Interventi a Convegni

Non di solo pane vive l'uomo. EdC: una economia non solo finalizzata al profitto

Nell'ambito del Convegno dal titolo: "L' Avere e l'Essere, per una economia a servizio della vita" organizzato da Interdependence

Intervento di Alberto Ferrucci

Torino, 13 ottobre 2012

Logo_Conv_interdependenceVoglio iniziare con un paio di testimonianze di imprenditori che aderiscono al progetto di Economia di Comunione: il primo è Germán M. Jorge,  imprenditore argentino proprietario della Dimaco S.A. che produce prodotti per l'edilizia: "Mi chiama al telefono il responsabile dello stabilimento di produzione di cemento che è il nostro principale concorrente in zona e mi chiede se possiamo vendere loro una certa quantità di cemento perché gli altri fornitori gli non gli facevano più credito.

Era noto che stavano attraversando un momento molto difficile dal punto di vista finanziario, per la separazione della società familiare e le conseguenze che questo fatto stava generando. Io sapevo che la situazione era grave e sentivo dentro che era arrivato il momento che avevo tanto atteso: avevo l'occasione di cambiare la storia; questo concorrente giocava molto forte contro di me nel mercato e aveva detto ad altri colleghi che il suo errore era stato quello di lasciarmi alzare la testa.

 La conversazione più o meno è andata così:
- Non ti preoccupare, il lunedì avrai il cemento.
- Ma non so se gli assegni potranno essere pronti per lunedì; io sono due mesi che non ricevo il mio stipendio.
- Non c'è problema; chiamami quando saranno pronti.
- Quanti soldi ti dovrò pagare?
- Sicuramente tu adesso paghi quanto pago io. Mi dovrai pagare quello.
- Ma così non guadagni niente.
- Non ha senso che in quest'operazione io guadagni; voi non sarete mai miei clienti e ora avete bisogno di una mano.
Lui mi ringrazia e la conversazione finisce lì: la pienezza e la felicità che ho provato in quel momento, vi posso assicurare, valgono molto più del cemento; mi sono sentito pienamente realizzato umanamente. Questo fatto ha causato sorpresa nei miei dipendenti che all'inizio non capivano e ho dovuto spiegargli che la cosa più importante non era il fatto in sé, ma ciò che questo può generare dentro e fuori la nostra azienda.
Quel mese abbiamo raggiunto il record di vendite e proprio nel bel mezzo della crisi riusciamo a vendere circa il 30% in più rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.
Questo modo di rapportarci, mettendoci al servizio degli altri, ha dato il via ad una catena di raccomandazioni che ha rafforzato la nostra reputazione e ci offre nuove opportunità di business ogni giorno, quasi senza la necessità di andarle a cercare. Se le aziende scoprissero l'utilità, anche economica, che l'EdC, vissuta con radicalità, genera, non esiterebbero a metterla in pratica."

Catherine Sallier nella provincia dell’Ardèche, in Francia esercita da 30 anni la professione di apicoltrice,  e  racconta:"Facevo già parte del Movimento dei Focolari quando è nata l’Economia di Comunione, e immediatamente, ho sentito che ero nata per questa vita e che questo era ciò che aspettavo da sempre.

Dalle mie api raccolgo miele e polline, e un prodotto meno conosciuto, la pappa reale. Quell’anno, all’inizio della primavera, Céline, una giovane collega, mi contatta alquanto giù di morale perché durante l'inverno aveva perduto tutte le sue api: mi chiedeva se potevo fornirle 10 colonie per produrre la pappa reale.

Per comprendere meglio, occorre sapere che la pappa reale è un prodotto raro e costoso, prodotta da sciami d’api particolari, che necessitano di una grande quantità di lavoro altamente tecnico e che vanno gestiti in modo speciale: basta un piccolo numero di colonie per ottenere un guadagno, ma queste sono molto preziose perché la loro produzione ha molto valore.

