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Uganda - Argentina: incontro tra due mondi

Il sogno contagioso di un giovane imprenditore ugandese e il suo rapporto con l'EdC argentina...

di Carolina Carbonell

171116uganda07L’Uganda è detta la “Perla d’Africa”, paese conosciuto soprattutto per i suoi parchi nazionali che ospitano i “10 grandi animali”.

Henry è un ragazzo originario di un villaggio nei dintorni della città di Masaka. Negli ultimi 5 anni, ha studiato Economia a Kampala, la capitale del paese, ed ora vive e lavora ad Entebbe, una città localizzata intorno alle sponde del grande lago Vittoria, vicino Kampala. Il lago, che eredita il nome dall’epoca coloniale, per la sua estensione sembra un mare ed Henry è lì che va a pescare per ottenere la materia prima che utilizza nella sua azienda. “A Masaka stavo notando che la gente non ha più tempo di preparare i pasti con calma, per varie ore, ed è proprio con il fine di risolvere questo problema che ho avuto l’dea di elaborare la carne ed il pesce da vendere”.

Il 10 Ottobre Henry ha compiuto i suoi 24 171116uganda03anni ed oggi, insieme ad altri due giovani, porta avanti la Sseruh Food Processing company Ltd., che a Settembre è stata anche citata in un quotidiano ugandese.

Due anni prima, in visita ad una comunità africana a Masaka, Gonzalo Perrin, imprenditore argentino che gestisce l’azienda produttrice di biscotti, Pasticcino, aveva conosciuto Henry che in quel tempo andava ancora all’università ed era un imprenditore “principiante” di condimenti alimentari (per carni, pollame e pesce).

Solo lo sguardo saggio e attento di un imprenditore avrebbe potuto notare che il prodotto che stava elaborando Henry seguiva ciò che i libri di marketing definiscono come i componenti principali di un buon business: una buona idea, l’attenzione per i dettagli, la qualità del prodotto. Tuttavia, ciò che ha più stupito Gonzalo è stato il packaging. Nonostante la semplicità di materiali utilizzati e design dell’etichetta, la confezione del prodotto concentrava tutta la creatività e responsabilità di chi fa impresa per vocazione.

171116uganda02Bastarono pochi minuti per diventare buoni amici, a tal punto che Gonzalo, per sigillare l’incontro, si sfilò la sua sciarpa e la regalò ad Henry, invitandolo affettuosamente ad andare in Argentina, appena avesse concluso gli studi, per visitare il Polo Solidaridad ad O’ Higgins (provincia di Buenos Aires), dove è situata Pasticcino.

Henry terminò la sua laurea in Economia dello Sviluppo, nell’Università di Makerere e il passo successivo sarebbe stato trovare un lavoro, sfidando gli alti tassi di disoccupazione che gravano sui giovani. Questo spaccato ha rafforzato il suo coraggio nel continuare a lavorare sul suo progetto personale e poter aiutare, attraverso di esso, molte altre persone; nel frattempo continuò ad alimentare il desiderio della sua visita in Argentina.

Il 2017 sembrava ancora lontano ed ero molto ansioso che arrivasse quel momento. Dopo aver affrontato tutti gli ostacoli per ottenere il visto dell’ambasciata, il 10 Agosto sono salito in aereo. Ho viaggiato per 21 ore, ed è stata una grande avventura. Arrivato all’aeroporto di Ezeiza, alle 3.30 di una fredda notte d’inverno, ho trovato il mio grande amico Gonzalo, lì ad aspettarmi”.171116uganda01

Tutto ciò che segue all’incontro, sarà un punto dorato d’inflessione nel suo percorso da imprenditore.

Ho potuto conoscere in prima persona la realtà professionale di qualcuno che conduce un’impresa, addirittura accompagnavo Gonzalo a riunioni con clienti ecc…, ricordo che nel Café Martinez sono solo riuscito a dire “ciao” e “processo pesce”, situazioni del genere ci facevano tanto sorridere. Inoltre, ho potuto condividere il lavoro con tutto il team. Come imprenditore, ho vissuto un’opportunità unica esplorando e conoscendo molti aspetti dell’industria alimentare. Dall’altro lato, è stata una benedizione toccar con mano i sacrifici compiuti da persone che fanno impresa a movente ideale”.

Quando parla della cultura argentina, si riempie di emozione e dice 171116uganda05Oh Dio mio, che esperienza piacevole! Ricordo la brace dell’ “asado”, presente in tutte le occasioni d’incontro con ciascuna famiglia che abbiamo visitato, il mate, altro momento speciale, che trovo molto vicino ai riti sociali della cultura africana, in particolare nella zona di Bugana, dove i grani di caffè si condividono come segno di unità. La forma di salutarsi della gente, soprattutto la parola “hola” accompagnata da un tocco di mano, quasi come un segno di pace. L’esperienza dell’inverno, del tutto inedita per me: neanche credevo esistesse un freddo del genere, con 8 gradi mi hanno dovuto procurare giacche extra!

Al parlare dei suoi sogni, Henry racconta: “Il mio piano futuro è quello di poter avere un’azienda di elaborazione di alimenti con base in Uganda nella provincia di Mpigi ma sto anche pensando alla costruzione di stagni per assicurare una fornitura di pesce costante, per quando inizierei ad esportare fuori dall’Uganda, e chissà, anche dall’Africa."

"Molti giovani in Africa desiderano essere dipendenti, e ciò riduce la creazione di opportunità di lavoro. Tuttavia, quei pochi giovani che si sacrificano e scelgono lo spirito imprenditoriale, vi si dedicano e lavorano con passione per marcare una differenza nella società”.171106uganda04

A differenza di molti altri ai quali sarebbe piaciuto attraversare l’oceano, Colombo lo fece davvero, grazie ad una mappa che trovò (elaborata da un certo Toscanelli che non lasciò mai l’Italia), la quale diede all’esploratore forza e speranza necessarie per affrontare l’ “incognito” con la fiducia fondata di poter trovare un Nuovo Mondo (nonostante lui cercasse le Indie). Ma la mappa, vera ed aggiornata, la disegnò poi Colombo stesso, al suo rientro. L’Africa deve scoprire se stessa e fare il viaggio. E quel viaggio lo possono fare solo gli Africani. In seguito serviranno marinai, caravelle e capitani, ma in primo luogo la nostalgia del mare, il desiderio di partire alla ricerca di un nuovo mondo. Senza quella nostalgia, non si partirà mai.

171116uganda06Non dimenticherò mai la visita alla casa di Henry, nel suo villaggio: il calore e l’ allegria della sua gente, il suono dei tamburi alla meravigliosa accoglienza che avevano preparato per la nostra piccola delegazione di amici argentini che hanno voluto visitarli e abbracciarli, perché il vero incontro con le persone avviene con l’abbraccio. Ma soprattutto porto dentro il ricordo di aver osservato e ripreso quel momento particolare in cui Gonzalo regalò la sciarpa ad Henry, per sigillare il patto di tornare ad incontrarsi, la volta successiva, dall’altra parte dell’oceano.

Sono stata testimone marginale di una storia decisamente straordinaria...


 Traduzione di Francesca Giglio

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