedere quanto sono felici degli sciatori che si godono le piste e il panorama, ma non posso partecipare a quella felicità se non ho prima tenacemente investito per apprendere quella pratica.

Da quanto abbiamo detto, chiederci per quale tipo di beni parteggi il mercato è domanda retorica. I beni di comfort si vendono come l’acqua perché producono dipendenza (che vuol dire domanda garantita) e chi li cerca ne vuole sempre di più. Purtroppo, però, più le nostre facoltà sono appesantite dal consumo di beni di comfort e meno siamo in grado di "fare passeggiate in montagna", ovvero di investire per poter riuscire a consumare i beni di stimolo. Inutile dire anche quali sono i beni che contribuiscono di più alla soddisfazione e alla fioritura della nostra vita. La gratificazione immediata prodotta dai beni di comfort è subito seguita dall’ansia di consumarne di più e dagli effetti negativi che la dipendenza provoca. È altresì dimostrato che i beni di stimolo hanno un ruolo molto positivo e significativo per la soddisfazione di vita.

Sono questi i motivi per i quali si è scelto di concentrare l’attenzione della prossima campagna di azione dal basso e di "voto con il portafoglio" sul problema delle slot machine. L’obiettivo è di premiare con un marchio e con gli acquisti dei partecipanti quei gestori che, non senza abnegazione, hanno deciso di non mettere le "macchinette" nei loro esercizi commerciali, rinunciando a entrate sicure. La logica, sovrapponibile a quella del primo cash mob con il commercio equosolidale, è quella del "premio" e non della "punizione". La campagna – come Avvenire, che la sostiene in modo convinto, ha già spiegato – non punta a stabilire chi è buono e chi non lo è. Si intende piuttosto rendere i consumatori consapevoli del fatto che possono diventare "padroni" e "sovrani" dell’economia di mercato. E lo possono fare solo se si rendono conto di avere la possibilità di mettere in moto meccanismi che stimolano una concorrenza virtuosa dal lato dell’offerta.

L’azione dal basso per essere efficace ha sempre bisogno non di "sostituire" le regole, ma di agire da complemento a una evoluzione legislativa. Stavolta si punta a rialzare gli argini anti-azzardo. E dunque la campagna, con questo gesto che si porrà in atto a partire da settembre in diverse città italiane, vuole sensibilizzare opinione pubblica e Parlamento a varare una nuova legge più severa e più orientata alla tutela delle vittime di "Bisca Italia".

Le azioni dal basso (de abajo hacia arriba, come si dice con una bella espressione spagnola) si stanno diffondendo a macchia d’olio in tutto il mondo. Una delle più efficaci è la recente campagna di Oxfam ("scopri il marchio") che nel suo sito web consente di risalire dalla marca del prodotto alla valutazione di rating socioambientale dell’azienda che lo produce. Dall’inizio della campagna ci sono state più di 100.000 risposte dei cittadini in tutto il mondo e tre grandi multinazionali alimentari hanno deciso di modificare le proprie pratiche produttive aumentando la sostenibilità. Il mercato siamo noi. È ora che cominciamo a rendercene conto, per aumentare la sua capacita di contribuire al bene comune.

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