Luigino Bruni

L'Università LUMSA e le Edizioni Dehoniane Bologna organizzano la presentazione del volume:

Una casa senza idoli

Una casa senza idoli rid5 dicembre 2017, ore 21.00
Chiesa S. Maria della Catena
Via Vittorio Emanuele, 31
90133
Palermo

Dialogano con l'autore, Luigino Bruni:

Carmelo Torcivia - Direttore dell'Ufficio della Pastorale Diocesana
Mariuccia Lo Presti - Biblista
Calogero Caltagirone - Teologo

vedi pdf invito (2.34 MB)

Per informazioni:

Centro Editoriale Dehoniano: O endereço de e-mail address está sendo protegido de spambots. Você precisa ativar o JavaScript enabled para vê-lo.; tel. 051 3941511

Nell'ambito degli appuntamenti della "Triangolare della spiritualità", Calciosociale organizza la serata:

Sperare nell'impossibile. Virtù o illusione?

Logo Calciosociale10 gennaio 2018, ore 19.30
Campo dei Miracoli
Via Poggio Verde 455
00148 Roma

Relatore: Luigino Bruni

La grande impresa, la finanza, il liberismo, l’interesse individuale costituiscono i segni distintivi del capitalismo di derivazione protestante. La cooperazione, i distretti, il welfare, il mutualismo sono invece i tratti del capitalismo "latino". Luigino Bruni ricostruisce la genesi culturale e teologica di questi due paradigmi economici, descrivendone lo sviluppo nella storia e la loro importanza per il nostro presente

di Marco Dotti

pubblicato su Vita.it il 04/03/2019

Bene comune e beni comuni, pubblica felicità ed economia civile. Parole che regolarmente pronunciamo o sentiamo pronunciare ma tardano ad entrare nel dibattito mainstream sullo stato dell'economia nel nostro Paese.

Un libro di Luigino Bruni, La pubblica felicità. Economia politica e Political economy a confronto(euro 15, pagine 192), da poco pubblicato dalla casa editrice Vita e Pensiero, da un lato aiuta a fare chiarezza su quei concetti, dall'altro, collocandoli in prospettiva, consente di rilanciarli non come portato di qualche bizzarra archeologia delle scienze economiche, ma come pensiero vivo, attivo e quanto mai radicato negli assi portanti - culturale, teologico - del "nostro" capitalismo.

Capitali narrativi/9 - L’infanzia nello spirito è vertice di una vita adulta

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 07/01/2018

180107 Capitali narrativi 09 rid«Ma c’è voluto del talento per riuscire ad invecchiare senza diventare adulti»

Jacques Brel-Franco Battiato La canzone dei vecchi amanti

Ogni organizzazione e ogni comunità vorrebbe membri che si identificano autenticamente con la loro missione istituzionale, che amano genuinamente le sue narrazioni, che credono veramente in quello che dicono e fanno. Dove questa difficile operazione di sincera identificazione individuale con la missione istituzionale riesce molto bene è nell’ambito delle comunità e delle Organizzazioni a Movente Ideale (OMI), soprattutto quando gli ideali sono talmente alti da bucare il cielo e farci intravvedere il paradiso. Qui si viene a creare una sinergia perfetta tra persona e comunità. Ciascuno crede, spera, ama, desidera le cose di tutti gli altri, senza che questa “socializzazione del cuore” sia vissuta come alienazione e espropriazione del cuore dei singoli.

L’alba della mezzanotte/28 – L’uomo e la donna, "immagine" più bella sotto il sole

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 29/10/2017

171029 Geremia 28 rid«Quanto più a lungo si protrae il nostro sradicamento dall'ambito vitale che ci è proprio, sia dal punto di vista professionale che da quello personale, tanto più forte-mente ci è dato percepire che la nostra vita, a differenza di quella dei nostri genitori, ha un carattere frammenta-rio. La nostra esistenza spirituale resta incompiuta.»