Esito a darle una risposta perché anche le mie api non sono in buono stato. Vorrei aiutarla, ma avrò le api necessarie? C’è un’altra incognita: la stagione di produzione della pappa reale dura meno di 4 mesi, ed uno sciame è una colonia non ancora in produzione, di cui non si conosce il potenziale, in primavera ha bisogno di altre 6 settimane per essere in grado di produrre! Céline mi propone di lavorare per me in modo da finanziare gli sciami d’api che le fornirò.
Esaminando in alcune settimane con particolare attenzione la situazione delle mie colonie, mi rendo conto che gli sciami non saranno pronti per tempo, e forse non saranno neanche buoni: ma  Céline ha davvero bisogno di produrre, e così le dico di venire a prendersi le mie colonie personali già in produzione, non i nuovi sciami, dicendole: “con queste, puoi cominciare a produrre domani”.

Céline, sbalordita, porta a casa le colonie ed io rimango con gli sciami, senza la minima certezza che riusciranno ad assicurare la produzione di cui ho bisogno, tanto più che miei colleghi mi hanno dato notizie sconfortanti sul loro potenziale genetico.
Dopo tre mesi ad agosto Céline ha raggiunto il suo obiettivo, ha prodotto la pappa reale di cui aveva bisogno. Ma anche io ho avuto un’ottima stagione: tutti gli sciami si sono rivelati buoni e ho prodotto più dell’anno precedente!

Sono molto contenta. Mi rendo conto che è come lavorare senza avere il registratore di cassa: donando tutto ciò che si può e vivendo giorno dopo giorno: al momento opportuno, la cassa si apre dal cielo. E’ veramente la mano di Dio, il centuplo! Ho davvero capito anche che nel corso del tempo l’Economia di Comunione mi fa diventare diversa. Dai e ricevi! E più dai, più ricevi!

Di esempi simili ne avrei molti da raccontare: aggiungo solo quello di un consorzio di cooperative liguri che opera in vari settori, in particolare in quello dei servizi alla persona e che attualmente dà lavoro a 1600 persone, di cui 150 diversamente abili: solo una piccola parte dei lavoratori e dei dirigenti aderiscono alla spiritualità del movimento dei focolari, eppure tutti i soci delle cooperative sono d'accordo di utilizzare gli utili delle loro cooperative in via prioritaria per bilanciare i conti delle due cooperative sociali del gruppo che sono costituite per il 90% da persone diversamente abili, che con i loro proventi non riuscirebbero a farli quadrare.

E un consorzio nato da due operai che hanno conferito alla prima cooperativa la loro azienda di riparazione lavatrici, che è cresciuto a ritmi sostenuti per quindici anni, proprio perché il gruppetto di persone che lo guida ed ispira ragionano secondo il "date e vi sarà dato" del Vangelo.

So bene che nella Casa della Divina Provvidenza anche le pareti sono intrise di queste logiche, ma a mio parere la novità della Economia di Comunione è che si propone di applicarle nel mondo delle imprese cosiddette normali, quelle che si dicono  "for profit": anche in Economia di Comunione si vogliono fare profitti,  e si è contenti se essi sono abbondanti, naturalmente se essi sono stati ottenuti operando all'interno dell'azienda e verso il territorio attorno con lo stesso spirito: la novità è che alla fine gli utili vengono liberamente condivisi per togliere gli indigenti dalla loro condizione, offrendo cibo, casa ed istruzione ai ragazzi e occasioni di lavoro, o meglio modo di crearsene uno agli adulti; naturalmente parte degli utili serve per le necessità dei soci e per investimenti in modo da farla crescere, ed  una parte è dedicata alla diffusione della cultura di comunione anche in economia, ad esempio finanziando la Università Sophia, in Italia presso Loppiano, dove giovani laureati di tutto il mondo vengono per due anni a studiare la filosofia, la teologia e l'economia nella cultura dell'unità.

Il progetto di Economia di Comunione nasce nel 1991, ma già nel 1984 Chiara Lubich, la fondatrice del movimento, in un congresso su economia e lavoro esprimeva la sua concezione di una nuova economia: invece che una lotta per la sopravvivenza con i concorrenti, in cui la mia vita nasce dalla tua morte, ella la definiva "un impegno per crescere insieme" e contro ogni logica del mondo affermava che per risolvere i problemi dell'economia e del lavoro era necessario vivere il  "date e vi sarà dato" del Vangelo:  "Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia e tutte queste cose vi saranno  date in aggiunta (Mt 6,33)".

