L'economista Luigino Bruni ci racconta l'Economia di Comunione

di Martina Morini

pubblicato su: L'Indro, l'8/02/2017

Logo L IndroSabato 4 febbraio il Papa festeggia i 25 anni di Economia di Comunione (EDC), insieme a 1100 tra imprenditori, giovani studiosi ed attori del movimento.
EDC é un movimento economico che si propone come alternativa a quello maggioritario capitalistico, di cui mina i presupposti; condivisione contro accumulo, fratellanza contro individualismo e comunione contro proprietà. Questi i pilastri fondanti.

Come ci Spiega Luigino Bruni, professore di Economia alla Lumsa di Roma ed esponente di rilievo all’interno del movimento, lo scarto che rende unico questo tipo di sistema rispetto a quello capitalistico, éminimo‘, “é come quella piccolissima percentuale di DNA che differenzia un umano da un gorilla”. Una percentuale minima, ma di grande peso.

L’intuizione che sta alla base é talmente banale che ci provoca una vertigine di senso. Includere il benessere altrui all’interno dei nostri valori. Questo il meccanismo che rende possibile il tutto. “Il problema del capitalismo é che pensa che se tu togli il movente del guadagno all’imprenditore, lui non fa più niente, non si muove più se i soldi che guadagna deve condividerli. Ma se tu formi delle persone che includono il benessere degli altri dentro i loro obiettivi non é più così strano. La motivazione più grande non é più il profitto ma é la fraternità. E allora diventa possibile. L’esperienza di EDC ci dimostra che l’imprenditore é capace di impegnarsi e di lavorare per ragioni più grandi dei profitti. Che i profitti non sono l’unico motivo che fa alzare in piedi le persone per andare a lavorare al mattino”.

Rovesciare la prospettiva formando persone che siano in grado di capire la portata rivoluzionaria del mettere il benessere dell’altro al primo posto nella scala dei valori. Il principio economico che innesca la rivoluzione é lo sgretolamento del meccanismo dell’accumulo. Lo stesso meccanismo che fa si che nel mondo l’1% della popolazione detenga maggiori ricchezze di tutto il restante 99%.

I profitti all’interno delle aziende della rete EDC, vengono sostanzialmente divisi in tre macro aree “una parte vengono utilizzati per far studiare i giovani ed una parte per le persone in difficoltà, l’altra parte sono le entrate dei lavoratori”. Il responsabile dell’azienda, quindi, non é più il grande livellatore, che percepisce tutto il guadagno eccedente dal pagamento dei fornitori e dei lavoratori, al contrario, é colui che ha il potere di ridistribuirlo e che trae beneficio da questo.

Ma questo non é di per sé un problema. Il fatto che i profitti invece di andare in tasca agli azionisti vengano in buona parte donati, non é segnale che l’azienda fallisca. Ciò che tiene l’azienda in piedi é che non ci siano perdite. Che poi i profitti non diventino lo yacht dell’imprenditore, ma diventino una scuola per i bambini questo non può essere un problema. La visione dell’uomo che fa delle scelte solo per i profitti é molto della teoria e poco della pratica, gli esseri umani sono molto di più della ricerca degli interessi materiali, abbiamo stima, riconoscimento, rispetto, senso del dovere, siamo molto più dei soldi. Ma una visione semplicistica della realtà ha ridotto tutto questo alla semplice ricerca del profitto. Una caricatura dell’essere umano. Qual’é il grande problema? Che mancando motivazioni più grandi uno si accontenta dei soldi!

Guardando ai dati si capisce che la teoria non resta irrealizzata. Alla fine del 2015 si contava l’adesione di 811 imprese sparse nei vari continenti. 463 in Europa di cui 263 in Italia, 220 in America Latina, 26 in America del Nord, 18 in Asia ed 84 in Africa. Un’espansione che non passa per i grandi canali mainstream ma che si prende il suo tempo fisiologico di avanzare, che ha un forte legame con il territorio e che poggia le basi soprattutto sulle relazioni tra gli individui. Quelle stesse relazioni che, invece, il sistema capitalistico tende sempre più ad indebolire e spezzare. La frenesia schizofrenica della contemporaneità che preferisce isolare anziché unire, che ci rende interlocutori solitari dei nostri schermi.

Sarà una crisi di felicità che porterà al cambiamento. La gente ad un certo punto non ne potrà più di pensare solo ai profitti, non sarà la crisi ambientale. Lo sappiamo che le persone stanno meglio quando condividono, la comunione é condivisione, la voglia di comunione sarà la mina che farà saltare il sistema”.

Ed é proprio in questa direzione che va, per esempio, la testimonianza che il professor Bruni ci racconta, che é emersa all’interno del Convegno di EDC che si é tenuto prima dell’incontro con il Papa . La meraviglia di fronte  alle imprese nord americane e messicane che nonostante i muri di Trump hanno voglia di collaborare. Di gettare ponti contro i muri, imprese di giovani che operano in vari settori e che si uniscono valicando i confini”.

Anche Papa Francesco conferma nel suo intervento di sabato il suo sostegno, e sottolinea l’importanza del loro lavoro concludendo con l’augurio di continuare «sulla vostra strada, con coraggio, umiltà e gioia…, continuare ad essere seme, sale e lievito di un’altra economia: l’economia del Regno, dove i ricchi sanno condividere le loro ricchezze, e i poveri sono chiamati beati».

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