Dietrich Bonhoeffer, Lettera a Eberhard Bethge, 1944

L’ideologia è l’anti-speranza. La speranza nasce dentro la realtà imperfetta dell’oggi e si nutre di un domani migliore che ancora non conosce ma attende. È la virtù-dono degli attraversamenti dei deserti, quando si cammina nell’arsura sapendo che alla fine ci aspetta una terra promessa, che è reale anche se nessuno l’ha mai vista.

Capitali narrativi/10 - La sfida impedire la trasformazione dell’ideale in ideologia

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 14/01/2018

180114 Capitali narrativi 10 rid«Immagina che [agli uomini legati dentro la caverna] capitasse naturalmente un caso come questo: che uno fosse sciolto, costretto improvvisamente ad alzarsi, a girare attorno il capo, a camminare e levare lo sguardo alla luce. … Credi che invidierebbe quelli che tra i prigionieri avessero onori e potenza? … o preferirebbe patire di tutto piuttosto che avere quelle opinioni e vivere in quel modo? Non sarebbe egli allora oggetto di riso? E chi prendesse a sciogliere e a condurre su quei prigionieri, forse che non l’ucciderebbero?»

PlatoneLa Repubblica

È tipico del pensiero ideologico – di ogni ideologia ma soprattutto di quelle di natura religiosa – dar vita a una rappresentazione del mondo di tipo dicotomico o gnostico. Si esaltano la felicità, la bellezza, la verità, la luce speciale di chi è dentro quell’esperienza, e si svalutano le felicità e le bellezze ordinarie di quelli che sono fuori. L’amicizia, il lavoro, il gioco, l’arte, la vita di tutti non bastano più. C’è bisogno di caricare queste realtà di significati aggiuntivi straordinari e diversi. E presto si finisce per non riuscire più a gioire di rivedere un “amico e basta”, del “lavorare e basta”, di “pregare e basta”, di “dipingere e basta”. Si comincia a credere che la semplice vita non basti per vivere. E mentre ci si convince di vivere più degli altri, si rischia di smettere di vivere veramente.

In questo tempo di nuove e grandi migrazioni, dobbiamo imparare, tutti, a leggere questi fenomeni con le categorie giuste e poi agire di conseguenza.

di Luigino Bruni

pubblicato su pdf Città Nuova (76 KB) n.11/2017

Cooperazione CN ridIn questo tempo di nuove e grandi migrazioni, dobbiamo imparare, tutti, a leggere questi fenomeni con le categorie giuste e poi agire di conseguenza. In genere, le persone ben disposte verso il grande valore dell’accoglienza, si fermano troppo presto e in superficie. Si fa riferimento, ad esempio, all’esperienza di migranti dei nostri nonni in Europa o in America, e si dice: dobbiamo essere accoglienti con i migranti perché in un passato recente siamo stati migranti anche noi. Si cita, poi, l’accoglienza del forestiero come un principio di tutte le grandi civiltà del passato, scritto nei libri sacri delle religioni. L’ospite è sacro, va accolto e onorato.

Più grandi della colpa/17 - Le vie di Saul sono infine polverose, come le nostre

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 13/05/2018

samuele 17 210x300«Saul: Oh figli miei!... — Fui padre. —
Eccoti solo, o re; non un ti resta
dei tanti amici, o servi tuoi.
— Sei paga,
d’inesorabil Dio terribil ira?»

Vittorio Alfieri, Saul

In ogni lettura autentica, il lettore ha una parte attiva e creativa. Non è spettatore delle storie che legge, ma co-sceneggiatore e attore. In quella forma speciale di lettura che è la lettura biblica, poi, chi legge riceve la misteriosa ma reale facoltà di trasformare i personaggi in persone, che, come tutte le persone vive, crescono, cambiano, si muovono, fanno incontri inattesi. Accade allora che le persone bibliche inizino a interagire tra di esse, a comporre trame relazionali diverse da quelle pensate e volute dal loro primo autore. E così la negromante di Endor diventa amica del padre del figliol prodigo, Geremia si scopre fratello di Davide, e Saul diventa compagno di strada e di sventura di Giobbe, come lui gettato sul mucchio di letame, da un Dio che vuole (Saul) o permette (Giobbe) la loro sventura. Entrambi, Saul e Giobbe, colpiti da pene divine più grandi della loro (possibile) colpa, tutti e due avvolti dal silenzio di un Dio muto, che per loro non ha parole di vita – forse perché, semplicemente, attende le nostre.

