Vittorio Pelligra

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Vittorio Pelligra, PhD

Vittorio Pelligra, PhD

Department of Economics University of Cagliari
&
BERG - Behavioural Economics Research Group
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Neymar applaude i suoi fan (ma a pagamento)

#MindtheEconomy, la nuova serie di articoli di Vittorio Pelligra sul Sole 24 ore

Di Vittorio Pelligra

Pubblicato su Sole 24 ore il 18/11/2018

NeymarQuella vostra collega che mai prima vi aveva neanche solo degnato di uno sguardo, e per la quale avevate confessato a qualche amico di avere una mezza cotta, da qualche tempo ha iniziato a sorridervi graziosamente, ad essere regolarmente gentile con voi, perfino a scambiare amabilmente quattro chiacchere durante la pausa-caffè. Ne siete felici, sembra finalmente essersi accorta della vostra esistenza e, forse, anche di ciò che provate per lei; chissà, magari inizia a ricambiare i vostri sentimenti.

 Siete al settimo cielo, fino a quando per caso, ascoltando non volutamente una conversazione tra alcuni vostri colleghi, capite che si tratta di un crudele scherzo: sapendo del vostro debole per la bella collega, alcuni vostri “amici” si sono organizzati e hanno preso accordi con lei affinché, dietro pagamento di una certa somma di denaro, si comportasse gentilmente, perché mostrasse interesse per voi, illudendovi di un sentimento genuino. Il mondo vi casca addosso. Tutti i suoi gesti, i sorrisi, le chiacchierate, la gentilezza assumono una luce differente, un significato del tutto diverso, che suscita in voi, prima delusione e poi una grande rabbia. Le sue azioni, vengono ora lette diversamente, alla luce di ciò che le ha motivate, delle intenzioni che le hanno animate, esprimono ai vostri occhi tutt'altro.

Chissà se qualcosa di simile l'hanno provato i tifosi del Paris Saint-Germain quando hanno scoperto che il loro beniamino, Neymar, riceve per contratto una remunerazione addizionale, “premio all'etica” lo chiamano, per andare a salutarli sotto la curva, prima e dopo l'inizio di ogni partita. Un gesto di attenzione verso i tifosi per il quale il giocatore brasiliano intasca, ogni mese, 375 mila euro in più. La società del Paris Saint-Germain, commentando la clausola segreta del contratto recentemente resa nota dal sito “Football leaks”, ha dichiarando che non si tratta di un bonus, “tale premio, infatti, non riguarda il raggiungimento degli obiettivi: il suo scopo e' l'insegnamento dei valori in cui crediamo, che devono essere incarnati dal club e da tutti i suoi componenti. Il rapporto di stima e di attenzione con i tifosi, la creazione di “comunione fra il pubblico e i giocatori”, rientra tra questi valori e i giocatori, Neymar, in primis sono invitati a fare la loro parte in questo senso, a pagamento. Che Neymar guadagni quei soldi è neturalmente più che legittimo, ma per capire bene ciò che quei soldi rappresentano sarebbe bene usare un linguaggio corretto, preciso. I 375 mila euro al mese non sono un premio, sono un incentivo, un vero e proprio prezzo condizionale ad una prestazione, che il club parigino paga e che il giocatore incassa a fronte di un certo comportamento: in particolare rientrano tra i suoi doveri contrattuali dodici differenti clausole, tra cui quella di andare a salutare i tifosi prima e dopo la partita e quella di rispondere alle domande dei giornalisti di Al Jazeera. Non è un premio, né tantomeno etico. I premi di solito hanno un contenuto principalmente simbolico, sono assegnati pubblicamente e non sono contingenti; non si ricevono cioè automaticamente allo scattare di una clausola; a volte si vincono e altre volte no.

I 375 mila euro di Naymar, invece, sono tutt'altro che simbolici, erano, prima dello scoop giornalistico, segreti, e sono contingenti: se tu fai così, allora ricevi il compenso, altrimenti no. Perché è importante distinguere tra premi e incentivi? Perché mentre i primi sono un riconoscimento per qualcosa che si farebbe comunque anche senza la prospettiva di vincere il premio (si pensi al Nobel, alle medaglie al valore o anche al Leone d'Oro del Festival del cinema di Venezia), gli incentivi servono proprio a convincere qualcuno a fare qualcosa che altrimenti non farebbe. Del resto con il termine incentivus, si indicava anticamente lo strumento o il suono utilizzato per spingere le truppe al combattimento: il rullo dei tamburi della fanteria e lo squillo di tromba che lanciava la carica della cavalleria. Così si capisce anche perché l'incentivo (il prezzo) pagato alla ragazza dell'esempio iniziale e quello pagato a Neymar per salutare i tifosi della curva, tendono a snaturare il significato profondo dei gesti e dei comportamenti che vorrebbero promuovere e quando vengono alla luce, creano disagio e anche sdegno. Quei sorrisi non sono più spontanei, quegli applausi ai tifosi appaiono falsi e insinceri. Magari Neymar ama davvero i suoi tifosi, ma il fatto di essere pagato per mostralo pubblicamente, lascerà questi ultimi sempre nel dubbio. Un sorriso o un applauso a pagamento non dicono ciò che può dire un sorriso o un applauso gratuito, spontaneo, genuino e sincero.

Al di là del caso di Neymar, questo tema acquista una rilevanza sempre maggiore, via via che lo strumento degli incentivi invade ambiti che non gli sono propri. In giro per il mondo non si pagano solo i testimonial per tessere le lodi di prodotti che non hanno mai utilizzato, ma anche gli studenti per leggere i libri e per prendere bei voti; si pagano i medici per fornirci il loro numero di telefono privato e le scuole per saltare la fila ai colloqui coi genitori. Possiamo pagare una donna per far nascere un figlio non suo e le organizzazioni internazionali possono “incentivare” i governi degli stati in crisi a patto che implementino riforme istituzionali anche senza supporto democratico.

Non sono neutrali, gli incentivi, sono trasformativi e per questo vanno usati con cautela. La prima cautela sta nel riconoscerli. Allora per favore, quello di Neymar non chiamiamolo “premio etico”, perché non è né un premio, né tantomeno etico. E' un prezzo al quale il campione brasiliano vende, legittimamente, una sua “performance”. Liberissimo di farlo naturalmente, e vedremo come la prenderanno i suoi tifosi. Ricordiamoci però che se un tempo si dava a qualcuno del “venduto” non lo si faceva, generalmente, per fargli un complimento.

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