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Economia di Comunione

Persone e imprese che attivano processi di comunione.

Idee e pratiche per un agire economico improntato alla reciprocità e all’accoglienza.

Un ambito di dialogo e di azione per chiunque voglia impegnarsi per una civiltà più fraterna guardando il mondo a partire dagli esclusi e dalle vittime.

Alla prova del mercato

Recensione del libro di Luigino Bruni: “Il mercato e il dono”, Egea Editore, 2015

di Enrico Fontana

pubblicato su L’Unità il 20/12/2015

Il mercato e il dono ridHa ancora un senso parlare di dono in un’economia che sembra essere letteralmente accecata dal profitto? E che spazio rimane alla gratuità nelle nostre relazioni? Complice il Natale, le domande con cui si apre il libro di Luigino Bruni “Il mercato e il dono” possono aiutarci a riflettere su quelli che l’autore chiama “gli spiriti del capitalismo”. E magari a scoprire le radici, culturali e persino religiose, di quelle distorsioni che rendono così difficile oggi immaginare un futuro di benessere e felicità.

Bruni, docente alla Lumsa di microeconomia e storia del pensiero economico, mette subito le mani avanti: il saggio (172 pagine, 18,50 euro, edito dall’Università Bocconi e acquistabile sui principali bookstore online e su www.egeaonline.it ) è «soprattutto una raccolta di domande». Di risposte, anticipa l’autore, «ne daremo poche, anche come reazione alle tante domande banali, e alle altrettanto banali risposte che stanno inondando la nostra società di mercato». In realtà, già dall’incipit alcune delle questioni che Bruni propone hanno il sapore della “provocazione”. Più che vere e proprie domande si esprimono giudizi, affatto banali. Come quello sulla filantropia ridotta al ruolo di «tappabuchi dello stesso capitalismo». O quello dedicato alle «donazioni che le multinazionali dell’azzardo fanno alle associazioni che si occupano delle loro vittime».

Contraddizioni, o vere e proprie furbizie, che finiscono per usurare le parole. Mentre invece, sottolinea l’autore «il dono è una cosa molto seria» di cui dovremmo recuperare l’energia trasformatrice: «Il dono è troppo grande per essere capito dal nostro capitalismo. Anche perché se lo capisse veramente, lo temerebbe molto, e come Erode ordinerebbe una strage degli innocenti. Ma sarà una carestia di dono che genererà il superamento del nostro sistema economico che costruisce centri commerciali sempre più lussuosi e lascia i bambini morire di fame». Centri commerciali come quelli che affolliamo in questi giorni e bambini a cui dedichiamo briciole di beneficienza.

Economista socialmente impegnato e storico, Bruni intreccia nel suo libro la lettura critica del presente con un appassionato viaggio nel tempo dedicato all’Economia civile, dal monachesimo alla nascita del movimento cooperativistico. Ma soprattutto analizza le profonde differenze che hanno caratterizzato, nei secoli, il capitalismo anglosassone legato al Protestantesimo e quello latino, con salde radici nelle cultura cattolica. Ogni capitolo, da “Passaggi di tempo” a “Mercanti di doni”, offre spunti di riflessione sulle scelte che possiamo fare oggi. Magari rivendicando come Paese una tradizione e una visione economica diversa da quella di chi, anche in Europa, riconosce un solo capitalismo “buono”: quello costruito intorno all’individuo, all’efficienza, al rigido e freddo rigore dei bilanci. «Il mercato di domani avrà un bisogno vitale di persone tutte intere, fuori e dentro le imprese – scrive Luigino Bruni nel paragrafo intitolato  “Il lavoro e il dono” – che coltivino e attivino anche quelle dimensioni fondamentali dell’umano che da millenni chiamiamo dono, reciprocità, interiorità, che rendono la vita degna di essere vissuta, al lavoro e a casa». Magari davanti a un presepe e a un albero di Natale.

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