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Economia italiana modello vincente perché fraterna

Treviso - Al San Pio X l’incontro “Usciamo dal labirinto”. «Siamo di fronte a un cambiamento epocale, da cui - ha osservato il prof. Baggio - non si torna indietro»

di Fabio Poles

pubblicato su Gente Veneta il 19/10/2013

131008 Treviso Baggio Bruni ridLa “ricetta” dell’economista Luigino Bruni: «Da noi è tutta la comunità che fa impresa e comprende anche un po’ di gratuità» - Per il filosofo Antonio Maria Baggio «questa fraterna reciprocità è alla base dell’economia civile e della Dottrina sociale»

«L’Italia e bella perché storicamente ha  avuto  tanta diversità, tanti carismi e modi diversi di fare impresa. Se perdiamo  tutto  questo  appiattendoci sulla cultura economica del nord America continueremo a perdere ricchezza». Lo ha detto lo scorso 8 ottobre al San Pio X di Treviso Luigino Bruni, docente  della  Lumsa  e  della neonata Scuola di Economia Civile, intervenendo al convegno “Usciamo dal labirinto”.  Quasi  500  le  persone presenti ad ascoltare l’economista e il suo collega Antonio Maria Baggio, filosofo e politologo dell’Istituto Universitario Sophia di Loppiano.

«L'economia  nasce  e  si sviluppa a partire dal V secolo nei monasteri e nei laboratori artigiani – ha continuato Bruni – mettendo insieme  santi  e  i  laici  come Bernardino da Siena e Poggio  Bracciolini.  Il  modello nordamericano  di  stampo calvinista nasce invece da una  ferita:  quella  dell'aver mischiato troppo gratuità e affari. Da qui la cesoia: gli affari sono affari e il dono è un’altra cosa». Il modello italiano è diverso: è tutta la comunità  che  fa  impresa, anche a costo di un po’ di inefficienza. Le imprese stesse sono pezzi di vita. «Come italiani dobbiamo curare la parte  migliori  di  noi,  dobbiamo far diventare questa vocazione al rapporto la nostra via all'economia. Altrimenti  diventiamo  il  luna park del mondo: ci fai le vacanze e basta», ha detto ancora l’economista. E quanto ai giovani senza lavoro? «Se i giovani non lavorano, l'impresa perde una componente fondamentale per crescere:  ottimismo, creatività, gratuità. Le imprese più dinamiche sono piene di giovani. Portare i giovani nelle imprese è un investimento. Quando c'è crisi troppa gente non lavora o fa lavori che non dovrebbe fare. Ma se fai un  lavoro  sbagliato,  devi farlo bene. Se lavori male in un  posto  sbagliato  non  rimane più nulla. Questa e l'economia civile: lavoro fatto bene  anche  quando  non  ti piace e nessuno ti vede. E’ questo il lavoro su cui si fonda la nostra Repubblica».

Di fronte a noi, «un cambio epocale», come lo ha definito Antonio  Maria  Baggio: «Da qui non si torna più indietro. Ma tendiamo a leggere questo cambio di paradigma come fosse un fatto transitorio. Ci  manca  una classe dirigente politica di livello  mondiale.  Nel dopoguerra abbiamo vissuto l'integrazione della società intera nelle  istituzioni. Da sudditi siamo diventati cittadini. Abbiamo  fatto  una buona costituzione grazie al contributo  dei  “diversi”: i cattolici, i socialisti, i liberali». Secondo lo studioso l'integrazione  avvenne  grazie ad un tacito accordo che ha portato  a  regolamentare  il conflitto  e  all'integrazione democratica  delle  componenti  più  importanti  del Paese.  «Dopo  questa  fase abbiamo avuto un vuoto di classe dirigente – ha proseguito il filosofo – e la politica è entrata in blocco mentre la società civile ha continuato a crescere. La crescita del sociale esige una politica totalmente differente». Bisogna  quindi  lavorare  sulla rappresentanza e la fraternità è il modello delle relazioni, il principio di realtà che fa accettare la presenza dell'altro. Chi ci sta aiutando  a  pensare  il  passaggio d'epoca?  «Papa   Francesco. Pensiamo  alla  sua  spiegazione  del  miracolo  della “moltiplicazione” dei pani e dei pesci. Il Papa non dice che i pani “si moltiplicarono” ma che "non finirono". Questa forma di fraterna reciprocità, che consente di dividere il pane fra tutti, è alla base dell'economia civile e della Dottrina Sociale della  Chiesa.  Che  è  una  delle poche  cose  che  non  sono crollate.  Per  questo,  nonostante tutto, siamo fortunati».

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