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L'economia del dono vale. Non si vede, ma è decisiva

Alla festa di Avvenire Luigino Bruni spiega l'importanza di ciò che non è acquistabile. Così si combatte anche la cultura dello scarto

di Lucia Bellaspiga

pubblicato su Avvenire il 2/08/2017

170731 Lerici Festa Avvenire BruniBellissima parola, il "merito ". Anche il cristianesimo ne ha fatto un pilastro, ha ricordato ieri a Lerici l'economista ed editorialista di Avvenire Luigino Bruni, intervenuto alla 42esima Festa dedicata al nostro quotidiano dal titolo "Comunicare la speranza".

Se non fosse che «nel III millennio il merito è diventato un'ideologia». Vista come contrario di raccomandazione e nepotismo, la meritocrazia è divenuta in realtà strategia per scartare i poveri:  «Secondo il modello cattolico il povero era una persona sventurata - ha detto Bruni - e per questo andava aiutato, oggi invece è invalsa la visione economica di tipo nord americano per cui  il povero è colpevole, è demeritevole, e quindi riduco  l'assistenza  e la spesa sociale...».

Discorsi complessi, non da estate al mare, eppure seguiti sulla spiaggia nel Golfo dei Poeti da un pubblico attento al dialogo tra l'intervistatore Marco Girardo, capo della redazione economica di Avvenire, e Luigino Bruni. Titolo già esplicito: "Economia del merito contro Economia del dono", come fossero in contrapposizione...  «E lo sono. Nel mondo d'oggi solo il merito aziendale è contemplato, il business è il paradigma vincente, e tutti i meriti non economici vengono fagocitati: i colleghi umili, quelli compassionevoli, in un'azienda sono visti male perché non sono "vincenti". Al tempo dei nostri nonni non era così». Già, allora c'erano sì le virtù del successo, a scuola o al lavoro, ma poi tornati a casa, o tra gli amici, o in chiesa, si entrava in luoghi in cui essere miti e umili era un valore riconosciuto. «Oggi lo scartato economico diventa lo scartato ovunque».

E pensare che invece del dono (l'opposto del merito) è pieno il mondo dell'economia, solo che non lo vediamo. «Il dono è una cosa seria, senza di esso il lavoro crollerebbe», ha concluso Bruni. Un esempio? «Quando insegno in università porto agli studenti creatività, passione, voglia di vivere ed entusiasmo. Nessun contratto mi paga queste cose, ma senza di esse l'università fallisce. Per paradosso, l'università può comprare solo Bruni, ma ha più bisogno di Luigino, che è la parte non acquistabile».

Da qui discende tutta una serie di considerazioni molto attuali, fin dove deve arrivare il mercato? Che dire di agenzie per "amici a pagamento" o uteri da affittare? «Bruni semina idee contagiose per il bene  comune  e ogni volta che scrive una pagina per noi mi auguro che influisca concretamente  sulle azioni di chi fa la politica», ha commentato il direttore di Avvenire, Marco Tarquinio, ricordando che «compito dell'economia è fare il bene della gente, se la mette sul lastrico qualcosa va cambiato e le persone come Bruni indicano la strada. Il miracolo italiano si basava sulla passione di famiglie sane di imprenditori che agivano in modo giusto mentre facevano impresa, non dopo», come invece i filantropi in stile nordamericano. «Occorre ritrovare la dimensione dell'eterno», ha concluso Luigi Ernesto Palletti, vescovo di La Spezia, Sarzana, Bugnato, «senza il quali abbiamo  perso l'alleanza con il creato e lo abbiamo ridotto ad economia».


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