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Storie di vita Edc: il gioco buono

La testimonianza di Lucas Longhi, giovane argentino EdC, nell'accompagnamento di un suo dipendente nella lotta per superare la dipendenza dal gioco d’azzardo.

di Carolina Carbonell

160419 lucas1Mentre in Italia si estende la campagna “Slot Mob”, che invita i cittadini a difendere il “gioco buono" e a combattere la dipendenza dall’azzardo e le povertà che ne derivano, Lucas Longhi, giovane amministratore argentino in una azienda EdC che gestisce dei bar, si è impegnato in un’operazione 1x1, mettendosi “in gioco” per uno dei suoi lavoratori:

«Come ogni giorno, sono uscito presto da casa e ho accompagnato mia moglie a prendere l’autobus, prima di andare in uno dei bar che gestisco. Al mio arrivo, ho notato che uno dei dipendenti non era venuto: ho iniziato a fare il suo lavoro con gli altri e ho lasciato i miei compiti per un’altro momento.

Il ragazzo in questione era già mancato al lavoro altre volte: sospettavo che andasse spesso al casinò della città, per cui sono andato lì a cercarlo. Lungo la strada mi chiedevo quali sarebbero state le parole giuste per affrontarlo e cercavo la sensibilità e la saggezza necessaria. Non sapevo quale sarebbe stata la sua reazione. Appena sono entrato, l’ho trovato seduto, concentrato davanti ad una slot machine. Mi sono avvicinato lentamente e l’ho salutato. Le sue prime parole sono state: “Ho bisogno i aiuto, Lucas, sto male". Io gli ho risposto: "non ti preoccupare; usciremo da questo insieme".

In quel preciso momento ha deciso di smettere di giocare. Siamo andati a fare le procedure necessarie per l’auto-esclusione (sistema che proibisce, su propria richiesta, l’ingresso nel casinò). Era imbarazzato e addolorato per non riuscire a vincere questo vizio. Io cercavo di essere cauto con le parole per non farlo sentire peggio. Quando abbiamo finito la procedura l'ho invitato a prendere un caffè per poter chiacchierare con calma e condividere la cosa più preziosa che hanno le imprese: i rapporti umani che si generano.

Da quel momento è cominciata una strada difficile per lui. L’azzardo, come qualsiasi altra dipendenza, richiede sforzi enormi per uscirne. Sentivo che dovevo fare di più, mettendo in gioco la mia fantasia. Per due mesi l’ho chiamato ogni mattina, prima dell’ora di entrata al lavoro, e sono andato a trovarlo ogni sera all’uscita del suo turno, per essere sicuro che non andasse al casinò.

Sono passati circa 4 mesi. Un giorno è mancato nuovamente al lavoro, ma questa volta non sono andato a cercarlo al casinò. E’ stato lui a raccontarmelo il giorno successivo. Bisognava di nuovo mettere alla prova la fantasia. Allora siamo andati insieme al casinò, abbiamo rinnovato la sua auto-esclusione per un’altro periodo e anch’io ho chiesto la mia, dichiarando che anch’io ci andavo qualche volta di notte e non volevo farlo più. Inoltre siamo andati da una psicologa specialista, che gli ha fornito alcune sedute di terapia.

Non so se lui va ancora alla terapia o meno. Credo che non sia facile smettere queste cose da un giorno all’altro. Ma la cosa importante è il rapporto costruito perchè non si riesce a generare abbastanza fiducia per poter parlare di queste cose se alla base non c’è un rapporto vicino e vero.

E’ stata un’esperienza unica, difficile e dolorosa per entrambi. Ma sono grato di averla vissuta.160419 lucas2

Il fatto di prendersi cura delle persone che troviamo lungo la strada della nostra azienda e che ci donano le loro relazioni, le loro virtù e anche i loro problemi, ci spinge a non rimanere fermi e a non risolvere i problemi con la logica del mercato, ma ad essere creativi e creare una nuova logica aziendale».

Se qualcuno chiedesse a queste persone che costruiscono l’EdC perché fanno business, perché creano e conducono aziende, di sicuro risponderebbero: "non per accumulare beni ma per guadagnare persone".

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