Consumo Critico

Into the LABel, dentro l’etichetta

è una azione collettiva di consumo responsabile e un esercizio di democrazia economica. Promosso dai giovani della Costituente EdC, Into the LABel nasce da un incontro con l’economista Luigino Bruni, coordinatore internazionale del progetto Economia di Comunione, sul rapporto tra mercato e democrazia, responsabilità civile, impresa e cittadini.

La responsabilità civile nelle scelte di consumo chiede alle persone di considerare non solo il prezzo o la qualità percepita del prodotto ma anche il suo valore sociale determinato dalle caratteristiche della filiera e del processo produttivo. Una complessità di etiche e convenienze economiche che si celano dietro la spesa quotidiana e che richiedono una consapevolezza critica riguardo le politiche aziendali: modelli di business, processi interni, gestione dei rapporti con dipendenti e fornitori, impatto ambientale

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A partire dalla metafora del voto col portafoglio, strumento efficace per indicare la responsabilità civile nelle scelte di acquisto e il potere dei consumatori nell’orientare il comportamento delle imprese, Into the LABel è una iniziativa in cui i cittadini-consumatori sono protagonisti di una giornata elettorale condensata in due ore in cui alcuni prodotti, opportunamente scelti per categorie, sono presentati come candidati da votare, mediante l’acquisto, sulla base dei differenti programmi cioè i dati raccolti e condivisi dagli organizzatori dell’evento dopo uno studio approfondito di informazioni pubblicate (siti-web, bilanci di sostenibilità, articoli, inchieste) circa trasparenza, filiera produttiva, prezzo, sostenibilità ambientale, responsabilità sociale, sede legale e forma societaria. La scelta concreta è accompagnata dal gesto democratico simbolo di responsabilità politica: una X sul prodotto acquistato e la scheda nell’urna. L’esperimento si conclude con la raccolta dei dati, elaborazione e comunicazione dei risultati.

Into the LABel è quindi un esercizio di democrazia economica, collettivo e replicabile. Un laboratorio di partecipazione e riflessione in cui condividere strumenti utili per leggere dentro le etichette anche le “calorie morali” e gli “zuccheri etici” dei prodotti. Un esperimento di consumo critico dal finale non scontato ma aderente alla realtà per restituire spazi di democrazia all’interno del mercato.

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LoppianoLab 2018: Il mestiere dell'economista civile e di comunione

Un momento particolarmente atteso di questo LoppianoLab 2018 è l’incontro con Luigino Bruni e Vittorio Pelligra di domenica 30 settembre in cui scopriremo "Il mestiere dell’economista civile/di comunione".

di Flavia Cerino

Vittorio Pelligra 2018 rid Descrivere un mestiere è già di per sé difficile, ma spiegare cosa fa un economista civile/di comunione sarà impresa ardua. Vittorio Pelligra insegna economia all’università di Cagliari e cerca di prepararsi per descrivere al meglio il suo mestiere, che non è certamente quello di docente (che sarebbe riduttivo) quanto, appunto, quello di “economista civile/di comunione”.

Ma cosa significa essere un “economista civile/di comunione”?

La prima cosa da precisare è che oggi è molto importante occuparsi di economia, soprattutto dopo la crisi. L’economia deve essere regolata, ormai nessuno crede più alla favoletta che il mercato si autoregola. La crisi iniziata dieci anni fa, di cui stiamo ancora pagando i costi sociali ed economici, non va letta come un fattore ciclico ma come l’effetto naturale di un capitalismo smodato. Quindi essere economista civile/di comunione oggi significa lavorare per proteggere il mercato e tutto il sistema mercantile dalla sregolatezza di un capitalismo senza regole. Questo comporta costruire e mettere delle regole, appunto, che facciano funzionare il mercato così come dovrebbe, ossia garantendo la giusta distribuzione della ricchezza. Oggi ancora di più c’è bisogno di economisti capaci di fare questo: non dimentichiamo che in molte parti del mondo gli studenti si sono ribellati ai professori che continuavano ad insegnare quella stessa economia “tradizionale” che ha portato alla crisi del 2008.

L’economia civile/di comunione esisteva già da epoca anteriore alla crisi: riesce ora a farsi sentire un po’ di più, a fare breccia nel mondo economico “tradizionale”?

La mia tesi di dottorato, circa venti anni fa, trattava un tema considerato assolutamente marginale, quello della fiducia nelle relazioni economiche. Oggi invece non c’è rivista del settore che non pubblichi ricerche su questo tema. Quindi negli anni c’è stato un cambiamento molto importante di prospettiva. Oggi l’homo oeconomicus non è più considerato come un concetto fondamentale, nessuno pensa più di potere descrivere la realtà con un modello così semplificato e che, soprattutto, produce disastri. I modelli, lo sappiamo bene, determinano scelte politiche, contratti, regole che sinora hanno portato a risultati controproducenti.

Nel contesto di LoppianoLab 2018 che parlerà di lavoro a distanza di cinquanta anni dal 1968, a cosa serve parlare del mestiere dell’economista civile/di comunione?

Per prima cosa devo dire che questo è un mestiere affascinante perché permette di studiare e di comprendere a fondo i meccanismi che ci consentono di metterci insieme su temi complessi come il funzionamento del mercato. Poi occorre avere ben presente che il mercato può essere uno strumento importante di emancipazione delle persone, perché per farlo funzionare bene si deve fondare su principi di uguaglianza e di scambi volontari che sono molto importanti per le persone. Quindi impegnarsi per farlo funzionare bene affinché i soggetti siano liberi da sfruttamenti, rendite, soprusi, è certamente un ideale rivoluzionario assolutamente in linea con gli ideali più alti che il ’68 ha portato. Per questo sono certo che il nostro laboratorio sarà in linea con il ’68 e con gli altri contenuti di LoppianoLab.

 

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