La storia

Dopo il crollo del muro di Berlino il mondo divenne euforico, il consumismo avrebbe portato benessere ovunque; Chiara, vedendo invece come esso stava travolgendo i valori che l'occidente aveva mutuato dal Vangelo, nel '90 volle offrirsi con i suoi compagni di New York per pagare di persona perché crollassero anche i "muri" che impedivano la gloria di Dio, come il muro del consumismo.

Nel '91 Chiara giunse in Brasile avendo letto la enciclica Centesimus Annus, che sottolineava  tra i diritti della persona quelli di proprietà e di iniziativa privata, ed auspicava una economia sociale che orientasse la società di mercato al bene comune; in attesa di atterrare con l'aereo a San Paolo, in Brasile ella fu colpita dalla moltitudine di grattacieli della città, tutti circondati da grandi estensioni di favelas, quelle baraccopoli che il cardinale Arns chiamava la "corona di spine".

Ella rimase colpita più che dalla povertà di molti, soprattutto dallo squilibrio tra ricchezza e povertà di quella società moderna e pur sapendo che poteva essere considerata ingenua e anche derisa dal mondo a cui ormai era ben conosciuta, chiese ai suoi amici brasiliani che incontrava nella vicina cittadella di testimonianza del movimento, di passare all'azione: raccogliere le  risorse dei "poveri ma tanti", affidarle ai "più esperti fra noi", e creare nuove aziende accanto alle cittadelle, per produrre lavoro e risorse per togliere i poveri dalla loro condizione, e formare uomini nuovi.

A questi esperti imprenditori ella chiese di dare tutto, lanciando una  "vocazione laica" specifica, una loro via per  farsi santi: il sociologo Tommaso Sorgi, allora  responsabile del Movimento Umanità Nuova, ricordando che lo scrittore  Igino Giordani, co-fondatore del movimento aveva affermato: non comunismo ma comunione, definì Economia di Comunione nella Libertà quanto veniva proposto da Chiara: una proposta che veniva rivolta a un suo popolo  che già aveva sperimentato che la pienezza si raggiunge nell'amore reciproco, non nel consumare o possedere.

La risposta dei brasiliani fu immediata, si vendettero piccole proprietà, si offrirono risparmi, ci si liberò da oggetti preziosi;  vi fu chi lasciò la propria città ed ottimi posti di lavoro per iniziare attività produttive accanto alle cittadelle e vi fu chi decise di espandere  la sua azienda solo per poter offrire più utili.
Nacquero aziende che erano una sfida  anche per imprenditori esperti, tanto più per chi vi si lanciò senza esserlo: aziende animate da un impegno per crescere insieme anche con la concorrenza, passando per la porta stretta di una gestione aziendale resa complessa dal desiderio di comunione, vivendo un  "disarmo economico" con i fornitori e clienti e la legalità, anche in presenza di leggi oppressive.

Una sfida difficile da affrontare da soli: gli imprenditori di solito voglio apparire  senza problemi per non compromettere il buon nome della loro azienda, ma nella nuova economia il discernimento per andare avanti si trova  nel rapporto con l'altro, nell'amare l'azienda altrui come la propria.

L'inaugurazione nei primi anni del secondo capannone del polo Spartaco in Brasile, fu un segno di quanto nell'Economia di Comunione il cielo e la terra siano uniti; Ginetta Calliari, la  compagna di Chiara responsabile per il Brasile, volle inaugurarlo  anche se l'azienda per cui era nato era fallita prima di potervi entrare:  alzandosi dalla sedia a rotelle su cui vi era giunta, affermò con forza che quel capannone, costruito per amore, sarebbe esistito anche nei cieli nuovi e terre nuove: alle sue parole Francois Neveux, imprenditore venuto dalla Francia solo per offrire le sue tecnologie, prese la decisione di avviarvi una sua azienda.

Gli era stato sconsigliato, il mercato non era ricettivo per i suoi prodotti, ma lui rispondeva: rischio i soldi miei,  vorrà dire che rinuncio a comperarmi una Ferrari; il mercato era davvero difficile, ma Francois fu in grado di inventare nuovi prodotti e brevetti per l'azienda brasiliana, che poi esportò anche in Europa; l'azienda è dopo venti anni ancora attiva in quel polo, assieme ad altre otto.

