Loppiano Lab

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“Custodire, valorizzare, innovare. Tempo scaduto?"

4-5 ottobre 2019 (Loppiano – FI)

Decima edizione - “Custodire, valorizzare, innovare”. È intorno a queste tre parole chiave che nasce la proposta della decima edizione di Loppianolab, il laboratorio per l’Italia che ritorna, il 4 e 5 ottobre 2019, rinnovato nel format e nei contenuti con focus, laboratori ed esperienze, per approfondire la nostra relazione con la Terra e con l’uomo. Nell’epoca in cui l’umanità sta consumando le risorse terrestri disponibili e il futuro dei nostri giovani, Loppianolab guarda al Pianeta.

Attraverso la consueta formula laboratoriale che contraddistingue l’evento, LoppianoLab raccoglierà interrogativi e problemi, ascolterà la voce di esperti e quella di chi ha saputo innovare, proporrà piste d’azione e sensibilizzazione, buone pratiche, si confronterà con le culture indigene, si farà promotore di una presa di coscienza individuale e collettiva che rimetta al centro dell’economia, del lavoro, della politica, l’essere umano e il Creato.

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Info e prenotazioni alloggi: 055 9051102 - loppianolab.accoglienza@loppiano.it

LoppianoLab è promosso dal Polo imprenditoriale EdC Lionello Bonfanti e dalla Cittadella internazionale di Loppiano in collaborazione con Istituto universitario Sophia e Gruppo editoriale Città Nuova .

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«Una "biodiversità" del nostro paese minacciata dal pensiero unico»

Per il professor Bruni il paesaggio italiano è fatto anche di una grade varietà di forme di banca, impresa e consumo che occorre preservare

di Enrico Fontana

pubblicato su l'Unità del 23/05/2015 nell'ambito del Report "Se l'Italia (ri)scopre l'economia civile"

Biodiversità agricola rid"Ho riscoperto l'economia civile leggendo un articolo nel 1997 su una prestigiosa rivista, l'Economic Journal, dedicato all'economia della felicità. Nelle note si ricordava la lezione degli studiosi italiani del Settecento, come Antonio Genovesi e Giacinto Dragonetti. E' stata quasi una folgorazione". Luigino Bruni, storico del pensiero economico e docente all'Università Lumsa, è insieme a Stefano Zamagni, Alessandra Smerilli e Leonardo Becchetti uno dei "padri" del nuovo corso dell'economia civile, in Italia e non solo. "E' tornato l'interesse su quella scuola e sono molte le richieste di traduzione delle "Lezioni" di Genovesi". Quasi un "ricorso storico". Quella di Napoli, infatti, è stata la prima cattedra universitaria di Economia in Europa, che venne frequentata nel corso degli anni oltre 10.000 studenti.

L'Economia civile viene definita, nel libro che lei ha pubblicato quest'anno con Stefano Zamagni, "un processo inclusivo biodiversificato". Di quale "biodiversità" si tratta?

Quella economica, sociale e culturale. Il paesaggio italiano, patrimonio dell’Umanità, non è fatto solo di biodiversità naturale: è, era, anche la varietà di forme di banca(dalle casse di risparmio a quelle rurali alle banche cooperative) di impresa (dagli artigiani alla grande industria), di consumo, come dimostra il grande fenomeno della cooperazione di consumo, che hanno fatto e continuano a fare dell’Italia un luogo di grande biodiversità economica. Oggi, un pensiero unico, che vorrebbe le banche e le imprese tutte uguali e tutte standardizzate, sta annullando secoli di biodiversità. Ma mentre esistono tante associazioni e istituzioni a salvaguardia della biodiversità naturale, nessuno protesta né alza la voce a difesa della biodiversità economica e sociale, che s'impoverisce e sta impoverendo l’Italia e il mondo.

A rilanciare le ragioni dell'economia civile sarebbe proprio la crisi che stiamo attraversando. Perché?

Durante questi anni di crisi, è accaduto qualcosa di analogo al processo che portò alla scomparsa dei dinosauri dalla Terra. La "meteorite" della crisi finanziaria sta favorendo l’emergere di nuove forme di impresa, di finanza e di consumo, dalla sharing economy, al microcredito al crow founding. Con il clima cambiato potranno crescere e dar vita a una nuova economia di mercato: non più quella dei dinosauri ma quella di nuovi organismi, agili e più adatti all’ambiente mutato. Il paradigma dell’Economia Civile può dare radici a queste nuove forme economiche e offrire una lettura teorica adeguata ad un mondo che sta cambiando molto velocemente, dove le antiche categorie di economia sociale, non profit e for profit, non sono più capaci di raccontarci il presente e il futuro. La storia dell’Occidente, del resto, ci mostra che i grandi cambiamenti di paradigma economico e sociale sono avvenuti proprio durante le crisi.

Il titolo di LoppianoLab è "Oltre la paura".  Oggi sembrano prevalere ansia e preoccupazione, con muri e fili spinati. Come reagire?

In realtà a legger bene ciò che sta accadendo in questi giorni d’Europa troviamo il filo spinato insieme alla gioia di accogliere i profughi in Germania. L’Europa ha sempre vissuto nella tensione fra la sua anima solidale e inclusiva e quella rivale ed egoista. A me sembra che dopo la fatica di questi anni di crisi economica ed ora sociale, possa aprirsi una nuova stagione che mostri di nuovo il volto di una Europa capace di civiltà, come quella dopo la seconda guerra mondiale e le dittature che fu capace di trasformare fratricidi in fraternità. A Loppiano si parlerà di tutto questo e altro ancora.

L'Economia civile aveva, oltre 250 anni fa, parole d'ordine come la felicità pubblica e il bene comune che sembrano scritte oggi. Chi l'ha sconfitta e perché?

Più che di una sconfitta si tratta di una vera e propria cancellazione o rimozione dall’orizzonte collettivo del nostro Paese. C’è un motivo esplicitamente culturale. L’economia civile parlava di felicità pubblica e di reciprocità in una Italia e un'Europa dove c’era un desiderio infinito di libertà dai legami pubblici e sociali. L’elemento scarso era la felicità privata, non quella pubblica, il protagonista della modernità era l’individuo, non la collettività. Ecco perché l’economia politica, protestante, nordica e individualistica ha avuto un successo enorme nella modernità. Ma oggi quando l’elemento scarso sta diventando la relazione sociale, è probabile che il messaggio dell’economia civile torni di nuovo attuale, per costruire il futuro. Un po' come nel rugby in cui si va indietro per andare avanti.

L'enciclica "Laudato si'" di papa Francesco è un'esortazione a saldare insieme ecologia e impegno per la giustizia sociale. Siamo pronti a raccogliere il messaggio, come cittadini?

Penso di no, ma possiamo lavorare per diventarlo.

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