Rassegna stampa

Avvenire - 22/02/2013

L’associazione Aipec si richiama all’Economia di Comunione, ispirata a solidarietà e reciprocità

Con la gratuità l’impresa costruisce bene comune

di Andrea Di Turi

pubblicato su Avvenire il 22/02/2013

logo_avvenireA prima vista può sembrare solo un’altra strada per resistere alla crisi. Ma osservando meglio è un vero e proprio modello alternativo, un altro modo possibile di considerare l’impresa e le sue ragioni di esistere. Col baricentro non più sul conseguimento del profitto economico, bensì sulla creazione di un "profitto" molto più grande e articolato che si riflette nel bene comune.

Si chiama Aipec, l’associazione italiana Imprenditori per una Economia di comunione. Nata a settembre, già nel nome fa esplicito riferimento all’esperienza dell’Economia di comunione (Edc), il movimento fondato da Chiara Lubich oltre vent’anni fa che dal Brasile si è diffuso ai quattro angoli del pianeta, con una presenza molto forte in Italia (quasi 250 delle oltre 860 imprese che nel mondo aderiscono a Edc sono italiane).

Un movimento che promuove una cultura economica ispirata a gratuità e reciprocità, espresse ad esempio nella condivisione degli utili in vista di finalità come la riduzione della miseria e dell’esclusione sociale, la creazione di posti di lavoro, la promozione di una cultura del dare.

Che obiettivo si propone Aipec? Non quello di essere un doppione di Edc, semmai di contribuire a divulgarne filosofia e cultura, fra le imprese ma non solo.

«Siamo una piccola realtà inserita in un grande progetto, un’associazione aperta a tutti, alle persone di buona volontà che si riconoscono nei principi di Edc», dice Livio Bertola, titolare di una piccola impresa a Marene (Cuneo), uno dei promotori e oggi presidente del comitato direttivo di Aipec. «Nell’associazione ci sono il calzolaio e l’imprenditore con 250 dipendenti, è estremamente variegata. Ed è anche aperta a lavoratori, studenti, disoccupati, pensionati, casalinghe». I soci sono già oltre un centinaio, sparsi su tutto il territorio, da Ragusa a Trento. Una sessantina sono imprenditori, commercianti, professionisti, in parte già aderenti a Edc, gli altri sono sostenitori. È previsto, infatti, che ci si possa associare sia come soci ordinari, con diritto di voto (si paga una quota annua proporzionata a fatturato e numero di dipendenti), sia come soci sostenitori, che pagando 50 euro possono comunque partecipare alle attività dell’associazione. E dare il loro contributo, «anche in termini di idee - spiega Bertola - che poi magari possono essere riprese e realizzate in modo condiviso. Intanto iniziano a formarsi alla cultura del dare, del condividere, non dell’accaparrare o dell’investire solo per il guadagno».

Da poco è partita una newsletter mensile (informazioni su www.edc-online.org) e a inizio febbraio si è svolto a Torino il primo incontro fra gli
associati, due giorni per stare insieme e conoscersi di persona. «La nostra idea - conclude Bertola - è aumentare la conoscenza fra i soci, anche per condividere preoccupazioni e gioie, ascoltarsi, vedere se c’è modo di aiutarsi concretamente. Cerchiamo di far scoprire la bellezza della cultura del dare, dello sperimentare da imprenditori la gratuità. Tantissimi hanno questo desiderio. La felicità non arriva quando si accaparra per sé, ma quando si fa qualcosa per gli altri».

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