Poli produttivi sono nati in Argentina, ancora in Brasile, in Portogallo, in Belgio; in Italia, vicino a Incisa Valdarno nel Polo Lionello oggi operano 24 aziende che  cercando di sperimentare anche nelle difficoltà dell'oggi una economia fraterna; in questo polo presso la cittadella di Loppiano si è attivato anche un incubatore per piccole aziende; intanto in varie parti del mondo si tengono scuole per giovani imprenditori "di comunione": quest'anno in Kenya, in Camerun, in Portogallo, nel Nord Est del Brasile, e due in Italia.

In questi venti anni le aziende che hanno aderito al progetto sono 1800, aiutando in media 5000 famiglie povere di varie parti del mondo; di queste attualmente ne sono attive circa 850 e ne stanno nascendo di nuove in particolare nell'Africa Sub Sahariana dove gli imprenditori sentono questo progetto particolarmente adatto alla loro cultura.

Quando ventuno anni fa è stato annunciato il progetto, esso poteva essere considerato solo profetico: oggi con tutti gli eventi epocali, il problema del lavoro dei giovani, quello ambientale e quello sociale mostrano chiaramente come il modello di sviluppo proposto dal consumismo occidentale non è sostenibile se applicato per tutti, e questo crea la ribellione degli esclusi che ormai lo possono sentire vicino in forza dei mezzi di comunicazione che hanno annullato le distanze.

Tutti ormai avvertiamo che questo modello va cambiato, ma al momento non vi sono alternative credibile e sperimentate:  lanciando la sua proposta Chiara lo faceva in piena consapevolezza perché essa era congruente con le sue  intuizioni sulla natura dell'uomo; infatti scriveva, a commento del primo documentario sul progetto queste parole:    

A differenza dell'economia consumista, basata su una cultura
dell'avere, l'economia di comunione è l'economia del dare.
Ciò può sembrare difficile, arduo, eroico.
Ma non è così perché l'uomo,
fatto ad immagine di Dio che è Amore, 
trova la propria realizzazione proprio nell'amare, nel dare. 
Questa esigenza è nel più profondo del suo essere,
credente o non credente che egli sia.   
E proprio in questa constatazione,  suffragata dalla nostra esperienza,
sta la speranza  di una diffusione universale  dell'economia di comunione.

Chiara Lubich  Rocca di papa, 10 novembre '91


E fin dall'inizio Chiara affidava ai giovani un compito: studiare questa nuova economia, ed in seguito lanciava il Movimento Economico, affidato a studiosi di economia ed imprenditori,  chiedendo che si desse con lo studio ed il dialogo  dignità teorica a questo nuovo modo di operare in economia: in questi anni sono state predisposte oltre 300 tesi di laurea e di master, si sono tenuti molti congressi, aperti siti web e pubblicati libri in varie lingue.

Molto attivi a sostenere queste attività di studio e dialogo culturale sono gli imprenditori,  che si rendono conto che oggi l'iniziativa più concreta per incidere davvero sul futuro dei nostri figli e nipoti sta nel diffondere la cultura di comunione, la proposta di una economia fraterna; non per ottenere più profitti ed arricchirsi, ma per raggiungere la realizzazione personale, della fioritura umana, l'obiettivo che oggi si confonde con quello della ricchezza.

Il Rolex o la Ferrari che si acquista l'imprenditore dopo essersi affannato tutta la vita, non servono per conoscere l'ora con più precisione o per viaggiare più velocemente in città: servono in fondo soprattutto per attirare lo sguardo dell'altro, quello di cui ogni essere umano ha sempre bisogno.

L'economia di comunione gli propone di attirare diversamente ancora quello sguardo, ma più benevolo perché non contiene invidia ma ammirazione, diventando grazie ai suoi talenti, invece che uno sfruttatore del prossimo,  un patrimonio della società, dato che sa creare lavoro, sa insegnare a lavorare e si preoccupa anche degli esclusi: non già facendo loro una elemosina che può offenderli, ma aiutandoli ad entrare nel mondo produttivo; lo fa senza chiudersi nell'ambito della sua famiglia, della sua azienda, della sua regione o della sua nazione, ma aprendosi invece al mondo: al "che tutti siano uno", secondo l'invito contenuto nelle parole del testamento di Gesù. 

 

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