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Economia di Comunione

Persone e imprese che attivano processi di comunione.

Idee e pratiche per un agire economico improntato alla reciprocità e all’accoglienza.

Un ambito di dialogo e di azione per chiunque voglia impegnarsi per una civiltà più fraterna guardando il mondo a partire dagli esclusi e dalle vittime.

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L'economia s'impara in famiglia: la lezione di Bruni a Parma

Incontro con lo studioso per ragionare sul nesso fra lavoro e relazioni familiari

di Lucia De Ioanna

pubblicato su: parma.repubblica.it il 18/05/2018

180514 Parma 02 ridIn occasione della Giornata internazionale della Famiglia, istituita dall’Onu nel 1997, il Comune di Parma con l’associazione Famiglie Nuove e Forum delle Associazioni Familiari Emilia Romagna ha promosso un incontro a palzzzo del Governatore con Luigino Bruni, professore ordinario in Economia politica dell'università Lumsa di Roma e dell'Istituto universitario Sophia di Loppiano (FI). Un confronto per indagare il nesso cruciale tra economia, lavoro e relazioni familiari e comunitarie, nesso che si rivela, osserva Bruni, già nel corpo della parola economia, unione di òikos, che significa casa, e nomos, che indica la legge, la regola, la gestione.

Economia è, quindi, dalle sue radici, gestione della casa: è nell'ambito familiare, osserva Bruni, che si producono quasi tutti i fatti economici fondamentali della vita in comune, non solo il risparmio, la produzione e il guadagno ma pure la formazione nel bambino del sentimento del valore spirituale di quel grande discorso collettivo che è il lavoro.

"In questo senso i primi dieci anni di vita del bambino sono fondamentali per imparare la motivazione intrinseca che deve guidare le nostre azioni. Faccio bene il letto ogni giorno perché il letto ha una vocazione a essere fatto bene, non per ricevere cinque euro dai miei genitori: se il bambino si forma alla cultura dell'incentivo e agisce in modo virtuoso per il denaro, non impara che le cose vanno fatte con cura per una ragione interna. E, da adulto, non avvertirà che il proprio lavoro deve essere svolto bene per un senso interiore del dovere, per la consapevolezza del fatto che è il lavoro a inserirmi nel discorso cooperativo che costituisce ogni società".

Il lavoratore italiano che, ad Auschwitz, salvò la vita a Primo Levi, come ricorda lo scrittore, “detestava i tedeschi, il loro cibo, la loro lingua, la loro 180514 Parma 01 ridguerra; ma quando lo mettevano a tirar su muri, li faceva dritti e solidi, non per obbedienza ma per dignità professionale”.

Coglie aspetti paradossali delle dinamiche economiche, Bruni, non riducibili alla logica del guadagno e della necessità. Margini di libertà, di azione che eccedono i limiti del dovere per configurarsi nella forma del dono: "Il dono fa paura perché è sovversivo: investe il modo in cui svolgo il mio lavoro, mettendoci me stesso, eccedendo l’ambito di ciò che è doveroso. Ma se l’azienda scoraggia questa forma di eccedenza, che può generare una sorta di confusione creativa, rischia di spegnere la spinta all’eccellenza. Il primo fratricidio nasce da un dono rifiutato: quello offerto da Caino a Dio".

Il dono, in quanto gesto paradossale, rappresenta un tabù e la sua carica potenzialmente sovversiva viene disinnescata attraverso una sua pratica in forma omeopatica: "Per proteggerci dal dono abbiamo inventato la filantropia, per una sorta di cura omeopatica, così come per proteggersi dalla minaccia dell’invidia si dipingevano occhi sulla prua delle navi".

Rispetto agli adolescenti, che saranno gli adulti domani impegnati nel lavoro, Bruni invita a puntare su un'educazione che distolga il loro sguardo dalle merci, per orientare i desideri verso obiettivi validi che investano la persona e il suo ruolo all'interno della società.

"Se vogliamo davvero rinnovare l'economia, dobbiamo guardare al mondo dei ragazzi: è nel corso dell'adolescenza che si scopre chi si è e dove indirizzare le proprie passioni. Le vocazioni si rivelano in questa fase della vita quando un ragazzo scopre la propria attitudine, il proprio personale talento. Nessuno è in grado di fare tutto nel modo migliore: ma se ognuno ne fa bene anche una sola, insieme ne faremo bene tante e questo è il valore del lavoro come azione collettiva"

Per paradossi che scuotono il senso comune procede Bruni quando avverte che "i nostri figli possono diventare migliori di noi, solo se lasciamo loro la libertà di poter diventare peggiori di noi e tradire i nostri sogni".

In questo senso, le preoccupazioni dei genitori non devono bloccare i figli nel processo di ricerca di se stessi: ai ragazzi occorre invece che gli adulti li aiutino a riconoscere e a valorizzare i propri talenti che gli permetteranno di diventare adulti grazie al lavoro. E anche di sorprenderci per l'originalità delle loro scelte.

Ancora troppo poco spazio è poi quello occupato dalle donne in ambito economico: "E' necessario dare valore allo sguardo della donna nell'ambito dell'ideazione di teoria economica. Solo in un'occasione, nel 2009, è stato attribuito il Nobel per l'economia a una donna, Elinor Ostrom, per i suoi studi sui beni comuni e un'economia sostenibile. La teoria economica deve arricchirsi della prospettiva femminile, non deve restare territorio di appannaggio maschile".

Il quadro delineato da Bruni è quello in cui il lavoro appare come un linguaggio comune, un motore di cooperazione alimentato dal desiderio di essere riconosciuti dai propri simili e di corrispondere a un'idea di sé autentica, rispettosa del proprio talento: "La motivazione più forte non sta nel guadagno ma nel senso del proprio ruolo rispetto alla costruzione di una società migliore attraverso un'azione collettiva. E questo, si impara da bambini"

Marzo 2020, Assisi
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