Luigino Bruni

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Generatori di mitezza

Le virtù del mercato - Nel mondo del lavoro e nella vita civile non c’è bisogno solo di un linguaggio non-violento (che è già qualcosa), occorre un linguaggio mite.

di Luigino Bruni

pubblicato sul Messaggero di S.Antonio il 05/03/2018

Economia mitezza MSA rid 300C’è una virtù molto scarsa nel mondo dell’impresa del nostro tempo, che, anche per la sua scarsità, sarebbe invece molto preziosa. Questa virtù è la mitezza, la mansuetudine. La mitezza è l’anti-violenza, ma è anche l’anti-ira, un vizio oggi parecchio popolare, che incattivisce le nostre riunioni di lavoro o di condominio, il traffico, le campagne elettorali, e che il tempo dei social ha amplificato.

I miti sono la sola cura davvero efficace ai violenti e agli irosi, perché, come in poche altre realtà, la mitezza di pochi cura e accudisce l’ira di tanti. I miti sono il primo lievito del mondo, il «resto fedele» che salva un intero popolo. Senza mitezza non resisteremmo nelle lunghe malattie, nelle notti insonni quando, come Giobbe, ci giriamo e rigiriamo fino all’alba; affonderemmo nelle prove vere della vita, negli abbandoni, nelle solitudini infinite della vedovanza.

Il mansueto, come dice l’etimologia della parola, è come l’agnello che sa far passare docile la mano del pastore sul suo dorso, è colui che è diventato esperto (sueto) alla mano della vita, degli altri, di Dio. Nella Bibbia ai miti è promessa l’eredità della terra. Di quale terra? La prima eredità della terra è quella che riceveranno domani i nostri figli se noi, oggi, saremo miti. Nelle imprese, nella politica, nelle famiglie, verso i giovani. Nel rapporto con la terra. Tutte le volte che siamo violenti e predatori con la terra e con le sue risorse, stiamo svalutando il patrimonio che lasceremo in eredità. Chi è mite custodisce l’oikos (la casa) e quindi fa una oikonomia mite, che usa le risorse sapendo che le deve lasciare in eredità, perché ieri le ha ricevute in eredità.

I miti, nei calcoli del Pil e nelle stime del benessere, darebbero molto più peso al consumo di risorse non rinnovabili e a tutte quelle che abbiamo trovato sulla terra e che dobbiamo lasciare in eredità. Ci insegnerebbero a usare tutti i beni come fossero beni comuni (perché, in qualche modo, lo sono), e con la stessa cura con cui si usano le cose dei figli. Una mitezza economica (che ci manca) porterebbe a ridurre l’aggressiva presenza della pubblicità in tutti i momenti della nostra vita, a interrompere l’utilizzo di gratta-e-vinci e slotmachine, a mitigare i linguaggi arroganti e volgari dei capi, sarebbe più femminile e meno maschile.Il mite ha infatti il suo tipico linguaggio. Nel mondo del lavoro e nella vita civile non c’è bisogno solo di un linguaggio non-violento (che è già qualcosa), ci occorre un linguaggio mite.

Un importante àmbito dove il linguaggio mite è particolarmente prezioso è la gestione dell’invidia nei confronti di amici e colleghi. Quando un mite ascolta una critica verso un proprio amico/collega che sa nascere soltanto dalla cattiveria-invidia-violenza, protegge l’amico e non gli riferisce queste parole cattive. Le tiene per sé, le digerisce nel proprio cuore, e con la sua mitezza impedisce che quella violenza ferisca e intristisca quelle persone, e poi si moltiplichi. La blocca sul nascere, non le consente di diventare cultura e male comune. Fa invece come quegli alberi che purificano l’ambiente dai veleni e purificandolo se ne nutrono. Trasformano gli scarti della piccolezza e meschinità umane in cibo di vita. Ogni atto di mitezza nutre la mitezza del mite, e aumenta la mitezza delle organizzazioni, accresce la mitezza del mondo.

Infine, la terra che i miti certamente erediteranno è quel brano di terra che accoglierà, alla fine, il loro corpo. In quel giorno quando, dopo aver speso una vita nell’esercizio della mitezza, si ritroveranno capaci di farsi accarezzare dalla mano dell’angelo, nell’ultimo e decisivo abbraccio mite. Sarà l’ultima mitezza, quella più bella. Bea­ti i miti, perché erediteranno la terra.

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