Vittorio Pelligra

Leggi tutti gli articoli di Vittorio Pelligra

Vittorio Pelligra, PhD

Vittorio Pelligra, PhD

Department of Economics University of Cagliari
&
BERG - Behavioural Economics Research Group
V.le S.Ignazio 17 - 09100 Cagliari
e-mail: pelligra@unica.it
vai alla mia home page:

Potete trovare qui alcuni miei articoli

Tutte le bufale dei fan del gambling

Senza veli - speciale NO SLOT KARMA

di Vittorio Pelligra

pubblicato su Vita di marzo 2017

Logo Noslot KARMA Vita ridMa perché tutto questo accanimento contro il gioco d’azzardo? In fondo è legale e pure strettamente regolamentato. Del resto fin tanto che ci sarà qualcuno che vorrà giocare i suoi soldi nell’azzardo, sarà inevitabile trovare qualcun altro disposto a vendergli questa esperienza, legalmente o, al limite, anche illegalmente. Tanto vale quindi legalizzare il settore, almeno così si sottraggono i giocatori ai tentacoli delle mafie. E poi stiamo parlando di persone adulte, maggiorenni, libere, consenzienti, in grado di fare le loro scelte, giuste o sbagliate che siano, e nessun dovrebbe dire loro, paternalisticamente, cosa fare. Bisogna tener conto anche del fatto che si tratta di un settore economicamente strategico: ha registrato solo nell’ultimo anno un +9% nella raccolta di giocate, pari a 95 miliardi di euro, una cifra record, alla faccia della crisi.

E che dire, poi, delle decine di migliaia di addetti che ci lavorano. Alle loro famiglie chi ci pensa? Lo Stato dal canto suo ci guadagna pure, con le tasse. Certo, si sa anche che qualcuno perde la testa e inizia a giocare troppo forte, per questo infatti, una parte dei proventi del gioco, i concessionari sono obbligati ad utilizzarli per progetti di prevenzione e cura delle ludopatie. “Gioca responsabile” è il messaggio. Fila tutto liscio, insomma; questo discorso non fa una piega, basato com’è su quattro solidi pilastri: i giocatori sono soddisfatti, le imprese creano occupazione, la malavita organizzata vede ridotto il suo giro d’affari e lo Stato guadagna dalle entrate fiscali. Bello no?! Se fosse vero. In realtà nessuno di questi argomenti, con cui invariabilmente si è giustificata e protetta negli anni, la politica di sviluppo del settore dell’azzardo, è fattualmente vero.

Primo: i giocatori sono soddisfatti. Provate a chiederlo a loro, però, quanto l’azzardo li renda più felici. Spendono moltissimo, spesso in maniera incontrollato e più di quanto potrebbero; non perché lo vogliano, ma perché non ne possono fare a meno. Perché, come spiega bene Natasha Dow Schull, nel suo Architetture dell’azzardo (Luca Sossella Edizioni), i dispositivi di gioco sono progettati utilizzando le più avanzate conoscenze della psicologia comportamentista e delle neuroscienze, per creare dipendenza, o per usare l’efficace espressione di un giocatore da lei intervistato, “persone ratto”. George Akerlof e Robert Shiller, entrambi premi Nobel per l’economia, utilizzano nel loro recente Ci prendono per fessi. L’economia della manipolazione e dell’inganno (Mondadori), l’espressione “la scimmia sulla spalla” per indicare quegl’impulsi che i consumatori sono indotti a soddisfare, ma che vanno contro i loro interessi. Il mercato sfrutta scientificamente le nostre “scimmie sulla spalla” facendoci pagare per farci fare cose che vanno contro i nostri stessi interessi. Naturalmente l’esempio principe di questa perversione economica è proprio quello dell’azzardo. “I liberi mercati non si limitano a offrire in abbondanza ciò che la gente chiede – scrivono i due Nobel – ma creano anche un equilibrio economico idoneo a mettere le imprese in condizione di manipolare o distorcere la nostra facoltà di giudizio con pratiche commerciali paragonabili alle cellule cancerose che si insinuano nel normale equilibrio del corpo umano. La slot-machine ne è un chiaro esempio”.

Secondo: le imprese del settore creano occupazione. È vero, si stimano 140 mila addetti. In realtà, però, quelli impiegati direttamente sono solo 30 mila; qualche altra decina di migliaia sono impiegati nell’indotto, e la stragrande maggioranza, invece, sono rappresentati da coloro che dedicano “quota parte” del loro lavoro alle attività connesse al gambling; il barista che ti vende il gratta e vinci e il tabaccaio che raccoglie la giocata del lotto per esempio. Ascrivere al settore dell’azzardo l’esistenza dei baristi e dei tabaccai appare, quindi, francamente una forzatura. Una stima corretta dovrebbe, inoltre, tener conto anche dei cosiddetti “costi opportunità”. Dovremmo chiederci, cioè, quanto avrebbero fruttato i soldi spesi nelle macchinette, se li avessimo utilizzati diversamente? La Consulta nazionale delle fondazioni e associazioni antiusura, si è posta il problema, è ha calcolato che il settore dell’azzardo in realtà, complessivamente non ha creato posti di lavoro, ma, drenando dall’economia reale circa 20 miliardi di euro negli ultimi anni, ha impedito la creazione di di 115 mila nuovi posti di lavoro, 90 mila nel commercio e servizi e circa 25 mila nell’industria. Il saldo, in termini occupazionali, non sembrerebbe particolarmente positivo.