L’alba della mezzanotte/1 - Il destino e la libertà nell'incontro con l'assoluto

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il  23/04/2017

Logo Geremia Crop 300Voi che amate,
voi che anelate,
udite, voi, malati di addio:
siamo noi che cominciamo a vivere nei vostri sguardi,
nelle vostre mani che vanno in cerca nella luce azzurra –
siamo noi, che odoriamo di domani.
Già ci aspira il vostro fiato,
ci trae giù nel vostro sonno
nei sogni, che sono il nostro regno
dove la buia nutrice, la notte,
ci fa crescere,
fino a che ci specchiamo nei vostri occhi
fino a che parliamo alle vostre orecchie.

Nelly Sachs Nelle dimore della morte

La profezia è un bene capitale in ogni tempo e in ogni luogo – per ogni società, per tutte le comunità, per ogni persona. Quando poi si attraversano le grandi crisi, la profezia diventa un bene di prima necessità, prezioso ed essenziale come l’acqua e la stima.

Più grandi della colpa/12 - Il mestiere di vivere s’impara mettendosi in cammino

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 08/04/2018

Piu grandi della colpa 12 rid«Da bambino, mi è capitato di guardare con simpatia e rispetto infinito il volto mezzo avvizzito di una donna su cui era come se ci fosse scritto: "di qui sono passate la vita e la realtà." Eppure viviamo, e c’è in questo qualcosa di meraviglioso. Chiamalo pure Dio, natura umana o come vuoi, ma c’è qualcosa che non so definire in un sistema anche se è molto vivo e vero, e questo per me è Dio»

Vincent Van Gogh, Lettere, 179, 193

Quando una vocazione è vera e cresce bene, agli "osanna" della folla segue puntuale il tempo della passione. Un periodo sempre cruciale, quando il disegno e il compito di quella persona iniziano a svelarsi con maggiore chiarezza, perché lo sfondo buio degli eventi ne fa risaltare i contorni luminosi. Così Davide, dopo il primo successo alla corte e nel cuore di Saul, la vittoria con Golia, il canto di gloria della donne («Saul ne ha vinti mille, Davide diecimila»), si ritrova ora costretto a fuggire e a nascondersi, perché Saul lo vuole uccidere. Il testo allora ce lo mostra fuggiasco e nomade di città in città, in continuo pericolo di vita, senza fissa dimora, vulnerabile e povero. Come Abramo, come Mosè, come Maria e Giuseppe. Anche lui arameo errante, anche lui in cerca di benevolenza e di ospitalità; come noi, come tutti, che dal giorno in cui veniamo alla luce diventiamo mendicanti di una mano buona che ci accolga e ci ospiti, e non smettiamo più di cercarla, fino alla fine.

Più grandi della colpa/12 - Il mestiere di vivere s’impara mettendosi in cammino

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 08/04/2018

Piu grandi della colpa 12 rid«Da bambino, mi è capitato di guardare con simpatia e rispetto infinito il volto mezzo avvizzito di una donna su cui era come se ci fosse scritto: "di qui sono passate la vita e la realtà." Eppure viviamo, e c’è in questo qualcosa di meraviglioso. Chiamalo pure Dio, natura umana o come vuoi, ma c’è qualcosa che non so definire in un sistema anche se è molto vivo e vero, e questo per me è Dio»

