Benedetto Gui

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Potete trovare qui alcuni miei articoli

Tasi contro Gini

L'abolizione della tassa sulla prima casa è una scelta popolare che, però, andrebbe a vantaggio della classe medio alta; mentre invece bisognerebbe lavorare sull'indice di diseguaglianza dei redditi che incide sulla povertà degli italiani, in maniera ben più determinante

di Benedetto Gui

pubblicato su: Città Nuova il 13/10/2015

Tasi ridUno dei contributi alla statistica economica di cui il nostro paese può essere giustamente orgoglioso è l’indice di Gini, l’indicatore di disuguaglianza dei redditi personali più usato in tutto il mondo, proposto nel 1912 dall’italiano Corrado Gini, personaggio politicamente controverso, ma di indubbia levatura scientifica.

Non possiamo però andare altrettanto orgogliosi del valore che questo indice assume oggi nel nostro paese: 0,33. Un valore che, quando ci confrontiamo con gli altri paesi europei, ci pone tra quelli a maggior disuguaglianza, ad un’incollatura da Grecia, Portogallo, Spagna, Estonia e Gran Bretagna (che con il suo 0,35 presenta il valore più alto), mentre Francia e Germania si collocano rispettivamente a 0,31 e a 0,29 e i paesi scandinavi tra 0,25 e 0,27.

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Prima emergenza è il lavoro dei giovani

Se i dati Istat mostrano miglioramenti su alcuni fronti economici, lo stesso non può dirsi per il tasso di disoccupazione, in aumento per la fascia che va dai 15 ai 24 anni. Serve sgravare i datori di lavoro dagli oneri contributivi e non tanto occuparsi di Tasi

di Benedetto Gui

pubblicato su: Città Nuova il 03/10/2015

Giovane disoccupato ridE’ da sette anni che in Italia che si parla (più a ragion veduta del solito) di crisi economica. E siccome le cose che non vanno per il verso giusto sono molte, si rischia di non distinguere le priorità. Mi permetto di indicare una che definirei assoluta: il lavoro, in particolare dei giovani.

I dati Istat di agosto sull’occupazione, insieme a qualche segno di miglioramento su altri fronti, ci parlano di un ulteriore aumento del tasso di disoccupazione per i giovani da 15 a 24 anni, tasso che è arrivato al 40,7 per cento. Ma questo dato non dice tutto. Nel calcolarlo, il 100 per cento è costituito da chi lavora o cerca lavoro, che nel caso italiano rappresenta solo un quarto dei giovani 15-24.

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È tempo di obiettivi più arricchenti. Ma il denaro non c’entra

Valori economici, valori e basta/5 - Due stili imprenditoriali a confronto

di Benedetto Gui

pubblicato su: La Difesa del Popolo il 10/05/2015

Michele Ferrero ridParlavo ieri con uno studente di Taranto, molto pessimista sulla sua città. Lo capisco. Ho avuto l’occasione di visitarla un paio d’anni fa, invitato a partecipare a una “Scuola di economia civile”, promossa da persone di buona volontà della città e da un centro culturale collegato all’Università Cattolica. Mi è rimasta negli occhi un’immagine: a pochi passi dalla splendida cattedrale, in quello che era stato il corso principale della città vecchia, dai portoni decorati dei palazzi signorili si intravedevano pezzi di cielo, interrotti da traverse di legno messe lì per evitare che quella rovina diventasse anche pericolosa per i passanti.

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Monti e Fornero non avevano poi tanto torto

Il parere di un economista dopo la sentenza della Corte costituzionale che ha bocciato il blocco delle perequazioni pensionistiche imposto con la riforma delle pensioni decisa dal governo dei “professori”.

di Benedetto Gui

pubblicato su: Città Nuova l'11/05/2015 

Monti Fornero ridTra le altre modifiche che apportò ai regimi pensionistici, la legge Monti-Fornero del 2011 congelò il meccanismo di adeguamento delle pensioni all’inflazione per tutti coloro che percepivano almeno tre volte il minimo INPS (pari a circa mille e 400 euro lordi al mese). La cosa è senz’altro discutibile: per alleggerire il carico gravante sul sistema previdenziale non si dichiarava apertamente di voler tagliare le pensioni medie e alte, ma ci si limitava a lasciarle invariate, giocando sul fatto che l’aumento dei prezzi le avrebbe svalutate un po’ all’anno. Ora una sentenza della Corte costituzionale impone di riagganciare quelle pensioni all’andamento dei prezzi e di pagare pure gli arretrati.

