Rassegna stampa

Katolsk Orientering - 04/11/2011

Articolo sull’Economia di Comunione nel giornale cattolico danese ”Katolsk Orientering” nr. 18 del 4 novembre 2011.

Amicizia ed economia di mercato

Messaggio del Focolare per una umanizzazione della globalizzazione

di Lisbeth Rütz (Traduzione dal danese di Anna Maria Gioia)

pubblicato su: Katolsk Orientering nr. 18 del 4/11/2011

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Che cosa ha a che fare la pasta ecologica, la conserva di fragole nell’aceto balsamico e la crema antirughe con le encicliche di Papa Benedetto XVI?

Tantissimo se si pensa che l’azienda produttrice, che si chiama Terre di Loppiano, appartiene al Movimento dei Focolari. Il Movimento é nato negli anni 40 a Trento, nel nord Italia, dove sotto i bombardamenti, alcune giovani donne si raggruppavano nei rifugi desiderose di vivere il Vangelo nella quotidianità e con in mente l’idea di attuare una fratellanza fra gli uomini. Nel 1944 nacque la prima comunità che fu chiamata Focolare, a indicare il focolare domestico da cui si sviluppa calore e vita. Negli anni 60 il Movimento ereditò un grande vigneto nelle vicinanze di Firenze e qui negli anni seguenti venne costruita la cittadella di Loppiano dove abitano circa  800 persone provenienti da  60 paesi diversi. Nella cittadella la vita quotidiana si svolge come  in tanti altri luoghi  ma qui  lo scopo é quello di cercare di vivere una spiritualità comunitaria dove le differenze etniche e culturali sono un arricchimento e non un ostacolo. Oggigiorno ci sono 35 cittadelle diffuse nei 5 continenti.

Economia di Comunione

Così come la globalizzazione ha creato una nuova agenda economica, l’ideale di comunità e fratellanza fra gli uomini si é sviluppato sempre di piú diffondendosi da una comunità locale ad una mondiale.

Nel 1991 Chiara Lubich (fondatrice del Movimento dei Focolari) visitò il Brasile. La vista di San Paolo dall’aereo era affascinante ma la corona di favelas attorno al bellissimo centro antico della città ricordò a Chiara la corona di spine di Gesù e si chiese che significato potesse veramente avere un mondo capace di costruire grattacieli ma incapace di impedire che bambini morissero di fame ogni giorno. E fu proprio durante la sua visita in Brasile che nacque in Chiara l’idea di una economia di comunione. L’idea fu quella di usare la forza del mercato in maniera costruttiva mirando a trasformare l’ideale della fraternità in una concreta realtà economica. Nacque così una nuova forma di pensiero economico. Si voleva utilizzare una parte del guadagno in eccesso per progetti in favore dei meno privilegiati. Un terzo del guadagno doveva essere investito in progetti sociali, un altro terzo per insegnare al personale delle aziende a pensare ad una comune economia. L’ultimo terzo  infine, doveva essere investito per migliorare la stessa ditta. La filosofia di base era di creare fra le aziende uno spirito comunitario con più attenzione reciproca e un maggiore interesse verso i collaboratori più deboli. La forza di tale economia stava nel fatto che poteva essere usata in tutte le culture al di là del credo religioso dei collaboratori. Oggigiorno ci sono più di 750 aziende in tutto il mondo che attuano l’economia di comunione.

Microcredito e risocializzazione

Il Bangko Kabayan nelle Filippine é un esempio di come una qualunque azienda può l’EdC. La banca offre infatti le stesse prestazioni di tutte le altre banche ma con la fiducia nella divina provvidenza, si propone di sviluppare al massimo le capacità dei suoi collaboratori in modo che i clienti, specialmente le piccole aziende,possano trarne maggior vantaggio. Inizialmente la banca era gestita come una azienda familiare e non aveva interesse a espandersi ma una volta scelta l’EdC puntò ad attuare un programma di microcredito che avrebbe  aiutato i meno abbienti  ad avviare una propria attività prestando loro una piccola somma senza richiesta di garanzia. Una delle proprietarie della banca, Teresa Ganzon, dice: “il microcredito ha portato un cambio di mentalità nella nostra banca. Ci ha fatto vedere le potenzialità dei più poveri”.

Un altro esempio di EdC é il Consorzio Roberto Tassano di Genova. Giacomo Linaro e Piero Cattani avevano una piccola azienda di riparazione di elettrodomestici.La ditta venne trasformata in seguito in cooperativa e prese il nome di un caro amico morto in un incidente. Nella rete della cooperativa ci sono oggi molte aziende diverse, fra le altre una casa di riposo per anziani, un centro vacanze con un profilo sociale e una ditta di consulenza. Una parte del guadagno viene usata per creare nuovi posti di lavoro (nella stessa cooperativa) per persone emarginate quali per esempio ex drogati o persone in libertà condizionata.

