A 25 anni dal lancio, la comunione non è solo una esigenza della giustizia, è una necessità

di Luigino Bruni

dal Rapporto EdC 2014-2015, su "Economia di Comunione - una cultura nuova" n.42 Inserto redazionale allegato a Città Nuova n.2 - 2016 - febbraio 2016

N42 Pag15 Luigino Bruni autoreGrazie a Dio, l’EdC è arrivata al suo 25° compleanno. Un traguardo importante. Tutti lo speravamo nel 1991, ma oggi sappiamo che l’intuizione-ispirazione di Chiara Lubich è stata generativa, ha portato frutti, è stata feconda. Nel 1991 ero un neo-laureato in economia, e accolsi quella proposta di Chiara con un immenso entusiasmo. Non pensavo che qualche anno dopo (nel 1998) lei mi avrebbe chiamato a contribuire a dare “dignità scientifica” al suo sogno.

Come entriamo in questa nuova fase dell’EdC? Oggi siamo un movimento composto da varie realtà. In prima fila restano sempre gli imprenditori, che continuano a credere nel progetto, a donare utili, a diffonderlo in tutti i modi. In queste “nozze d’argento” il primo grazie deve andare a loro, per la generosità, la fede, la perseveranza, l’amore. Insieme agli imprenditori negli anni è cresciuto un movimento di persone, studenti, studiosi, cittadini, associazioni, Poli, progetti di sviluppo, una università (Sophia) e migliaia di iniziative di comunione in tutto il mondo.

Ma mentre cresciamo e viviamo non posso dimenticare le tante volte in cui Chiara mi diceva: «Studiate l’EdC, fate tante cose, ma non dimenticate mai che io ho fatto nascere l’EdC per i poveri». Parole che mi hanno sempre accompagnato in questi anni, e che hanno guidato passi, mente e cuore. Per questo non posso non gioire nel vedere che in questi ultimi anni l’EdC si è particolarmente sviluppata nelle regioni a più alta concentrazione di povertà, tra queste l’Africa e alcune zone del Centro e Sud America. Dobbiamo, comunque, fare tutti di più, per evitare che il mezzo (donare utile e far nascere imprese) non diventi il fine, dimenticando o lasciando troppo sullo sfondo il fine (mostrare un brano di mondo senzaN42 Pag 15 Logo edC 25 più miseria e indigenza).

È allora importante che in questo venticinquesimo anniversario rimettiamo la povertà e le sue sfide al centro dei nostri sforzi e del nostro entusiasmo. Nelle parole, e prima ancora nel cuore.

E che poi cogliamo tutte le occasioni per ripresentare l’EdC a tutti i livelli. Ai giovani, in particolare, che sono nati e cresciuti dopo il primo lancio nel 1991. Ma non solo ad essi: questo anniversario deve rilanciare una stagione “missionaria”, gridando dai tetti il nostro ideale. Il nostro tempo è particolarmente adatto a comprendere una Economia di Comunione. Molti segni – l’ambiente, il terrorismo, le crisi economico-finanziarie, l’aumento delle diseguaglianze… – dicono a noi e a tanti che il modello economico che il capitalismo ha messo in piedi in questo secolo non è più capace di assicurare un futuro al pianeta e agli esclusi. La comunione non è solo una esigenza della giustizia, è una necessità. Dobbiamo, però, avere la forza e il coraggio per dirlo, con competenza, con passione, e soprattutto dobbiamo presentare una EdC che in questi anni è cresciuta, è maturata, in parte è cambiata. Nel 2016 dobbiamo presentare e vivere una EdC tutta simile e tutta nuova a quella del 1991: la stessa radicalità e lo stesso DNA, ma calata nell’oggi dell’umanità che l’aspetta. Buon compleanno a tutti, ai pionieri, ai nuovi arrivati, a chiunque ama e vive una Economia di Comunione.

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