Vincent Van Gogh, Lettere, 179, 193

Quando una vocazione è vera e cresce bene, agli "osanna" della folla segue puntuale il tempo della passione. Un periodo sempre cruciale, quando il disegno e il compito di quella persona iniziano a svelarsi con maggiore chiarezza, perché lo sfondo buio degli eventi ne fa risaltare i contorni luminosi. Così Davide, dopo il primo successo alla corte e nel cuore di Saul, la vittoria con Golia, il canto di gloria della donne («Saul ne ha vinti mille, Davide diecimila»), si ritrova ora costretto a fuggire e a nascondersi, perché Saul lo vuole uccidere. Il testo allora ce lo mostra fuggiasco e nomade di città in città, in continuo pericolo di vita, senza fissa dimora, vulnerabile e povero. Come Abramo, come Mosè, come Maria e Giuseppe. Anche lui arameo errante, anche lui in cerca di benevolenza e di ospitalità; come noi, come tutti, che dal giorno in cui veniamo alla luce diventiamo mendicanti di una mano buona che ci accolga e ci ospiti, e non smettiamo più di cercarla, fino alla fine.

L’alba della mezzanotte/26 – La fretta delle risposte facili radica la paura

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 15/10/2017

171015 Geremia 26 rid«Se Dio c’è, oggi ha più che mai bisogno di qualcuno che, se non sa dire chi egli è, dica almeno chi non è. Noi abbiamo bisogno di cambiare Dio per conservarlo, e perché lui conservi noi»

Paolo de Benedetti,Quale Dio?

Quando e se un giorno arriva l’incontro con la Bibbia, se è un incontro casto (perché non usa la Bibbia per la propria felicità), libero (perché pronti a scoprire nuove realtà e a cambiare, veramente, ogni convinzione sulla religione) e gratuito (perché non vuole convertire nessuno tranne il proprio cuore), l’amicizia con la parola biblica diventa una meravigliosa educazione all’intimità della parola e delle parole. Si comincia finalmente ad amare i poeti, a capirli di più e diversamente, cominciamo a ringraziarli nell’anima. Si scopre la profondità della sapienza, si impara a distinguerla dall’intelligenza e dai talenti naturali, e quindi a trovarla, abbondante, tra i poveri – e poi ci si mette ad ascoltarli per imparare. Se poi si ha il coraggio e la resilienza per arrivare fino ai profeti, le scoperte diventano via via più sconvolgenti e grandi. Si intuisce, ad esempio, qualcosa del rapporto tra le diverse parole presenti nella Bibbia. Si capisce che quando la parola di YHWH arriva, in vari modi e tempi, nell’anima dei profeti è solo parola di Dio, ma non appena dall’anima giunge alla bocca e poi viene detta, diventa anche parola di Geremia, di Isaia, di Amos.

La "distruzione creatrice" è il libro del mese di dicembre della casa editrice Città Nuova

pubblicato su Città Nuova il 7/12/2015

La distruzione creatrice 250Quando a fine 2014 nacque l’idea di proporre nelle pagine che «Avvenire» attribuisce alle “idee” una serie di articoli sulla grande crisi, quella serie che poi avrem­mo deciso di dedicare a «La grande transizione», crede­vo di avere piuttosto chiaro che cosa c’era nella testa e nell’animo di Luigino Bruni. Ed ero ovviamente certo di aver capito tutto l’essenziale di che cosa ne sarebbe venuto fuori: quale itinerario dentro il nostro tempo e il nostro operare insieme, quale messaggio in chiave di umanizzazione dell’economia, quale scomoda presa d’atto di una realtà da (ri)convertire, cioè – pensate un po’ – da rivoluzionare per amore e d’amore.

