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Ricucire la scissione mercato-democrazia

Al convegno dello Sturzo dello scorso 10 febbraio: sfide aperte e risorse di un umanesimo da compiere.

Ricucire la scissione mercato-democrazia

di Carlo Cefaloni

pubblicato su cittanuova.it il 13/02/2011

Logo_generativitaPochissimi ne conoscono appena il nome eppure ha scritto un libro, “La virtù del’egoismo”, che ha venduto negli Usa milioni di copie. Sembra sia secondo in classifica dopo la Bibbia. Potenza delle idee che hanno la capacità di plasmare il mondo! La scuola di pensiero oggettivista fondata da Ayn Rand, immigrata dalla Russia nel nuovo mondo nel 1926, ha avuto tra i suoi tanti seguaci quell’Alain Greespan che ha retto la Federeal Reserve, la Banca Centrale degli Stati Uniti, negli anni cruciali che hanno segnato la crisi economica attuale. "Il dramma della scissione tra mercato e democrazia ha l’origine nell’accettazione diffusa della tesi di questo capitalismo libertario" secondo l’economista Stefano Zamagni. Basterebbe questa breve citazione dal contributo di uno degli intervenuti per far comprendere la sfida a cui cerca di rispondere il progetto Geniusloci che ha promosso la giornata di approfondimento presso l’istituto Sturzo di Roma. Uno dei promotori è un sociologo come Mauro Magatti che descrive da tempo la fase contemporanea di un “capitalismo tecno nichilista” il cui esito non è paragonabile alla crisi del ’29, come ripetono in tanti, ma a quegli anni decisivi di inizio secolo scorso che portarono allo scoppio epocale della prima guerra mondiale.

Insomma non si tratta di un convegno per intellettuali “cattolici” che coltivano spazi di un’economia volutamente marginale e consolatoria e magari illudono la mente di qualche giovane studente con parole come dono e gratuità. Per Luigino Bruni, altro promotore del progetto, deve essere rifiutata la distinzione tra profit e non profit proprio perché l’economia sociale odierna non può essere incasellata come eccezione di un sistema dominante che ha invece accettato, senza condizioni, la separazione tra economia e società. Dove questa dicotomia non si è prodotta, ad esempio nei distretti industriali che sanno coniugare saperi antichi e capacità cooperativa, sono arrivate le risposte più innovative e adeguate ad una crisi che come ripete Zamagni, citando Benedetto XVI, non è tanto di risorse («se ne sprecano fin troppe») ma di pensiero. Sono queste, infatti, le tracce feconde di quell’umanesimo italiano che non è destinato tuttavia a rimanere “un’alba incompiuta” e quindi un ennesimo mito da coltivare tra le cose perdute e da rimpiangere rivolgendo lo sguardo al passato.

L’evidente crisi autodistruttiva del modello competitivo darwiniano, assunto come idea di società, permette ora di far affiorare il filone d’oro di un’economia civile (da “civitas”, città aperta e inclusiva che non erige muri intorno) liberata tuttavia, e questo è il senso della storia, da tutte quelle idee antiche di “comunità” non fraterne, incapaci cioè di tenere assieme libertà e uguaglianza. Si può intendere perciò l’intenzione del progetto Geniusloci di «mettersi in ascolto dei tanti che, lontani e inascoltati dai media e dalle istituzioni, scommettono sulla propria passione, impegno, capacità» per comporre un “Archivio della Generatività Italiana” (www.generativita.it), capace, cioè, di raccogliere «frammenti di quanto di buono, di bello, e di vero esiste attorno a noi» superando il dilagare di cinismo e desolazione.

Non una «collezione di storie felici» ma l’emergere di « territori, saperi, storie, idealità che compongono il racconto di quel Paese che c’è ma non si vede».Un programma così esteso evidenzia un legame importante con la figura di Luigi Sturzo che, prima ancora di essere il fondatore di un partito sciolto in breve tempo dal fascismo, è stato tra i promotori, tra l’altro, di quella straordinaria «organizzazione della resistenza contadina e del credito agrario attraverso le casse rurali» nei confronti di un’unità d’Italia che si è realizzata esponendo una fitta rete di economia sociale ad una concorrenza insostenibile del nascente capitalismo industriale.

 

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