Terzo: la malavita organizzata vede ridotto il suo giro d’affari. Se l’azzardo viene legalizzato lo si sottrae al controllo delle mafie. Questo ritornello si è sentito per anni, quasi ad ammantare di altruismo, l’azione di multinazionali for profit e dei loro lobbisti. In realtà ciò che è successo è che è cresciuto sia l’azzardo legale che quello illegale, “un comparto di altissimo interesse per la criminalità di stampo mafioso, che non si è lasciata sfuggire l’opportunità di penetrare in un settore da cui possono derivare introiti ingenti e attraverso il quale possono essere riciclate ed investite, senza gravi rischi, elevatissime somme di denaro”. Così si legge nella Relazione su gioco lecito ed illecito approvata a luglio scorso dalla Commissione parlamentare antimafia. Sempre secondo la stessa relazione “l’espansione del gioco d’azzardo legale fa da battistrada a quello illegale e lo potenzia”, attivando così un circolo vizioso nel quale “vengono proposte e regolamentate via via nuove forme di gioco legale che ingrossano la platea dei giocatori, parte dei quali però vengono successivamente attratti da offerte illegali similari, apparentemente più allettanti”. Detto chiaramente: più azzardo legale equivale a più azzardo illegale.

Infine il quarto punto: l’azzardo è anche per lo Stato un ottimo affare. Del resto ha incamerato solo nel 2015 circa 10 miliardi in entrate fiscali. È vero, l’azzardo è un ottimo affare, ma solo per le multinazionali che gestiscono il settore. I loro profitti negli anni sono cresciuti in maniera esorbitante, con una raccolta che tra il 2005 e il 2016 è cresciuta del 330%, mentre le entrate erariali soltanto del 30%. Questo perché i giochi tradizionali che hanno un prelievo elevato hanno visto diminuire la loro popolarità mentre slot, le vlt e giochi on line, su cui l’imposizione è più bassa, sono cresciuti. Il Governo, con la Legge di Stabilità del 2016, ha previsto una leggero aumento delle aliquote su slot e vlt (al 17,5% e al 5,5% rispettivamente), ma contemporaneamente impone una riduzione del payout, della quota minima cioè che va restituita al giocatore sotto forma di vincita. Non sono stati intaccati quindi gli interessi delle multinazionali; tanto pagano, ancora, i giocatori.

Può non essere superfluo, inoltre, ricordare che nel 2007 il TAR del Lazio aveva condannato tutte le società concessionarie dell’azzardo in Italia al pagamento di una multa di 98 miliardi di euro. Per anni i loro apparecchi avevano funzionato senza essere collegati alla rete telematica attraverso la quale è possibile registrare le giocate e di conseguenza l’ammontare dovuto allo Stato. Da qui una colossale evasione, sanzionata puntualmente dalla magistratura contabile. Purtroppo però le multinazionali non hanno pagato. Lo Stato allora ha condonato loro la multa facendola passare da 98 miliardi, prima a 2 miliardi e mezzo e infine a 857 milioni.

Ma torniamo alla convenienza per le casse dello Stato. Da una parte abbiamo circa 10 miliardi di entrate fiscali, dall’altra costi economici e sociali. Se consideriamo i primi, per esempio, i circa 4 miliardi all’anno solo di mancato gettito IVA, e li sommiamo a quelli sociali derivanti dal calo della produttività sul lavoro, dall’indebitamento, dall’usura, dal peggioramento dello stato di salute, dall’aumento della criminalità e del relativo impegno di risorse dei sistemi giudiziario, sanitario e previdenziale si arriva facilmente, secondo i dati della Procura nazionale antimafia, ad una stima pari a circa 30 miliardi. I costi superano di tre volte le entrate. Un bell'affare, vero?

Seguici su:

Corsi di Economia Biblica 2019

scuola biblica box

4-6 febbraio 2019 (Libro di Qoélet) - 24-26 giugno 2019 (Libro di Geremia)
vedi volantino - Per maggiori informazioni - iscriviti qui

Rapporto Edc 2017

Rapporto Edc 2017

SCARICA I DOCUMENTI

SCARICA I DOCUMENTI

L’economia del dare

L’economia del dare

Chiara Lubich

"A differenza dell' economia consumista, basata su una cultura dell'avere, l'economia di comunione è l'economia del dare..."

Le strisce di Formy!

Le strisce di Formy!

Conosci la mascotte del sito Edc?

Seguici su:

Corsi di Economia Biblica 2019

scuola biblica box

4-6 febbraio 2019 (Libro di Qoélet) - 24-26 giugno 2019 (Libro di Geremia)
vedi volantino - Per maggiori informazioni - iscriviti qui

Rapporto Edc 2017

Rapporto Edc 2017

L’economia del dare

L’economia del dare

Chiara Lubich

"A differenza dell' economia consumista, basata su una cultura dell'avere, l'economia di comunione è l'economia del dare..."

Le strisce di Formy!

Le strisce di Formy!

Conosci la mascotte del sito Edc?

Chi è online

Abbiamo 942 visitatori e nessun utente online

© 2008 - 2019 Economia di Comunione (EdC) - Movimento dei Focolari
creative commons Questo/a opera è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons . Progetto grafico: Marco Riccardi - info@marcoriccardi.it