Luigino Bruni

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Ilva di Taranto, domande inedite

Un esempio di scelta tragica tra due beni: il diritto-dovere al lavoro e il diritto-dovere alla salvaguardia della salute e del creato.

di Luigino Bruni

Pubblicato su: Città Nuova n.17/2012 - 10/09/2012

120817_Manifestazione_ILVA_Taranto_02_ridC’è una branca della scienza economica che studia le cosiddette “scelte tragiche”. Le più classiche e quasi epiche sono quelle che si trova di fronte il comandante della scialuppa di salvataggio troppo affollata (uno fuori o il rischio di affondare tutti?), o l’imprenditore che deve decidere tra il licenziamento di qualche operaio (che per il vero imprenditore è sempre scelta molto dolorosa) o il rischio di fallimento dell’intera impresa.

La scelta tragica è quella tra due cose “cattive”, mentre la scelta drammatica è quella tra un male e un bene, dove è chiara la direzione da prendere, anche se dolorosa. Esiste però un’altra versione delle scelte tragiche, sempre più frequente nel nostro mondo: quella tra due beni, tra due cose buone. Quanto sta avvenendo con l’Ilva di Taranto (e con la Sulcis di NuraxiFigus, che presenta tratti analoghi), è un esempio di scelta tragica tra due beni: il diritto-dovere al lavoro e il diritto-dovere alla salvaguardia della salute e del creato).

Quando la vita civile porta le persone a scelte tragiche tra due beni, ciò è un segnale di una crisi profonda, e inedita nella nostra storia. E quando ciò accade, il conflitto sociale non è più dentro la fabbrica tra padroni e operai, o tra rendite e profitti e salari, ma dentro delle stesse famiglie e all’interno delle stesse persone. Il conflitto viene ad abitare dentro casa e dentro di noi, perché sono le stesse famiglie che debbono lavorare e che non vogliono morire di inquinamento. E questo fatto nuovo ci pone domande nuove alle quali non sappiamo rispondere, perché non è possibile rinunciare a nessuno di queste due cose buone, e se lo facciamo ci laceriamo, individualmente e come società. Ciò che è certo che in queste nuove forme di tragedie, il classico confronto sociale (sindacati da una parte e il capitale dall’altro) non funziona più, perché operai, sindacalisti, managers, amministratori locali, magistrati, hanno tutti il conflitto dentro casa e dentro di loro.

Ecco perché a Taranto, e in Sardegna, si sta giocando una partita molto più grande di quei territori, e non possiamo darci pace finché non trasformiamo la tragedia in dramma, perché dietro quelle imprese si nasconde una sfida decisiva per la nostra civiltà.

 

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