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Impresa? Iniziativa dal basso e valorizzazione dell’altro

Valori economici, valori e basta/4 - Quali sono i punti di forza di un’economia di libera impresa?

di Benedetto Gui

pubblicato su  La Difesa del Popolo il 05/04/2015

Operaio fabbricaUn punto di forza di un’economia di libera impresa – osserva Friedrich von Hayek, austriaco, premio Nobel nel 1974 – è che essa lascia a tutti la libertà di utilizzare le loro informazioni, e dà anche l’incentivo a farlo. Non così un’economia centralizzata, burocratica, in cui le decisioni vengono prese al vertice; un’economia in cui, per fare un esempio, la vista di un mucchio di bottiglie di plastica nell’immondizia non potrebbe mettere in moto due svegli ragazzi asiatici – oggi affermati imprenditori – che hanno visto in quello scarto la risorsa  low-cost per un materiale da costruzione leggero e isolante.

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L’altruismo, in teoria e in pratica

Valori economici, valori e basta/3 - Cosa c’entra con il bilanciamento tra benefici e costi?

di Benedetto Gui

pubblicato su  La Difesa del Popolo l’8/02/2015

AltruismoCos’è l’altruismo? Un comportamento favorevole agli altri e costoso per chi lo attua? O piuttosto un certo grado di disponibilità a tali comportamenti iscritta nel nostro “sistema di preferenze”, disponibilità che si traduce in atto quando un bilanciamento (anche istantaneo) tra i benefici e i costi dell’azione collaborativa ci fa propendere per il sì?

Mi rendo perfettamente conto che la seconda risposta, con quel suo riferimento al calcolo, non scalderà molto il cuore del lettore, e magari gli sembrerà pure un po’ meschina. Però è quella che discende dalla “teoria della scelta razionale”, che la scienza economica ha adottato oltre un secolo fa, e io quindi da bravo la insegno ai miei studenti.

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Quali sono i beni essenziali?

Valori economici, valori e basta/2 - Più appagante di una Ferrari, più remunerativo di fare il dirigente

di Benedetto Gui

pubblicato su  La Difesa del Popolo l’ 11/1/2015

Ferrari«Il terremoto dell’Emilia ha colpito anche uno dei nostri impianti. Ai lavoratori è stato concesso un rinvio dei contributi sociali a loro carico, ma, arrivati a fine anno, dovevano versare il dovuto, quasi un’intera mesata di stipendio. Ne abbiamo parlato in casa – la nostra è un’impresa familiare – e abbiamo deciso di farci carico di quella cifra noi proprietari, sotto forma di un premio di produzione. Un amico mi ha fatto notare che con quei soldi avrei potuto comprarmi una Ferrari. Gli ho risposto che la scelta fatta mi dava più soddisfazione».

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L’impresa sociale secondo James Liao di Taiwan

Valori economici, valori e basta/1

di Benedetto Gui

pubblicato su  La Difesa del Popolo il 23/11/2014

Holy Love James Liao camp 06 crop ridSegnato dall’incontro con Cristo e i suoi testimoni, oggi James Liao – tra i trenta e i quaranta, neo padre – lavorava in banca, come a suo tempo il padre e il nonno. Ma la sua vita non poteva restare entro binari prefabbricati dopo l’incontro con la fede cristiana, avvenuto durante gli studi universitari di economia attraverso le parole e la testimonianza di una docente.