L'esilio e la promessa/5 - Mestiere del profeta è pure la "seconda preghiera"

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 09/12/2018

Ezechiele 05 rid«La maldicenza uccide tre persone: colui che la diffonde, colui che l’ascolta e colui di cui si parla; ma chi l’ascolta ancor più di colui che la diffonde»

Mosé Maimonide, Norme di vita morale

Le religioni e le fedi sono anche luoghi di soddisfazione dei bisogni umani, perché nessuna religione ha trascurato la dimensione materiale e corporea della vita. Pesci, pane, manna, quaglie, acqua, focacce, schiacciate d’uva: la Bibbia potrebbe anche essere letta come una storia del cibo, della convivialità, dei beni. La terra promessa è una terra dove scorrono latte e miele. Ma anche per questa loro dimensione concreta e intera, le fedi hanno una tendenza intrinseca a rimpicciolirsi e ridursi a un mercato dove ogni bene domandato incontra la sua offerta pagando il relativo prezzo, trasformandosi così in idolatrie o magie. La preghiera autentica può vivere e crescere solo dentro un incontro di gratuità. La provvidenza non si compra, arriva come eccedenza sopra il nostro piccolo registro contrattuale. Il Dio biblico è il Dio del Patto, dove il vero bene offerto è una prossimità, una presenza. Come nelle comunità, che soddisfano bisogni essenziali (la sicurezza affettiva, il calore, anche bisogni concreti ed economici) se ciascuno sa attingere a una interiorità più profonda dei bisogni, dove si genera la parte più intima e bella delle comunità. I profeti sono gelosi custodi di questa bellezza più grande, che sa convivere con una indigenza che nutre il sogno e il bisogno di Dio.

Note a margine del nostro capitalismo

La felicita e troppo poco 450Luigino Bruni

Pacini Editore, Firenze, 2017
Collana: Tracciati
Acquista su Pacini Editore

“La felicità è troppo poco” può essere considerato una serie di note a piè di pagina al “libro” che sta scrivendo il capitalismo del nostro tempo. Note tratte da un ampio lavoro di riflessione qui offerto con uno stile accessibile a un vasto pubblico e rivolte in particolare a chi vuole approfondire il processo di evoluzione e i radicali cambiamenti subiti dalla nostra società, oggi profondamente diversa rispetto a quella capitalista del XX secolo.

A 10 anni dalla sua prima uscita per  Il Margine, una nuova  edizione del libro che ha messo insieme  “ferite” e “benedizioni”: abbiamo intervistato l’autore

La ferita dellaltro new edition rid 250Luigino Bruni, perché una nuova edizione de "La ferita dell’altro"?

Per motivi soggettivi e oggettivi: dal punto di vista soggettivo, è un libro a cui sono molto affezionato perché rappresenta un  momento di svolta nella mia attività di studioso (è stato il primo dialogo fra economia e Bibbia). Oltre a questo, il libro ha generato l’Ethos del mercato e poi Il mercato e il dono dove ho continuato il discorso sui  fondamenti religiosi del capitalismo del nostro tempo. Dal punto di vista oggettivo poi  il libro, già ristampato negli anni 6 volte, era nuovamente esaurito: con Il Margine abbiamo deciso di ristamparlo ancora ma in una edizione rivista. 

L’alba della mezzanotte/10 - Riconosciamo i profeti quando si rivelano mendicanti di luce

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 25/06/2017

170625 Geremia 10 rid«Rabbi Mendel si vantò un giorno davanti al suo maestro che la sera egli vedeva l’angelo che arrotolava la luce al venire dell’oscurità, e il mattino l’angelo che arrotolava l’oscurità al venire della luce. “Sì”, disse Rabbi Elimelech, “L’ho visto anche io quando ero giovane. Più tardi queste cose non si vedono più”.»

Martin Buber, Storie e leggende Chassidiche

Le esperienze più profonde e intime sono preziose perché generate e vissute nel segreto impronunciabile del cuore. Ci donano una nuova profondità, ci fanno intravvedere una nuova interiorità che non pensavamo di possedere quando iniziavamo l’attraversamento del deserto, prima della lotta notturna, quando ci eravamo alzati di buon mattino per andare con la legna e col figlio verso quel monte tremendo. E invece abbiamo attraversato il deserto, combattuto con un angelo, siamo saliti sul monte Moria, e qualche volta ci siamo ritrovati con un figlio donato, con un nome nuovo, in una terra promessa, o l’abbiamo vista da lontano mentre vi entravano i nostri figli. Nelle esperienze decisive udiamo suoni e voci inarticolate, che ci scaldano e bruciano come il sole, ci dissetano e bagnano come l’acqua, che ci toccano, ci accarezzano, ci feriscono. Ma non parlano.

