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Superare la crisi, una questione di rapporti

Il 21 maggio 2010 a Vasto un convegno diventa occasione di comunione tra le diverse realtà imprenditoriali del territorio

Superare la crisi, una questione di rapporti

di Stefania Nardelli

100521_Vasto02_ridIl 21 maggio si è tenuto a Vasto un convegno-dibattito dal titolo: “Una Società Civile e Umanista per uno Sviluppo Economico e Sociale”, presenti Vincenzo Bassi, Luigino Bruni e Sr.Alessandra Smerilli. Da cosa scaturisce la crisi economica attuale se non  – in estrema sintesi – da una crisi di rapporti, di relazioni che ha condotto gli individui ad isolarsi e a perdere interesse verso progetti utili alla comunità e al suo sviluppo? E’ per questo progressivo isolamento che, la speculazione e il guadagno facile (e non il lavoro, l’impresa e la famiglia) sono diventati l’obiettivo di molti operatori sociali ed economici.

L’intervento di Sr. Alessandra Smerilli ha dato in quest'ottica interessanti spunti di riflessione. Nella consapevolezza che stiamo vivendo un momento di crisi, senza piangersi addosso dobbiamo capire dov’è l’opportunità. Proprio per rappresentare meglio la situazione che stiamo vivendo ci ha portato nel mondo della favola quella di Pinocchio nella parte in cui il burattino viene istigato dalla volpe ad avere facili guadagni conducendolo poi con lui nel paese dei balocchi….come termina la storia lo sappiamo tutti. Infine ha ricordato quando Luigino Bruni, ai primi segnali della crisi nelle sue conferenze già diceva: ricordiamoci che da questo momento in poi la crisi non sarà più una eccezione ma la regola, se non cambia qualcosa di fondo.

Nel suo intervento Luigino Bruni ci ha dato modo di individuare alcuni contributi concreti per superare la crisi. Ad esempio ci si domandava se i consumi fossero la cura o la malattia. Certo è che fin’ora consumi sfrenati non hanno portato alla soluzione del problema ed è forse il caso di invertire la tendenza: il consumo dovrebbe piuttosto facilitare il rapporto con gli altri, noi dovremo abituarci ad un “consumo collettivo” non individuale.
Le banche, la cui responsabilità è di essere diventate speculatori, dovrebbero tornare ad essere no-profit cioè tornare a servire quegli alti scopi sociali per cui erano nate, in quanto è 100521_Vasto01_ridingiusto trarre alti profitti su risparmi altrui.
L’imprenditore, piuttosto che speculare alla ricerca dell’esclusivo profitto, dovrebbe riscoprire la sua vocazione di innovatore, definito appunto come colui che ha un “progetto” e per questo si gioca la vita.. e perché no, potrebbe anche riscoprire quel rapporto con le “cose” mediato dalla propria manualità. Il momento di crisi può diventare quindi per l’imprenditore l’occasione di dare vita a quelle innovazioni che, come si è già visto nel corso della storia, potranno diventare il trampolino di lancio per miglioramenti sociali.

E infine la politica dovrebbe impegnarsi a realizzare quei progetti comuni, non privati, che favoriscano lo scambio e le relazioni sociali.

A conclusione sembrava chiaro che dalla crisi non si potrà uscire se non tutti insieme, ed occasioni di confronto come questi convegni permettono proprio di prendere coscienza di questa realtà per trovare insieme soluzioni concrete, come occasioni di confronto proprio nel tessuto imprenditoriale della città.
Siamo consapevoli di essere di fronte ad un mutamento improvviso, non solo finanziario - economico ma anche e soprattutto culturale,  e che in questo momento di passaggio, si vede più la notte che l’alba che dovrà sicuramente arrivare.

Ma fra i vari interventi emergeva come il primo passo per andare verso quest’alba consiste proprio nel curare e approfondire tutti i rapporti sociali. Insolito per un convegno economico in cui ci si aspetta una descrizione della crisi complessa e costellata di terminologia economica pesante.

Ascolta la relazione di Alessandra Smerilli

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