Viene a conoscere i servizi per i disabili della diocesi di Taichung, a Taiwan, e lì lo colpisce la storia del loro fondatore, padre Richard, rientrato da poco negli Stati Uniti perché malato.  «Quest’uomo ha lasciato la sua patria, la sua lingua, la possibilità di farsi una famiglia, i beni ereditati, per venire a spendere così la sua vita qui a Taiwan». Decide di dedicarsi anche lui ai disabili e va negli Stati Uniti a specializzarsi in pedagogia speciale. Lavorando per i servizi della diocesi trova che padre Richard aveva avviato, in un angolo di un bel lago, un camp, una semplice struttura dove far fare agli assistiti preziose esperienze di vita all’aperto.

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Austerità. Parola alla difesa

Benedetto Gui, docente di economia politica all’università di Padova immagina un dialogo, sotto forma di processo, sulle politiche europee ed italiane adottate per fronteggiare la crisi economica di vari Paesi del vecchio continente.

di Benedetto Gui

pubblicato su Città Nuova.it il 30/01/2013

Borse_austerity_ridL’austerità ha pochi amici, ultimamente. Nella campagna elettorale italiana contro le politiche di rigore nella finanza pubblica si levano voci sempre più forti, sia da sinistra che da destra. Come se non bastassero le proteste provenienti dal Sud dell’Europa, dove la disoccupazione tocca i livelli più alti degli ultimi decenni e il potere d’acquisto delle famiglie ha subito molte sforbiciate, ora le critiche cominciano ad arrivare anche da Nord, dove invece la crisi ha colpito poco o niente (ma potrebbe essere in vista). Anche il presidente del Parlamento Europeo, il tedesco Martin Schulz, recentemente, ha dato alle politiche di rigore un «voto di insufficienza», nel senso che quelle politiche non bastano a rimettere in sesto l’Europa. Di fronte alla prospettiva di una condanna a furor di popolo dell’austerità, propongo ai lettori di concederle almeno un regolare processo, breve, con tanto di pubblico ministero in toga. Articolerò così questo contributo con un Pubblico ministero (PM) e un’imputata, l’Austerità (A).

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Debito pubblico sopra i duemila miliardi. Che fare?

Interessi pagati ai creditori e tagli alle spese sociali. Come siamo arrivati a questo punto? E come possiamo uscirne? Il contributo di Benedetto Gui, ordinario di Economia politica all'università di Padova

di Carlo Cefaloni

pubblicato su Città Nuova.it il 29/12/2012

BCE_ridNonostante i tagli e le nuove imposte, l’Italia, a fine 2012, ha sfondato i duemila miliardi di euro di debito pubblico. Anche se il Tesoro è riuscito a vendere tutti gli 8,5 miliardi di Bot a 6 mesi, resta il fatto che miliardi di interessi dovuti ai nostri creditori ogni anno sono sottratti alle spese sociali necessarie e urgenti. Cercare di capire come siamo arrivati a questo punto può aiutarci a comprendere come riuscire a liberarci da un vincolo che incide sulla vita di tutti. Federconsumatori sostiene che nel 2013 ogni famiglia pagherà in più, solo per spese e servizi, oltre mille e cinquecento euro. Abbiamo rivolto alcune domande a Benedetto Gui, ordinario di Economia politica all’università degli studi di Padova.

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Credibile e impotente

Due aggettivi possono definire l’operare economico di questo Governo che da una parte ha guadagnato credito internazionale, ma sui privilegi ha tirato il freno a mano

di Benedetto Gui

pubblicato su Cittanuova.it il 16/11/2012

Leaders europei ridLa credibilità è stata la caratteristica che per prima è saltata agli occhi al momento della nomina. Credibilità di fronte a quanti al di fuori delle nostre frontiere guardavano con preoccupazione a quanto accadeva nel nostro Paese: istituzioni europee, governi dei paesi partner nell’Unione, finanza internazionale… Da qui il credito che ci è stato accordato nelle negoziazioni per definire il futuro dell’Unione Europea, in cui il nostro Paese ha ripreso un ruolo significativo, e nei mercati finanziari (è di mercoledì la notizia che i tassi sui buoni del tesori quinquennali sono ai minimi degli ultimi quattro anni). Ma credibilità anche agli occhi degli italiani, che anche per questo hanno accettato una riforma pensionistica di forte impatto sulle prospettive delle generazioni più giovani, anche se necessariamente con un costo per quelle prossime al pensionamento.

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