L’EdC é diventata anche una materia all’università. Ogni anno ci sono nuove tesi o dottorati sulla materia. così concetti “leggeri” come amore e fraternità sono entrati a far parte degli studi di economia. Nell’EdC efficienza e profitto non sono in contrasto. Benedetto Gui, professore di economia all’Università di Padova, dice che “l’EdC concilia efficienza e solidarietà e vorrebbe contribuire essenzialmente a una cultura del dare che non vede i poveri come un problema ma al contrario come una preziosa risorsa. Gui ha lavorato scientificamente all’argomento e ha viaggiato in tutto il mondo per studiare l’EdC nella pratica.

Esperienza di Sibilla ed Elizabeth

Qui in Danimarca non ci sono molti che hanno esperienza dell’EdC ma a luglio il professor Gui ha tenuto un seminario per un piccolo gruppo interessato all’idea. Una delle partecipanti al seminario, Sibilla van Haastrecht del Focolare di Strindbergsvej a Valby, mi ha raccontato la sua esperienza. Da ragazza era stata coinvolta nella ricerca di sponsor per organizzare una gara ciclistica. I soldi raccolti in questo progetto sarebbero serviti a finanziare un ospedale in Cameroun.  A Loppiano Sibilla aveva lavorato al laboratorio di ceramica di arte sacra, il Centro Ave dove aveva sperimentato un’atmosfera molto diversa e molto più aperta di altri posti di lavoro.

Un’altra partecipante al seminario era Elizabeth Knox-Seith, pastore della chiesa luterana dello Spirito Santo a Copenaghen impegnata nel nuovo movimento “monacale” che lavora per fondare nuove comunità che assomigliano a un monastero. La comunità ecumenica “Iona”  é stata una fonte di grande ispirazione per lei. I membri di questa comunità danno il 10% del loro reddito per progetti sociali. Elizabeth si interessa all’EdC prima di tutto come mezzo per vivere giorno per giorno una maggiore responsabilità sociale.

Papa Benedetto e il pensiero il mercato?

Quando si compra pasta, marmellata o crema antirughe nell’azienda Terre di Loppiano, si compra anche la filosofia sulla fraternità al di là dei confini territoriali e spirituali.Tale filosofia trova un degno sostenitore in Papa Benedetto XVI.Tre anni fa é stata pubblicata la sua terza enciclica “ Caritas in Veritate” che é la sua prima enciclica sul sociale dopo quella di Giovanni Paolo II (1991) “Centesimus Annus”.L’enciclica richiama l’idea lanciata in occasione del vertice del G8 in Italia, infatti “Caritas in Veritate” é una protesta contro il capitalismo selvaggio e i suoi fedeli  tirapiedi, avidità e cinismo. La globalizzazione e la crisi economica mondiale sono il cupo sfondo dell’enciclica, che analizza la crisi ma non dà indicazioni dirette su come affrontarla.

L’influenza dell’ideale dei Focolari è molto evidente in alcuni passaggi dell’enciclica “Caritas in Veritate”, per esempio nel capitolo 3 intitolato “Fraternità, sviluppo economico e società civile”; nel paragrafo 34, incentrato sulla cultura del dare, si legge “l’uomo é stato creato per dare e ricevere, e questo é il punto di partenza per esprimere e realizzare la sua dimensione spirituale,” (pg. 46) e ancora nello stesso capitolo quando si parla di “amicizia e comunità”. Bisognerebbe collaborare per umanizzare la globalizzazione e il mercato, che di per sé non é visto come qualcosa di male: “La dottrina sociale della Chiesa sostiene il concetto che i rapporti umani veri – quali amicizia e comunità, solidarietà e reciprocità possono anche esistere in un contesto economico, e non solo al di fuori o come qualcosa a cui ci si possa successivamente agganciare. L’economia non é né economicamente neutra né disumana o antisociale per natura e siccome é fatta di attività  umane può essere strutturata e istituzionalizzata sulla base di punti di vista morali”. (pg. 50)

Nel paragrafo 46 Papa Benedetto cita l’Economia di Comunione come un buon esempio. Si parla di una nuova forma di azienda che coinvolge sia il privato che il pubblico e non esclude il profitto “ma vede il profitto come mezzo per raggiungere entrambe le dimensioni  umane e sociali (pg. 67). Queste aziende sono pronte a “considerare il profitto come un mezzo per raggiungere un’umanizzazione sia del mercato che della società nel suo insieme” (pg. 67). Papa Benedetto e l’Economia di Comunione considerano infatti il profitto come un beneficio, se non é un fine in sé. sarà interessante vedere come l’EdC  verrà sempre di più messa in pratica.

Ulteriori informazioni sull’Economia di Comunione si possono trovare sul sito:  www.edc-online.org/it e www.focolare.org

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