Lionello Bonfanti

Lionello Bonfanti
Lionello Bonfanti
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un magistrato da cui il nascente polo industriale prende nome

Difficile raccontare di Loppiano o di qualsiasi novità, anche edilizia o urbanistica che la riguardi, senza ricordare ad un certo punto della storia uno dei suoi costruttori:

Lionello, per anni corresponsabile per i rapporti con le istituzioni di questa città unica al mondo, perché “umano-divina”, come Chiara la definiva già nel ’68.

Le sue grandi doti di serietà e determinazione, tutte spese nel concretizzare questo progetto, ci balzano agli occhi in particolare ora che la cittadella è avviata ad un ulteriore salto in avanti verso l’incarnazione di quello sviluppo economico e industriale all’insegna del carisma dell’unità, prospettato da Chiara fin dagli anni della fondazione.

Lionello nasce a Parma nell’ottobre del ’25, da una famiglia benestante che gli trasmette fin dall’infanzia una solida educazione ai valori di onestà, limpidezza, autenticità.

Frequenta il corso ginnasiale durante gli anni della seconda guerra mondiale, anni in cui si staglia vivissimo in lui un coinvolgimento profondo, quasi totalizzante, per i problemi sociali e civili e per il dramma che l’umanità stava vivendo.

Nel ’43 Lionello si iscrive alla facoltà di Giurisprudenza che, a causa del conflitto, dovrà interrompere e che riprenderà nel ’45 a guerra finita, intermezzo segnato da una dura esperienza di prigionia subita per aver aiutato il movimento partigiano.

Alla fine della guerra si laurea a pieni voti e con lode nel ’47. Sono questi gli anni dell’impegno nelle varie attività culturali e formative della Fuci.

L’incontro con la spiritualità dell’unità avviene nel gennaio del ’50 attraverso Ginetta Calliari, una delle focolarine del primo nucleo sorto a Trento, attorno a Chiara: “Il cristianesimo che mi veniva esposto – commenterà in seguito – era così fresco ed affascinante che quasi mi pareva di ascoltare per la prima volta cosa fosse il cristianesimo stesso”.

Nell’ottobre del ’50 inizia l’ascesa professionale: Lionello diventa il più giovane pretore d’Italia. Sarà alla Mariapoli estiva di Tonadico nel ’53 che si chiarisce per lui la chiamata a lasciare tutto per Dio nella strada del focolare.

“Quella convivenza – ricorda Lionello a proposito della Mariapoli – pur essendo di piccole dimensioni aveva una sua completezza: c’erano i vergini e i coniugati, i sacerdoti e gli operai. (…) Poteva essere modello della più grande società, avendo in sé una legge di valore universale. (…)Vidi in quel ‘corpo ’di persone unite in Cristo, pur nella povertà dei mezzi materiali, pur composto da persone non prive di difetti e di ingenuità, un organismo in cui il Signore aveva deposto una luce, una legge, una ricchezza destinate a dilagare in tutto il mondo ”.

Nel ’65 approda a Loppiano dove lo attende il compito complesso e delicato di corresponsabile della cittadella, di cui seguirà, nei 15 anni della sua permanenza, ogni sviluppo con la serietà e l’amore di sempre.

In lui, nella sua vita di quegli anni spesi ad edificare la “città sul monte”, ritroviamo l’eco alle parole di Chiara, pronunciate ancora nel ’68, sulla “missione” propria del corresponsabile della cittadella, qual era Lionello: “(…)che sia una vera città, (…) una città tale da sprigionare da essa stessa delle leggi, che possano servire alla società in grande, quasi che questa fosse una miniatura dell’intera società umana ”.

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