Genova: dal libro di Giobbe, scoperte di sorprendente umanità

Alcuni dei passaggi più significativi e toccanti della presentazione del libro di Luigino Bruni "La sventura di uomo giusto", ieri sera al Quadrivium di Genova

 a cura dell'Associazione Arena Petri

170621 Genova Pres Giobbe 01 ridMercoledì 21 giugno è stato presentato a Genova il libro di Luigino Bruni "La sventura di un uomo giusto" in cui il professore commenta il libro di Giobbe. L’evento, organizzato dall’Associazione culturale Arena Petri, dal Movimento dei Focolari e dall’associazione Amici di Sophia, ha visto la partecipazione di più di cento persone ed ha rappresentato un momento molto significativo per Genova. A presentare il libro, oltre all’autore, vi erano il moderatore Giampiero Balladore, vice-presidente di Arena Petri, Emanuele Pili, dottorando in filosofia all’Università di Genova e professore di storia della filosofia all’Istituto Universitario Sophia, e Davide Penna, anche lui dottorando in filosofia a Genova e professore al Liceo Maria Ausiliatrice della città.

La serata si è svolta attraverso una dialogo tra i presentatori e Bruni sui temi centrali del libro: la vicenda di 170621 Genova Pres Giobbe 03 ridGiobbe, la scommessa tra Dio e Satana nel prologo in cielo, le false consolazioni degli amici di Giobbe, l’intervento finale di Dio. Alla luce di questi, gli interventi hanno riflettuto su alcune dimensioni fondamentali per il mondo di oggi: la gratuità, la ricerca di senso nel dolore, l’invocazione di un Dio che si prenda cura delle sofferenze dell’uomo, la falsità delle ideologie che vedono il povero e il sofferente come maledetti da Dio.

Si dice che San Girolamo avesse detto: “Spiegare Giobbe è come tentare di tenere tra le mani un’anguilla: più forte la si preme, più velocemente sfugge di mano”. Come sottolineato nel corso della presentazione, il commento di Bruni non tenta di stringere tra le mani, e quindi di possedere e di governare la storia di Giobbe. Più radicalmente, Bruni prova a vivere, con Giobbe, le sue stesse domande. Il suo commento - tra l’altro, documentato e non superficiale dal punto di vista storico-esegetico - è difficilmente collocabile dal punto di vista del genere letterario. Non è, semplicemente, una lettura spirituale, ma si incontrano elementi meditativi, talvolta legati alle tappe della vita spirituale dei singoli e delle comunità (un altro tema caro all’autore), ma uniti a questioni filosofiche, economiche, e poi teologiche, psicanalitiche. In questo senso, non è un caso che l’humus culturale e intellettuale dal quale proviene Bruni è quello dell’Istituto Universitario Sophia, dove l’inter e la trans-disciplinarietà sono elementi fondamentali.

La sventura di un uomo giusto rid 250Ma qual è l’importanza di questo libro biblico, che ha circa due millenni e mezzo di storia, per il l’oggi? Come scrive Bruni nell’esergo al suo libro, Giobbe è il canto del tempo delle rovine. Possiamo “sentire” e conoscere nel vero senso della parola, il libro biblico se abbiamo convissuto col tempo delle rovine. Altrimenti rischia di essere parola muta. Hai mai vissuto quel dolore da cui non c’è consolazione? Hai mai vissuto quell’angoscia che fa restare mute anche le lacrime? Il libro di Giobbe allora ti parlerà; questo libro inserito quasi inaspettatamente nell’Antico Testamento, è importante perché chiama voce di Dio l’urlo dei disperati esclusi da tutti. Con questo libro nessuno, nemmeno i più ignorati dalla storia, può dirsi escluso dallo sguardo, dalla bocca, dal canto (disperato) della vittima e dell’innocente. E inoltre è centrale per comprenderci perché, come dice un proverbio africano (ci sono cose che possono essere viste solo da occhi che hanno pianto), il dolore fa vedere meglio la realtà. E questa  è un’esperienza che tutti noi abbiamo fatto. Nel dolore, soprattutto quello inconsolabile, il nostro cuore si fa più grande, fa più spazio al mondo intorno a sé, alla realtà. Potremmo quasi dire, se non rischiassimo di cadere nell’idolatria del dolore, che il dolore può essere la luce della verità. La luce che illumina la verità e la fa vedere. Questo significa che bisogna soffrire per conoscere la verità? No. Ma che occorre avere un cuore e una mente che fanno spazio all’altro per vedere la verità, sì. E forse solo l’amore quanto il dolore, riescono ad aprirci all’altro, a farci sensibili alla sua voce, a porci nell’atteggiamento di apertura e ascolto dell’altro.

Tra i temi più forti emersi nella serata, infine, vi è quello della ricerca di Dio in Giobbe. Il protagonista cerca un Dio diverso dalle 170621 Genova Pres Giobbe 02 ridteologie del tempo, un Dio che premia il merito e punisce la colpa e che acquieta il perbenismo di ogni tempo, quello che non si lascia ferire dalla povertà e dal male nel mondo. No, Giobbe vuole un Dio che si renda responsabile del dolore, della creazione, dell’umanità che, fin dalle prime pagine della Genesi, è definita come qualcosa che è molto bella e molto buona. Solo un Dio che soffre, un Dio fragile, che si lascia ferire dalle malattie e dalle ingiustizie del mondo sembra essere all’altezza delle laceranti domande di Giobbe; un Dio che si lascia trascinare sul Golgota dei tanti Giobbe le cui urla sembrano inascoltate, che muore emettendo un grande urlo il cui suono è una domanda: “perché mi hai abbandonato?” sembra poter essere il Dio all’altezza delle domande del povero. Non tanto perché il dolore condiviso è meno pesante; ma perché, ad un livello profondo, il Golgota ci rivela un Dio che è relazione. Una relazione tale per cui il Padre si “oscura” totalmente per essere e vivere nel Figlio. E questa vita-nel-Figlio si rivela come un dono totale di sé che non conosce risposta, né nella presenza del Padre né in quella degli amici di tutta una vita, degli apostoli. Sembra che l’immagine del crocifisso verso cui quasi naturalmente Giobbe ci conduce, sia la risposta-domanda (ovvero una risposta che rimanda alla vita, che chiede di coinvolgerti) alla nostra richiesta di gratuità e reciprocità. Come si possono tenere insieme le due dimensioni? Il crocifisso sembra dirci: la gratuità, di cui icona è il Cristo Crocifisso, è frutto della reciprocità tutta dispiegata ovvero l’amore del Padre che 170621 Genova Pres Giobbe 04 ridriconosce il Figlio lungo tutta la sua vicenda terrena, sul Giordano, sul Tabor, e alla fine lo fa essere come Lui attraverso il suo silenzio. Il silenzio di Dio, a volte, può essere il momento più alto della sua reciprocità, della sua Parola, perché ci invita a essere come e in Lui, non più di-fronte a Lui o, semplicemente, suoi imitatori.

Una serata, dunque, che grazie al libro di Bruni ha permesso di indagare le profondità dell’animo umano e ha introdotto nelle sue domande più radicali. Quelle stesse domande che gettano l’esistenza a guardare di più e a guardare meglio il mondo intorno e che, nella fiducia incondizionata nella bontà radicale dell’umanità in quanto creatura di Dio, la conducono ad impegnarsi nel condividere le ferite e nel sanare le ingiustizie.

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