Rassegna stampa

Osservatore Romano - 28/01/2011

Conferenza dei Focolari a Nairobi sul progetto voluto da Chiara Lubich

Economia di comunione per lo sviluppo dell'Africa

pubblicato sull' Osservatore Romano del 28/01/2011

Logo_Osservatore_RomanoNairobi, 27 gennaio -  «Un autentico sviluppo africano deve portare con sé la "spiritualità di comunione", la preoccupazione per gli altri e la solidarietà verso i bisognosi. Questa conferenza è una grande opportunità per introdurre una nuova dimensione nel programma di studi sullo sviluppo economico e umano. L'Africa tradizionale ha già rara questa dimensione, che, nel corso dell'epoca moderna, sembra essere stata ignorata al fine di conformarsi alle nuove teorie del fare profitto in un mondo globalizzato. Grazie a Chiara Lubich e al Movimento dei Focolari, noi possiamo oggi risvegliare questo spirito di sollecitudine per gli altri in modo da tornare alle radici del vero sviluppo africano».

 

Aprendo, ieri, alla Catholic University of Eastern Africa di Nairobi, la conferenza internazionale su «Economia di comunione. Un nuovo paradigma per lo sviluppo africano», il vice rettore dell'ateneo, John Maviiri, ha sottolineato come al centro della riflessione dei partecipanti ci sia proprio «l'ideale del sogno di Chiara Lubich, ossia l'economia di comunione».

 

Un ideale – ha continuato Maviiri –preso in prestito dall'esempio delle prime comunità cristiane e contenuto nel fatto che tra i membri «nessuno era bisognoso» (Atti degli Apostoli, 4,34). Per il continente africano è una sfida e «ho la speranza – ha concluso il vice rettore – che questa conferenza si concentrerà per trovare una soluzione a una realtà che vede circa il 60 per cento delle persone residenti nel territorio sub-sahariano vivere con meno di un dollaro e venticinque centesimi al giorno».

Nel 2011 ricorrono i vent'anni del progetto «Economia di Comunione», lanciato da Chiara Lubich a San Paolo, in Brasile, il 29 maggio 1991. La ricorrenza sarà celebrata nel Paese sudamericano dal 25 al 29 maggio con una serie di eventi dedicati alle attuali e future iniziative.
L'incontro di Nairobi, organizzato in collaborazione con il Movimento dei Focolari, è stato fortemente voluto da Maviiri e dal decano della Facoltà di commercio dell'Università cattolica dell'Est Africa, Aloys Ayako. II popolo africano ha urgente bisogno di cultura imprenditoriale e di sviluppo economico, ma è anche in cerca di un modello di economia e di impresa che non distrugga la comunità e la comunione, grandi valori delle sue culture. Per questo la cultura dell'economia di comunione può rappresentare una grande speranza per il continente. «L'Africa – ha detto Ayako – non è una massa indifferenziata di territorio ma piuttosto un mosaico o uno spettro di grande diversità in termini di storia, topografia, risorse, doni naturali, tradizioni. E come continente deve affrontare numerose sfide, dalla democratizzazione alla stabilità politica, dalla pace alla crescita economica, alla cronica povertà

Oltre a membri della Commissione internazionale economia di comunione dei Focolari – composta da studiosi, imprenditori e operatori sociali provenienti da Stati Uniti, Filippine e vari Paesi d'Europa – partecipano al convegno di Nairobi (che si conclude venerdì 28) autorità civili e religiose, imprenditori, banchieri, enti che lavorano in progetti di sviluppo in Africa, rappresentanti di organizzazioni non governative locali, giovani studenti venuti da molte nazioni africane. Una speciale attenzione verrà data alla cosiddetta «cultura d'impresa». Oggi, ad aprire i lavori con un messaggio di saluto, è stato l'arcivescovo di Nairobi, cardinale John Njue, presidente della Conferenza episcopale del Kenya.

Per Maviiri, «esistono importanti questioni che riguardano la leadership nella lotta contro la povertà e tutte le forme di degrado dell'uomo africano. Appare chiaro che l'immagine di Dio rispetto alla quale questa persona fu creata (Genesi, 1, 27) è pesantemente oscurata da un carico di sollecitazioni che sfigura il volto umano. Ciò rende impossibile vedere l'immagine di Dio riflessa nei nostri volti. Cosa dobbiamo fare per pulire e assestare il nostro volto e per tornare alla situazione originaria di uomini e donne creati a immagine di Dio?», si è chiesto il vice rettore. Per dare speranza non è mai troppo tardi e l'ideale che era realizzato negli Atti degli Apostoli può ancora essere raggiunto nel ventunesimo secolo: «Ascolteremo testimonianze dall'Africa e da altre parti del mondo per mostrare come l'economia di comunione ha già dato buoni risultati in molte circostanze», ha aggiunto.

Per dare continuità all'iniziativa, sono in fase progettuale alla Catholic University of Eastern Africa corsi di approfondimento, per diffondere una cultura economica d'impresa per il continente. La realizzazione e affidata al gruppo di economisti e studiosi che lavorano in tutto il mondo allo sviluppo dell'economia di comunione. «L'esperienza vissuta – spiega Genéviève Sanze, una responsabile del progetto, ci fa comprendere che non si può uscire dalla trappola dell'indigenza solo col denaro, con la ridistribuzione delle ricchezze, la realizzazione dei beni pubblici o l'incremento delle relazioni commerciali tra Nord e Sud. Ne usciremo quando saremo capaci di costruire relazioni umane autentiche e profonde tra persone differenti ma uguali, quando capiremo che non esiste persona al mondo povera al punto da non potere essere dono per l'altro».

Dal 23 al 25 gennaio, la «Mariapoli Piero», cittadella dei Focolari a Kalimoni (Nairobi), ha ospitato la prima «Economy of Communion School» per giovani aspiranti imprenditori, provenienti soprattutto dall'Africa. Formazione, reciprocità e inculturazione i pilastri della scuola, di cui è responsabile mondiale Luigino Bruni: «L'Africa – ha spiegato – ha bisogno di aprirsi al mercato salvando le radici di comunità, molto forti nel dna della sua cultura. Si comprende allora come l'economia di comunione possa essere qui, davvero, un'importante opportunità».

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