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Slot Mob scrive a Mattarella

Il movimento che vuole togliere alle multinazionali l’affare dell’azzardo, nel nome della Costituzione. No ad un'economia senza volto. Il senso delle manifestazioni annunciate per il 7 maggio in Italia

di Carlo Cefaloni

pubblicato su: Città Nuova il 29/04/2016

Cassetta posta ridPer il 7 maggio si prevedono in Italia oltre 50 Slot Mob in contemporanea. Da Paese, piccolo comune del molisano, a Roma, Milano, Catania, Genova, Reggio Calabria, ecc. Alla base non c’è una grande organizzazione ma la libera iniziativa di associazioni e cittadini che decidono di premiare pubblicamente i baristi che hanno rifiutato di vendere i prodotti dell’azzardo (non solo le slot ovviamente). Può essere un gesto effimero e insignificante, come i tanti “flash mob” creati nell’era del declino delle manifestazioni di massa, oppure il segnale del risveglio di una coscienza civile che si ribella all’idolatria del denaro.

Semplici lavoratori e piccoli imprenditori che dimostrano di avere più dignità e coraggio di uno Stato che ha incentivato, negli ultimi 20 anni, la diffusione del consumo di azzardo proprio nel momento in cui è esplosa la più grave crisi, non solo economica, del Dopoguerra.

Il 12 aprile 2016, nella conferenza stampa di presentazione a Palazzo Montecitorio, Slot Mob si è definito come «movimento di democrazia economica per la giustizia sociale» esprimendo, senza equivoci e tentennamenti, l’intenzione di voler rimettere in discussioneSlotmobFest 01 rid la concessione del settore dell’azzardo legale alle concessionarie private. Stiamo parlando di società multinazionali orientate al profitto e perciò fisiologicamente predisposte a far crescere un segmento di mercato dove circola un flusso di denaro pari a 85 miliardi di euro nel 2015 (erano "solo" 12 miliardi nel 2002).

Non si tratta degli effetti di un virus sconosciuto ma del "successo" di una classe politica, maggioritaria e trasversale, che ha promosso questa espansione anomala dell’offerta “legale” dell’azzardo. L’opera di un «apprendista stregone», secondo l’espressione usata nel “manifesto di democrazia economica” di Slot Mob.

Come ha detto il 12 aprile a palazzo Montecitorio, nella conferenza stampa di Slot Mob, don Enrico Feroci, direttore della Caritas di Roma: «La nostra città sta diventando la capitale europea del gioco d'azzardo. Ci sono 27 mila slot machine. Una sala giochi, in particolare, ne ha ben 900. È in corso uno sciacallaggio spaventoso sulla pelle dei poveri. Nei nostri centri di ascolto parrocchiali ogni giorno incontriamo persone ridotte al lastrico» per il ricorso all’azzardo.

Dalla metropoli di Mafia Capitale, con le cronache giudiziarie che confermano il legame tra le slot town e la malavita organizzata, alla nordica Pavia da dove è arrivato l’incoraggiamento di Mauro Vanetti del “Collettivo senza slot”: «Forse qualcuno sperava che l'opposizione popolare all'azzardo liberalizzato di massa si rivelasse un fuoco di paglia: qualche aperitivo in bar senza macchinette, qualche inefficace ordinanza comunale, qualche legge regionale da lasciare inapplicata, un paio di libri scandalizzati sul tema e poi, passata la tempesta, gli affari sporchi delle multinazionali in combutta con lo Stato che continuano indisturbati. Slot Mob è la prova che non sta andando così».

Il cuore della proposta politica lo ha ripreso e documentato molto bene Valerio Curcio sulla rubrica "Io gioco pulito" de Il Fatto quotidiano ("Il movimento che vuole fermare le multinazionali dell’azzardo") oltre naturalmente a Toni Mira sulla prima pagina di Avvenire che dovrebbe ricevere un premio speciale nel Paese che occupa il 76° posto nella classifica mondiale della libertà di stampa. Grande attenzione da Vita con un'intervista curata da un maestro come Marco Dotti. Non ne ha parlato finora il colosso la Repubblica, nella nuova versione dell'accordo con La Stampa, un quotidiano «così ricco di informazioni che solo un ergastolano può leggere per intero», come ha detto il neodirettore Mario Calabresi in un’affollata assemblea di redazione.

Ma solo “irregolari” come i preti di strada o i militanti dei collettivi possono comprendere la proposta di Slot Mob? Non è invece un’espressione del pensiero originale dell’economia civile che è nel nostro Dna di esseri umani non ridotti a merce o a “idioti sociali” interessati solo al proprio interesse privato? E l’impianto della nostra Costituzione non pone un limite alla libertà di impresa che «non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana» (articolo 41)? 

Proprio facendo appello  alla Carta fondamentale che fonda la nostra Repubblica, il movimento Slot Mob propone di indirizzare una lettera personale al presidente Sergio Mattarella come garante e custode della Costituzione più volte oltraggiata e tradita. Come ha spiegato il 12 aprile Luigino Bruni, le nostre Carte non descrivono un fatto acquisito ma una tensione continua verso quell’obiettivo. Si scrivono dichiarazioni di diritti per arrivare a compierli, così come la scritta nei tribunali della “legge uguale per tutti” non è la descrizione di una realtà spesso tragicamente diseguale, come testimoniano le nostre carceri, ma il fine del nostro agire che sarebbe altrimenti inutile e perdente.

La lettera al presidente della Repubblica, da inviare con posta ordinaria al Palazzo del Quirinale, non è stata pensata per un capo di governo che non vuole toccare le entrate sicure ma devastanti dell’azzardo. Non può nemmeno rivolgersi ai parlamentari che, nella loro maggioranza, non riescono a votare il divieto assoluto di pubblicità dell’azzardo.

La lettera a Mattarella è un appello alla coscienza della Repubblica perché non ceda definitivamente al potere pervasivo della finanza. È l’espressione del “principio di resistenza” che non è stato introdotto, a differenza di altre Carte, in Costituzione, perché considerato implicito e fondativo della convivenza.

Lo ha capito molto bene il papa argentino che ha ascoltato la storia di Slot Mob domenica 24 aprile al galoppatoio di Villa Borghese a Roma. Il movimento Slot Mob si palesa come una risposta fragile e iniziale alla «dittatura di una economia senza volto e senza uno scopo veramente umano» che è la «nuova e spietata versione nel feticismo del denaro» dell’«adorazione dell’antico vitello d’oro» (queste sono citazioni dal paragrafo 55 dell’esortazione Evangelii Gaudium).

(Sul numero di maggio della rivista Città Nuova è pubblicata un'inchiesta su Slot Mob come "economia del noi").

Scarica qui il testo della lettera che si può stampare e inviare al presidente della Repubblica.

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