Dieci parole per un'economia umana

La foresta e l albero 416Luigino Bruni

Vita e Pensiero,
collana Punti
Milano, Aprile 2016
ISBN     9788834331514
acquista su Vita e Pensiero

Merito, efficienza, competizione, leadership, innovazione… Sono parole che appartengono al lessico economico, ma che hanno ormai valicato i confini del mondo del lavoro e della produzione per occupare tutti gli ambiti della vita.

Più grandi della colpa/13 - Non uccidere, salvare il nome, tagliare il lembo del mantello

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 15/04/2018

Piu grandi della colpa 13 rid«Caro male,
non ti chiedo ragioni
è questa la legge dell’ospitalità…
ti do riparo
proprio a te che mi scoperchi.
Non ti voglio bene male
ti so sapiente ti tengo d’occhio
e nido sono
di te che mi assapori
e poi sputi il nocciolo
»

Chandra Livia Candiani, Fatti vivo

Le forme del conflitto sono molte. Ogni epoca ne aggiunge di nuove, lasciando inalterate quelle ricevute in eredità. Anche la Bibbia ne conosce diverse. Il conflitto tra Caino e Abele, dove una frustrazione verticale (tra Caino e Dio che rifiutava le sue offerte) diventa violenza orizzontale (verso Abele). Il conflitto tra i fratelli maggiori e Giuseppe, dove l’invidia produce l’eliminazione dell’invidiato, venduto ai cammellieri in viaggio verso l’Egitto. O quello tra Abramo e suo nipote Lot, dovuta all’abbondanza di risorse in uno spazio comune troppo piccolo, che viene risolto per separazione, grazie alla generosità di Abramo che lascia a Lot la scelta della terra (“Sepàrati da me. Se tu vai a sinistra, io andrò a destra; se tu vai a destra, io andrò a sinistra”: Genesi 13,9).

Più grandi della colpa/13 - Non uccidere, salvare il nome, tagliare il lembo del mantello

di Luigino Bruni

pubblicato su Avvenire il 15/04/2018

Piu grandi della colpa 13 rid«Caro male,
non ti chiedo ragioni
è questa la legge dell’ospitalità…
ti do riparo
proprio a te che mi scoperchi.
Non ti voglio bene male
ti so sapiente ti tengo d’occhio
e nido sono
di te che mi assapori
e poi sputi il nocciolo
»

Chandra Livia Candiani, Fatti vivo

Le forme del conflitto sono molte. Ogni epoca ne aggiunge di nuove, lasciando inalterate quelle ricevute in eredità. Anche la Bibbia ne conosce diverse. Il conflitto tra Caino e Abele, dove una frustrazione verticale (tra Caino e Dio che rifiutava le sue offerte) diventa violenza orizzontale (verso Abele). Il conflitto tra i fratelli maggiori e Giuseppe, dove l’invidia produce l’eliminazione dell’invidiato, venduto ai cammellieri in viaggio verso l’Egitto. O quello tra Abramo e suo nipote Lot, dovuta all’abbondanza di risorse in uno spazio comune troppo piccolo, che viene risolto per separazione, grazie alla generosità di Abramo che lascia a Lot la scelta della terra (“Sepàrati da me. Se tu vai a sinistra, io andrò a destra; se tu vai a destra, io andrò a sinistra”: Genesi 13,9).

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Alessandra Smerilli

11-03-2019

Na mesa com... por Paolo Bricco - publicado em Sole24ore, 10/03/2019 Tradução de Moisés...

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